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''Le sedute di chemio sono lunghe e chi vi si sottopone deve essere accompagnato: non chiudete Oncologia a Cles, non siamo burattini ma persone con una dignità''

CLES. “Le sedute di chemioterapia sono lunghe, nello specifico di mia sorella durano 6 ore, queste persone sono da accompagnare in quanto la terapia provoca nausea, sonnolenza e malessere, quindi incapacità nella guida. Non dite che sarà una chiusura temporanea, evitate da subito di chiudere”. La notizia della chiusura del Day hospital oncologico di Cles avrà sicuramente delle ripercussioni sui cittadini delle valli del Noce. Da martedì 1 dicembre, infatti, tutti i pazienti oncologici che hanno necessità di sottoporsi alle sedute chemioterapiche o di ricevere sostegno psicologico dovranno recarsi all'ospedale Santa Chiara di Trento, percorrendo una lunga strada che rende ancora più penoso l'arrivo alla struttura.

Al centro di un'interrogazione dei consiglieri provinciali del Patt Ugo Rossi, Paola Demagri e Michele Dallapiccola, la fine del servizio nel principale centro noneso cambierà non poco la vita di chi già soffre per un male spesso incurabile. Nonostante le tante promesse sugli ospedali periferici e sul decentramento dei servizi medici, infatti, la Provincia non si è opposta alla chiusura di un servizio decisamente apprezzato dalla popolazione.

Quello del Dho di Cles, nato più di 20 anni fa, era infatti un servizio che permetteva a 9 pazienti di ottenere le cure e una presa in carico personalizzata e a 360 gradi. L'uscita di scena dell'oncologo che se ne occupava, però, non ha trovato un passaggio di testimone, andando così ad aggiungere il servizio ai tanti altri già venuti meno nella struttura clesiana, dal Punto nascita e dell'Uo di pediatria, alla drastica riduzione delle attività operatorie, e così via – servizi su cui pesa, come d'altronde in tutto il territorio provinciale, il Covid, ma che tolgono ai cittadini del luogo un importante supporto.

A dimostrare quanto tale chiusura vada a impattare sulla vita dei malati e dei loro parenti, una testimonianza ci viene in soccorso. Il disagio a chi infatti vive già una terribile sfida ne uscirebbe notevolmente aumentato, andando a colpire soggetti già deboli e bisognosi di sostegno. Flavia è la sorella di una malata oncologica. Come molti nonesi e solandri, da martedì 1 dicembre dovrà recarsi a Trento per affidare la sorella alle cure dei sanitari. Ma cosa significa questo per lei e la sorella?

Sono la sorella di una paziente della Val di Sole seguita al day hospital oncologico di Cles – racconta al nostro giornale – è giunta in giornata la notizia che tale reparto chiude e di conseguenza i pazienti oncologici devono recarsi a Trento per visite e chemioterapia. Sono allibita pensando al disagio che tutto ciò comporta. Per le persone delle valli ci vuole almeno un'ora di strada per arrivare a Trento, le sedute di chemioterapia sono lunghe, nello specifico di mia sorella durano 6 ore, queste persone sono da accompagnare in quanto la terapia provoca nausea, sonnolenza e malessere, quindi incapacità nella guida”.

“L'accompagnatore deve aspettare in macchina anche 6 ore, perché giustamente in reparto non si entra causa Covid – continua - per poi tornare al proprio domicilio con davanti un'altra ora di strada o più. Posso capire se il day hospital di Cles non funzionasse o servisse un numero molto limitato di persone, ma non è così: funziona, dà un ottimo servizio e le persone che ne necessitano sono molte, giovani ed anziane. Chiedo, a chi di dovere, di tenere conto del forte disagio che ciò comporta, e di tenere conto della globalità di questi pazienti, che si trovano ad affrontare un percorso difficile, e di sicuro non hanno bisogno di ulteriori preoccupazioni e di vivere situazioni più complicate. Dirigenti e funzionari, ricordatevi che davanti a voi avete persone con la propria dignità, non avete davanti burattini che potete spostare da un teatro all'altro. E non dite che sarà una chiusura temporanea, evitate da subito di chiudere”.

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