Da marzo scorso, un anno fa, l’acqua delle piscine è acqua stagnante. Alice Bernacca, 38 anni, di Acilia, alle porte di Roma, in quell’acqua ci viveva. “Ero istruttrice e da 6 anni anche coordinatrice di una scuola nuoto, a capo di uno staff di 19 ragazzi e ragazze, la mia seconda famiglia”.

Poi lo stop forzato, il costume appeso al muro, lo stordimento iniziale, il pensiero che sarebbe durato appena qualche settimana, la voglia di ricominciare altrove, in qualcosa d’altro. “Quello stop è stato un’opportunità” dice oggi Alice.

“Non avevo più un lavoro ma restava l’esigenza di trovarne un altro. Mi è passato davanti un annuncio di un corso online di artigianato e di e-commerce, ho un’ottima manualità e allora mi sono buttata. Poco dopo un’amica mi ha chiesto di cucire due tende indiane per i suoi gemellini”.

Quell’impegno nato un po' per caso è diventato un lavoro: a Natale sono arrivati i primi quaranta ordini per le prime quaranta tepee e così via, per passaparola, tramite le pagine Instagram e Facebook.

“Per ora mi pago le spese ma vorrei diventasse la mia unica occupazione” sorride Alice. Non spaventa il futuro sconosciuto? “Ho passato due settimane di ansia tremenda e ci sono giornate dure in cui penso a quel che ho lasciato, ma non voglio avere paura: io mi fido di me e della mia vita”.