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"A Parma Verdi transgender": la Lega interroga il ministro. Il Regio: "Il Maestro, anticonformista per eccellenza"

"A Parma un manifesto di Giuseppe Verdi transgender, raffigurato con seno e indumenti femminili, ce lo saremmo risparmiato, ma oggi ogni cosa viene piegata al nuovo conformismo ideologico Lgbt che si vuole imporre a tutto il Paese. Anche la cultura e la tradizione vengono strumentalizzate per farne propaganda".

Lo sostengono i senatori parmigiani della Lega, Maria Gabriella Saponara e Maurizio Campari, a proposito del Festival Verdi di Parma e dell'opera Un Ballo in Maschera, in scena per la regia di Jacopo Spirei, dal progetto di Graham Vick, diventato "il pretesto per mettere in scena 'il tema dell’identità di genere e del travestimento'. Nelle prove aperte al pubblico Under 30, lo spettatore viene invitato a 'vestirsi nel modo che più lo rappresenta o che rappresenta quella parte di sé che generalmente resta nascosta'. Un piccolo Pride all’interno del Festival Verdi: un utilizzo strumentale a fini meramente ideologici davvero inaccettabile".

"Senza voler entrare nel merito dell'iniziativa, non è sopportabile vedere Giuseppe Verdi rappresentato in un tale modo, un'immagine fortemente offensiva per il Maestro, priva di rispetto e decoro", sostengono Saponara e Campari che hanno rivolto al ministro alla Cultura un’interrogazione "per sapere che iniziative intenda assumere per far cessare quest'utilizzo improprio dell'immagine del Maestro Verdi".

In relazione all’interpellanza parlamentare presentata dai senatori parmigiani, Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro Regio di Parma e direttore artistico del Festival Verdi, replica che "la Queer night vuole rendere omaggio alla modernità di Verdi, che è sempre stato uomo e artista precursore dei tempi, anticonformista per eccellenza, come dimostrano le sue scelte di vita e le pesanti censure subite sul piano artistico e sul piano personale".

  "Come dimostra proprio la vicenda di Ballo in maschera, che Festival Verdi presenta nella prima versione ambientata in Svezia, alla corte di Gustavo III, così come originariamente concepita per il debutto a Roma, prima che i censori pontifici intervenissero con pesanti cambiamenti da cui è derivata la trasposizione della vicenda nella Boston coloniale, senza che alcun esplicito riferimento alla omosessualità del sovrano fosse possibile", sostiene Meo.

  "Tale 'incidente', non l’unico nella travagliata storia dei rapporti di Verdi con la censura, religiosa e politica, ha ispirato la Queer Night, evento comunicativo promosso nell’ambito di Verdi Off, la rassegna del Festival Verdi che tra i suoi obiettivi ha anche quello di allargare i confini del festival e coinvolgere le comunità più giovani e che frequentano meno l’opera lirica. Il vivace dibattito suscitato e le numerose reazioni, a sostegno e contrarie, che l’immagine proposta sul flyer e l’invito al pubblico hanno stimolato, dimostrano che ancora oggi, a oltre due secoli dalla sua nascita, Giuseppe Verdi è ancora capace di accendere la discussione rispetto ai temi sociali e che le sue prese di posizione sono ancora soggette alle medesime censure".


 

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