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Accusata di voler uccidere la figlia iniettandole psicofarmaci, assolta: “Non la vedo da due anni”

La vicenda risale al 2019: la bambina era ricoverata al Policlinico Umberto I, e i medici hanno dichiarato di aver visto la donna armeggiare sotto le lenzuola, dove avrebbero poi trovato una siringa. Inizialmente condannata a quattro anni di carcere, adesso è stata assolta con formula piena. E adesso chiede di poter rivedere i suoi figli.

È stata assolta con formula piena la donna che nel 2019 era stata accusata di iniettare alla figlia ricoverata al Policlinico Umberto I di Roma un forte farmaco antiepilettico. Per i giudici della Corte d'Appello, il fatto non sussiste. La notizia è riportata da Il Messaggero, che riporta le parole dei legali della donna, Savino Guglielmi e Francesca Rossi: "È giusto e doveroso che il Tribunale dei minori interrompa subito il supplizio dell'allontanamento dai figli. La prima ha subito una choc, il più piccolo, che non ha ancora 3 anni, non ha mai pronunciato la parola mamma". Subito dopo l'arresto, infatti, alla donna era stata sospesa la responsabilità genitoriale ed era stata allontanata dai figli. In primo grado era stata condannata a quattro anni di reclusione con il rito abbreviato. L'accusa di tentato omicidio era stata derubricata a lesioni gravi. Poi, l'assoluzione: per i giudici la donna non ha mai iniettato nessun farmaco alla bambina di sette anni.

La mano che i medici avevano visto sotto le lenzuola, molto probabilmente altro non era che una carezza. "La mia vita intanto è stata rovinata – le parole della donna riportate dal quotidiano romano – Mia figlia ogni sera ha dato la buonanotte a una piantina, chiamandola mamma. All'inizio, peggio ancora, pensava che fossi morta. Invece mi veniva impedito di vederla". E ancora: "Ho sempre curato la mia bambina con la massima dedizione. Avevo le mani sotto le lenzuola per accarezzarla".

L'incubo per la donna è cominciato nel 2019, quando i medici l'avrebbero vista mentre aveva le mani sotto le lenzuola della piccola, ricoverata in ospedale. Successivamente hanno recuperato da sotto le coperte una siringa, che però non è mai stata repertata. Secondo l'accisa, la donna avrebbe iniettato alla bambina una maxi dose di psicofarmaci, che avrebbero aggravato le sue condizioni. Arrestata due mesi dopo i fatti, è stata portata in carcere, successivamente sono stati disposti gli arresti domiciliari. La donna è stata allontanata dai figli, che adesso chiede di poter rivedere.