Italy

Adil Belakhdim, il ministro Orlando: “Sua morte ferita e onta per tutto il Paese. Ora i grandi gruppi si responsabilizzino”

Parlando a Repubblica, l'esponente del Pd ha parlato della morte del sindacalista 37enne il giorno dopo la manifestazione di Roma dei dipendenti della logistica. Mentre il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ad Avvenire ricorda che è necessario "aprire una discussione seria sulle giuste tutele e sui diritti che bisogna garantire ai lavoratori in tutti i settori dove c'è oggi uno sfruttamento selvaggio del lavoro"

“Ogni morte che avviene sui luoghi di lavoro è una ferita e anche un’onta per tutto il Paese. Ora i grandi gruppi si responsabilizzino”. Il giorno dopo la manifestazione a Roma dei dipendenti della logistica, organizzata dopo la morte di Adil Belakhdim, il sindacalista 37enne travolto da un camion di fronte allo stabilimento del Novarese dove stava protestando insieme ad altri lavoratori, dalle colonne di Repubblica parla anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che per prima cosa vuol lanciare un messaggio e fare una promessa alla famiglia dell’uomo: “Alla famiglia e agli amici di Adil voglio dire che si è lottato perché l’Italia non fosse più questa e prometto loro che farò tutto quello che è in mio potere affinché l’Italia non sia più questa qui, quella dove si muore davanti a un capannone”.

Il problema alla radice di episodi come quello avvenuto nello stabilimento del Novarese, ricorda l’esponente del Pd, è sempre quello legati agli appalti delle grandi aziende ad altre più piccole o a cooperative nelle quali i dipendenti non possono godere di contratti collettivi e quindi maggiormente soggetti a sfruttamento: “La logica dell’esternalizzazione, quella che produce un doppio regime e che ha portato a questi episodi di scontro – continua Orlando – Il tuo dipendente con un contratto regolare negoziato con i sindacati e il dipendente dell’appaltatore con un altro contratto, ammesso che gli venga applicato”. Con l’algoritmo che governa la logistica “c’è il rischio di avere sulla carta un bel contratto firmato e poi un algoritmo digitale che scandisce orari e turni. Un algoritmo dentro il quale nessuno è in grado di guardare e che diventa il vero contratto da rispettare. Per questo, prima che avvenissero gli scontri di Lodi o la morte di Adil, abbiamo aperto un tavolo con la filiera per avere un confronto su questo. C’è infatti da vedere bene dentro il settore della logistica e per questo ho dato vita a una task force con Ispettorato del Lavoro, Inps, Agenzia delle Entrate e rappresentanti degli altri ministeri competenti per capire cosa sta accadendo”. I grandi gruppi, chiede il ministro del Lavoro, “si responsabilizzino anche per i piccoli. Non possono più dire che quello che accade fuori dai loro capannoni non li riguarda perché se loro cambiano il modo di organizzare la logistica cambia naturalmente tutto il mondo che gli ruota intorno in subappalto”.

Parlando ad Avvenire, il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, si dice ancora “incredulo, la tragica morte del giovane sindacalista a Novara, padre di due figli, è chiaro che ci ha molto colpito ed addolorato. Nel Paese esistono diversità nell’esercizio della rappresentanza sociale e sindacale, tante differenze storiche tra il sindacalismo confederale e le posizioni delle sigle autonome. Ma la libertà sindacale va sempre rispettata e garantita perché è sinonimo di democrazia in un paese civile”. E anche lui sottolinea che è necessario “aprire una discussione seria sulle giuste tutele e sui diritti che bisogna garantire ai lavoratori della logistica, della gig economy, nell’agricoltura e in tutti i settori dove c’è oggi uno sfruttamento selvaggio del lavoro. È evidente che nel settore della logistica si stanno consumando episodi continui di violenza, di intimidazione e di inciviltà, che riportano indietro nel tempo le relazioni industriali. In molti casi perdura una situazione di bassi salari, subappalti selvaggi, false cooperative, con il mancato rispetto dei contratti, dei diritti e delle tutele fondamentali. È un brutto segnale per il Paese, una involuzione delle condizioni del lavoro. Le conseguenze terribili della pandemia non possono essere pagate dai più deboli, con questa strisciante deregulation. Non può prevalere la logica fredda del profitto e del mercato selvaggio e senza regole”.

Sbarra lancia quindi un appello al premier Draghi: “Tutte le forze politiche che stiamo incontrando in questi giorni riconoscono l’allarme che stiamo lanciando sui licenziamenti. Ecco perché rinnoviamo il nostro appello al Governo. Cambiate il decreto sostegni oppure adottate un nuovo provvedimento nei prossimi giorni, prolungando il blocco dei licenziamenti almeno fino alle fine di ottobre. Bisogna consolidare da un lato la ripresa e dall’altro approntare le misure di protezione sociale universali”.

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