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Agguato a Teheran: ucciso il “padre” del piano atomico. L’Iran: vendetta

Mohsen Fakhrizadeh, il padre del programma nucleare iraniano, è stato assassinato. Un agguato sofisticato avvenuto nella zona di Absard, a 80 chilometri a est di Teheran. I killer hanno atteso il «target» in una strada laterale costeggiata da campi. Prima avrebbero fatto esplodere un veicolo, poi hanno sparato da due differenti angolazioni: le foto mostrano una vettura con il parabrezza segnato da tiri precisi, quindi i rottami di una seconda auto. E, secondo la versione ufficiosa, vi sarebbe stato anche un conflitto a fuoco tra la scorta e gli assalitori, alcuni dei quali sarebbero deceduti. L'alto funzionario è stato portato con un elicottero in ospedale ma i tentativi di salvarlo si sono rivelati inutili. Possibile che con lui siano morte altre persone, forse dei parenti.

I soliti sospetti

Hossein Dehghan, stretto consigliere della Guida suprema Khamenei, ha promesso vendetta ed ha accusato l'asse Israele-Usa, tesi sostenuta anche dal ministro degli Esteri Javad Zarif: sono le ultime mosse di Trump insieme ai «sionisti». E ha promesso che «colpiremo come un fulmine gli assassini». Più articolato il commento del presidente Hassan Rouhani: risponderemo al momento opportuno - ha dichiarato in tv - il nemico punta a creare il caos ma noi non cadremo nella trappola. Ossia non vogliamo compiere passi che possano compromettere la propria posizione sul piano internazionale. Sul New York Times tre fonti dell'intelligence confermano il coinvolgimento israeliano. Da parte sua il presidente si è limitato a rilanciare la notizia su Twitter. Senza commenti. Tanto è consapevole dell'impatto.
Personaggio schivo, riservato, 59 anni, lo scienziato è stato considerato il motore del piano atomico. Ha iniziato a occuparsene nel 1998 e ne ha portato avanti lo sviluppo, noto come Progetto Amad. Significativamente, nell'aprile del 2018, il premier israeliano Netanyahu aveva esortato, citando Fakhrizadeh, «a ricordarsi questo nome».

La campagna

Siamo dunque nel mezzo della campagna per ostacolare le ambizioni del regime. Prima di lui sono stati assassinati altri 4 scienziati, due dei precedenti attacchi sono avvenuti sempre il 29 novembre (del 2010). Eliminazioni attribuite al Mossad israeliano e condotte con tecniche analoghe. Bombe magnetiche applicate all'auto, sicari in moto con pistole, moto usate come trappola esplosiva. Modus operandi che abbiamo visto anche nell'attacco a Teheran del 7 agosto contro il dirigente di Al Qaeda Abdullah Abdullah, nell'anniversario degli attentati contro le ambasciate Usa in Africa. Un conto chiuso a distanza di tempo solo per indebolire le certezze degli ayatollah, già scossi da quanto avvenuto nei mesi scorsi.
Questa estate numerose installazioni sono state teatro di incidenti: l'episodio più grave quello nel centro atomico di Natanz. Per le autorità si è trattato di un atto di sabotaggio. È chiaro che la morte di Fakhrizadeh è la nuova prova di come i nemici degli ayatollah siano in grado di colpire con azioni sofisticate. Un nuovo rovescio per la sicurezza che provocherà polemiche nella nomenklatura, eternamente divisa tra molte anime, con i falchi che rinfacciano debolezza ai pragmatici. I guardiani della Rivoluzione danno la caccia alle spie, arrestano ricercatori stranieri, ma non riescono a difendere personalità e siti strategici mentre la realtà internazionale è in pieno movimento.

La sfida

L'ultimo agguato segue di pochi giorni il vertice in Arabia Saudita con la partecipazione del segretario di Stato americano Mike Pompeo, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il premier israeliano Netanyahu. Un consulto dedicato proprio all'Iran. E l'imboscata di ieri può incidere sulle future mosse del presidente Joe Biden, interessato a rivedere la posizione nei confronti degli ayatollah. È evidente che gli omicidi riducono gli spazi diplomatici. Forse ora si capisce meglio la decisione del Pentagono di spostare, qualche giorno fa, in Qatar alcuni bombardieri strategici B 52.
Teheran ha i mezzi per reagire, in Medio Oriente o lontano, in altre regioni del mondo, usando gli apparati segreti e milizie alleate. Ai pasdaran è stata gettata un'esca, possibile che abbocchino. Ma il governo dovrà badare alle conseguenze. Proprio ieri si è aperto in Belgio il processo contro un agente dei servizi iraniani accusato di aver pianificato un attentato contro oppositori a Parigi nel 2018. Strage evitata per l'arresto della cellula, storia che ha messo in grande imbarazzo la teocrazia. Dopo l'eliminazione del generale Soleimani in Iraq - altra mente pensante - la Repubblica islamica ha scelto una risposta simbolica per il timore di un conflitto generalizzato. La frase di Rouhani sul rischio della trappola indica come il vertice sia consapevole dei rischi.

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