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Alitalia, la Ue: “Gli aiuti ad Air France e Lufthansa? Non erano in difficoltà già prima del Covid”. Appello dei lavoratori a Mattarella

Anche l’Osservatorio Nazionale su Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture (Onlit) spiega che i criteri utilizzati sono stati differenti per una ragione oggettiva: "Le ricapitalizzazioni pubbliche per i vecchi vettori sono state autorizzate perché, a differenza di Alitalia, quelle compagnie non ricevono aiuti di Stato da decenni, si sono alleate con altri grandi e piccoli vettori, e infine sono state privatizzate totalmente come British Airways o parzialmente come Air France. E sono state imposte rigide condizioni"

Nessuna disparità: “La Commissione Ue ha applicato la stessa valutazione” fatta per Alitalia “ad altre compagnie nella stessa situazione, comprese Corsair e Tap. Al contrario, Air France e Lufthansa non erano in difficoltà alla fine del 2019“. Un portavoce dell’esecutivo europeo chiude così le polemiche sul presunto trattamento di favore concesso alle compagnie francesi e tedesche dalla commissaria Margrethe Vestager, con cui invece il governo Draghi non ha ancora trovato un accordo su cessione degli slot e ridimensionamento di flotta e personale che consenta di far decollare la nuova Ita. La situazione di partenza era ben diversa, ricorda Bruxelles: la società italiana era in crisi ben prima del Covid, di qui la richiesta di una netta discontinuità per dare il via libera al nuovo salvataggio pubblico. Anche l’Osservatorio Nazionale su Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture (Onlit) spiega che i criteri utilizzati sono stati differenti per una ragione oggettiva: “Le ricapitalizzazioni pubbliche per i vecchi vettori sono state autorizzate dalla Commissione perché, a differenza di Alitalia, quelle compagnie non ricevono aiuti di Stato da decenni, si sono alleate con altri grandi e piccoli vettori, e infine sono state privatizzate totalmente come British Airways o parzialmente come Air France”.

Secondo l’Onlit “i 4 miliardi di euro di aiuti ad Air France vanno rapportati anche alla dimensione della compagnia, e comunque sono da restituire al 100% e sottoposti a rigide condizioni: niente dividendi, cessione di 18 slot a Parigi Orly, limitati aumenti di stipendi e niente bonus per i dirigenti finché non sarà restituito almeno il 75% del prestito”. Alitalia “ha una quota di traffico dell’8% ma costi pubblici che ammontano ad oltre 12 miliardi di euro, senza contare quelli della cassa integrazione, che dura da 10 anni ed è pagata anche, con una sovrattassa, dai passeggeri in partenza”. Se verrà ridotta a “vettore regionale con una flotta di 45 aerei e personale dimezzato, entrando però in un’alleanza – conclude l’Osservatorio – ci saranno solo vantaggi per le casse pubbliche e per i consumatori. I costosi ammortizzatori sociali per tutelare gli addetti in esubero e ricollocarli sarebbero finalmente ben spesi, con un obiettivo definito e mettendo fine a un tira e molla che dura da decenni”.

Il giudizio ovviamente non è condiviso dai lavoratori. Le sigle sindacali Cub, Acc, Navaid ed Usb hanno organizzato lunedì mattina un nuovo presidio davanti al ministero dell’Economia e un gruppo di dipendenti si è appellato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché intervenga nel dossier a garanzia della sopravvivenza dell’ex compagnia di bandiera “che nei suoi settant’anni di storia molto ha significato per il nostro Paese” e che ora rischia di finire “in modo inglorioso”. La richiesta è di “favorire un incontro tra un gruppo di rappresentanti dei lavoratori, accompagnati da due esperti del settore quali il Prof Ugo Arrigo e il Dott. Gaetano Intrieri (che da anni si occupano della ‘tragedia Alitalia’ ed hanno elaborato due anni e mezzo fa un piano in regola con le norme Ue) e la Commissione dei Trasporti delegata dal Primo Ministro Draghi ad occuparsi della questione”.

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