Italy

Alle radici della seconda ondataDa zero contagi alla strage

Riaperture indiscriminate e decise anche in anticipo rispetto al governo. Misure inadeguate, regole ignorate e pochi controlli. Così la Puglia è stata travolta

di Bepi Castellaneta

Ci sono le immagini: le spiagge con la gente ammassata in riva al mare o sparpagliata tra ombrelloni e lettini a volte persino più vicini rispetto agli anni scorsi, le traboccanti piste da ballo immortalate da video che fanno il giro del web ma non indignano nessuno salvo la solita minoranza silenziosa bollata come un drappello di catastrofisti, i pub più alla moda dove si riversa il cosiddetto popolo della notte a caccia di un cocktail o dell’immancabile selfie di stagione da riproporre sulla vetrina social delle vanità che no, non chiude mai; ci sono le parole: gli appelli a venire in Puglia «perché è sicura», gli annunci delle riaperture incontrollate e la ripartenza di piccoli e grandi eventi, programmati e improvvisati ma, per carità, tutto «nel-rispetto-delle-regole» come recita il mantra istituzionale estivo; e poi ci sono i numeri: le cifre che raccontano una curva che sale pericolosamente, un’avanzata che nella prima fase forse non sarà impetuosa ma di certo è costante e rivela come l’emergenza sia tutt’altro che finita, un campanello d’allarme che nell’assolata Puglia delle vacanze non sveglia quasi nessuno perché c’è da recuperare il terreno perduto e cavalcare l’onda di un’isteria collettiva ignorata o quantomeno tollerata. Alla radici della seconda ondata c’è tutto questo: basta incrociare dati e sguardi, statistiche e istantanee strappate a mesi sprecati a non fare nulla se non ad alimentare il divertimentificio offerto come ristoro post lockdown, è sufficiente mettere insieme ogni piccolo e grande tassello per ricavare un mosaico a tinte fosche che rivela tutto ciò che adesso, con una buona dose di buonismo salottiero-televisivo, viene catalogato alla voce «errori estivi». In realtà, più che errori sembrano parte di una storia di incoscienza e indifferenza, sottovalutazione e superficialità.

Puglia «covid free»

Il 10 giugno la Puglia raggiunge il suo primo giorno Covid free. Era accaduto anche l’8, ma nel bollettino epidemiologico regionale viene riportato il contagio di un’infermiera, risultata poi negativa al secondo tampone. Il numero dei test è sempre basso, appena 1.233. La curva è in discesa già da qualche giorno, i positivi si contano sulle dita di una mano. E così la macchina per la programmazione estiva si mette in moto, le spiagge pubbliche sono aperte già dal 25 maggio, quelle private possono accogliere i turisti dal primo luglio. È il tempo del balletto sui protocolli di sicurezza o presunti tali: si comincia col plexiglass, si passa ai picchetti attorno agli ombrelloni, si sceglie una distanza che si assottiglia ad appena tre metri ed è destinata a evaporare al sole dell’estate. Del resto nessuno controlla nessuno. L’unico a lanciare l’allarme è il sindaco di Bari Antonio Decaro, che chiede aiuto allo Stato per un potenziamento dei controlli e avverte: «Così non può funzionare, fate qualcosa». Un appello che cade nel vuoto. Alla fine avrà ragione lui.

Le discoteche

Intanto aprono le discoteche: il governo fissa il 14 luglio per il ritorno in pista, la Puglia fa prima e anticipa le danze di un mese. Passano quasi due mesi, la media del numero dei tamponi aumenta (leggermente) e il 12 agosto viene raggiunto il picco dei positivi dalla seconda metà di maggio: sono 33 su 1.123 test. Ma non cambia nulla. Fino a ferragosto le immagini delle discoteche pugliesi fanno il giro d’Italia: gente ammassata in pista e fuori, musica rigorosamente a palla, c’è persino chi dalla consolle si improvvisa virologo e straparla attaccando divieti e restrizioni e imminenti chiusure. Che arrivano il 17 agosto, quando il governo dice basta ai balli e non ammette deroghe anche se il governatore Michele Emiliano difende i locali e parla di «assenza di contagi e cluster derivanti da discoteche pugliesi».

Le vacanze

Fatto sta che il 24 agosto i positivi in Puglia salgono a 46 (su appena 1.068 test) e 30 sono persone di rientro dalle vacanze all’estero. Dall’11 agosto è in vigore l’ordinanza che dispone l’obbligo di quarantena per chi torna da Grecia, Spagna e Malta (poi saranno emesse disposizioni anche per chi proviene da Sardegna e Croazia), ma il giro di vite non serve ad arginare la diffusione del virus. Ormai è tardi. L’apparato predisposto per i test destinati a chi torna dalle località inserite nell’ordinanza fa acqua da tutte le parti: chi vuole fa finta di niente, gli altri si mettono spontaneamente in coda. E così la crescita dei contagi prosegue: è lenta, ma continua. Il primo ad accorgersene è ancora una volta il sindaco Decaro, che il 26 agosto, quando i nuovi casi sono 50, dichiara di essere «molto preoccupato» e torna per le vie della città come era accaduto durante il lockdown invitando a usare le mascherine e a mantenere le distanze. A Bari ci sono 117 positivi, 6 persone sono in terapia intensiva. Il giorno dopo interviene Emiliano: «È la seconda ondata», dichiara. Il 29 agosto i contagi salgono a 65: è il numero più alto da aprile.

Settembre e l’autunno

A settembre la situazione peggiora. La curva epidemiologica sembra smentire chi nega qualsiasi relazione con l’estate. Il 4 i nuovi positivi sono 117, quattro giorni dopo 143, la Puglia è quarta in Italia per numero dei ricoverati (123). Inoltre incombono le elezioni regionali del 20 e 21 settembre: vuol dire riunioni nei comitati, comizi, conferenze stampa, gente che si sposta da una città all’altra. L’8 ottobre, si superano per la prima volta i 200 casi: sono 248 le persone colpite dal virus a fronte 4.754 tamponi. La salita è impetuosa: il 14 ci sono 315 contagi, il 24 si arriva 631. Mai così tanti. Il numero dei morti sale drammaticamente: dal 25 al 31 perdono la vita 67 persone. Emiliano prima prova a salvare le feste di nozze, poi chiude le scuole. E richiama i medici in pensione.

Il tracciamento saltato

Il resto è storia di oggi. Il tracciamento è saltato da tempo, la situazione è fuori controllo. A novembre si superano i mille contagi al giorno: il 14 sono 1.741, il numero delle vittime cresce ancora. Nell’ultima settimana si contano 241 morti, il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito, chiude il cimitero perché non c’è più posto per le salme. La percentuale dei guariti è bassa (diventa negativo un paziente su cinque). In Italia si comincia a parlare di terza ondata, la Puglia è ancora in balia della seconda. Qui, in zona arancione, i numeri fanno paura ma non servono a scuotere le coscienze né a scalfire il muro dell’indifferenza. E così, ancora una volta, i telefoni catturano le immagini che testimoniano il tragico doppio volto della Puglia travolta dall’epidemia: da una parte ambulanze in coda dinanzi agli ospedali, dall’altra gente ammassata nei grandi store a caccia dell’affare giusto.

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