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Alzheimer, le nuove sfide per sconfiggere la malattia

Una notte di sonno persa può avere effetti imprevisti una volta divenuti anziani. Uno studio condotto da Jonathan Cedernaes, senior researcher dell’«Università di Uppsala» in Svezia, pubblicato sulla rivista «Neurology», ha messo in evidenza come perdere una notte di sonno porti all’aumento del 17% della proteina tau presente nel sangue, il più probabile marker del rischio di malattia di Alzheimer.

«Nel frattempo, però, nuove ricerche aprono la strada verso un vaccino contro questa malattia e il decennio appena iniziato potrebbe così segnare la svolta. Bisogna trovare più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani, proprio come abbiamo fatto per la poliomelite» commenta Renato Boccia, portavoce e co-responsabile del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.

Nonostante le difficoltà nella ricerca su questa complessa malattia, si aprono degli spiragli. Combinando due vaccini, i risultati ottenuti sui topi da un team composto da ricercatori dell’Istituto di Medicina Molecolare e dell’Università della California, a Irvine, sono promettenti e sono già stati pubblicati su «Alzheimer’s Research & Therapy», prevedendo di arrivare alla sperimentazione umana entro 2 anni.

Per questo il Rotary Club Roma Capitale sta proponendo di concentrare gli sforzi nella lotta all’Alzheimer, dopo i risultati positivi ottenuti nella lotta globale alla poliomielite, ormai debellata anche grazie ai 2 miliardi di dollari di finanziamenti arrivati dai rotariani di tutto il mondo per la campagna di vaccinazioni (2,5 miliardi di bambini in 122 Paesi).

Obiettivo dell’iniziativa, che sarà presentata venerdì 24 nel corso di un convegno al Senato, è di riuscire a sconfiggere anche l’Alzheimer. Gli studiosi italiani stanno dando un contributo fondamentale alla ricerca che vede in prima linea i ricercatori della Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) “Rita Levi-Montalcini”.

In pratica, i ricercatori italiani hanno scoperto una molecola che «ringiovanisce» il cervello bloccando l’Alzheimer nella prima fase: è l’anticorpo A13 che favorisce la nascita di nuovi neuroni e contrasta così i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia.

Lo studio coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione EBRI in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre, è stato recentemente pubblicato sulla rivista «Cell Death and Differentiation».

Di tutto questo si parlerà nel corso del convegno «Invecchiare in salute: quali percorsi?» organizzato dal Rotary Roma venerdì 24 gennaio 2020, dalle 14,30 alle 19.00, presso la Sala Zuccari del Senato.

In Italia i malati conclamati di Alzheimer sono 1,2 milioni, ma si stima che oltre 700 mila persone siano già malate e ancora non sappiano di esserlo. Nel mondo invece i malati sono addirittura 49 milioni, con una proiezione a 10 anni di un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» conclude il presidente del Rotary Roma, Pier Luigi Di Giorgio.

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