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Anche i guariti da forme lievi di Covid possono avere sintomi che durano per mesi

Dopo un anno di pandemia, è ormai chiaro che Sars-Cov-2 è un virus subdolo e insidioso. Alcune persone non manifestano i sintomi dell’infezione, altre mostrano forme lievi o moderate della malattia e una parte sviluppa forme gravi che richiedono il ricovero in ospedale, a volte con prognosi negative ed esiti infausti. Un numero crescente di guariti, d’altra parte, continua ad avere sintomi che persistono nel tempo, una condizione nota come “long Covid” o sindrome post-Covid che può instaurarsi sia in persone che hanno sperimentato forme gravi sia in coloro che hanno superato un’infezione lieve o moderata.

Anche i guariti da forme lievi possono avere sintomi persistenti

Trattandosi di una patologia nuova, ad oggi sono ancora pochi gli studi che valutano le caratteristiche e i sintomi che la contraddistinguono, focalizzati principalmente sui postumi di chi ha avuto una forma grave della malattia, ma a fare luce sulle condizioni di chi non ha richiesto il ricovero in ospedale è una nuova ricerca condotta negli Usa dagli infettivologi dell’Università di Washington, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Jama Network Open.

I ricercatori hanno seguito 177 persone con infezione da Sars-Cov-2 fino a 9 mesi – il follow-up più lungo fino ad oggi – , di cui 150 guariti da una forma lieve di Covid-19 che non erano stati ricoverati in ospedale. L’indagine ha rilevato che il 30% dei partecipanti allo studio continuava a soffrire di sintomi persistenti. In particolare, circa un terzo dei pazienti non ospedalizzati (32,7%) ha riportato almeno un sintomo persistente. I più comuni erano l’affaticamento (13,6%) e la perdita del senso dell’olfatto o del gusto (13,6%).

Complessivamente, indicano inoltre i ricercatori, il 13,0% dei guariti ha manifestato altri sintomi, inclusa la "nebbia mentale" (2,3%), e il 30,7% ha riportato una peggiore qualità di vita rispetto a prima di ammalarsi. L’8% (14 persone, di cui 9 non ospedalizzati) ha riferito di aver avuto problemi nello svolgere almeno un’attività abituale, come le faccende quotidiane.

Sintomi persistenti – precisano gli autori dello studio – sono stati segnalati da un terzo dei pazienti che non sono stati ricoverati, in linea con i risultati di uno precedente studio (Tenforde et al. MMWR 2020) in cui il 36% non era tornato ad avere lo stato di salute di prima della malattia a 14-21 giorni dopo l’infezione. Tuttavia, questi sintomi persistenti non erano stati descritti a 9 mesi dall’infezione”. Quanto all’impatto negativo sulle attività della vita quotidiana, concludono gli studiosi, “con decine di milioni di casi in tutto il mondo, anche una piccola incidenza di affaticamento può avere conseguenze enormi su salute ed economie”.

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