Eleonora Manta e Daniele De Santis conoscevano il loro assassino. E i testimoni dicono che lei ha urlato "Andrea, no", prima del duplice omicidio di lunedì 22 settembre nei pressi della stazione ferroviaria in via Montello, una strada perpendicolare a viale Gallipoli a Lecce. Il mistero del killer a volto coperto con uno zainetto pare dipanarsi mentre si attendono i risultati dell'autopsia sui corpi dell'arbitro di calcio e della laureata in giurisprudenza appena assunta all'Inps. 

"Andrea, no!": Eleonora Manta e Daniele De Santis conoscevano l'assassino?

Lecceprima racconta che il killer è entrato nell'appartamento su invito di De Santis e Manta, quindi li conosceva. E le telecamere di zona hanno notato un uomo in fuga subito dopo gli omicidi: 

L’aggressione nasce nell’appartamento. Ma non è immediata. Prima c’è una discussione, sempre più animata. Fino a diventare evidente ai timpani dei residenti della palazzina, quando rimbalza il rumore di suppellettili rovesciate, incrociate con urla. L’assassino colpisce le vittime con un coltello (portato per l’occasione?) già dentro casa, al culmine di una lite di rara violenza.

Le tracce non lasciano dubbi. Poi, ci deve essere un inseguimento. Eleonora viene colpita senza pietà forse subito dopo aver varcato l’uscio, forse un attimo prima. Ma si accascia e muore sul pianerottolo. Daniele è in fuga, disperato, ma il killer, sotto scariche adrenaliniche, lo raggiunge sulle scale, al piano inferiore. E qui colpisce e, ancora una volta, infierisce.

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È in quel momento che qualcuno si affaccia e grida. Nota gli ultimi colpi inferti da quella sagoma, con cappuccio e forse anche volto coperto, abiti scuri, guanti di pelle, zainetto giallo o, comunque, di colore molto più chiaro, in spalla. Grida contro e chiama il 113 della questura, anche se, per motivi di suddivisione territoriale, la telefonata viene poi smistata ai carabinieri.

Ed è un riscontro, quello sugli indumenti, che arriva anche dalle videocamere. In zona ce ne sono tante. Le hanno installate negli anni passati per il problema della prostituzione e delle risse in strada intorno alla stazione ferroviaria, sulla scorta di ordinanze dei sindaci che si sono succeduti.

L'omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta a Lecce

Il Corriere della Sera scrive oggi che Andrea è sicuramente il nome di uno dei testimoni che ha visto l’assassino allontanarsi, ed abita sullo stesso pianerottolo dell’appartamento di proprietà di Daniele in cui si vedevano i due giovani uccisi. Ma potrebbe essere anche il nome dell’assassino. È in ogni caso il nome che Eleonora ha urlato («Andrea, no!») mentre il suo carnefice la finiva a coltellate nel ventre. I testimoni hanno visto una sagoma nera, vestito con una tuta da motociclista, un cappuccio nero e guanti di pelle nera. Proprio dalla biografia dei due ragazzi è possibile trovare un possibile movente del delitto: 

Entrambi erano stati studenti di Giurisprudenza, ma lui aveva poi preferito diventare amministratore di condomini, continuando a coltivare la sua infinita passione per l’arbitraggio: era uno dei fischietti italiani più affidabili, destinato ad un imminente salto di categoria. Daniele De Santis era anche formatore di nuovi arbitri, membro del consiglio direttivo dell’Aia di Lecce ed era anche insegnante di sostegno.

Lei, bella e solare, invece, si era laureata a pieni voti e lavorava all’Inps, dopo avere vinto un concorso. Erano una coppia affiatata, molto unita, che porterebbe gli investigatori ad escludere la pista passionale e l’omicidio d’impeto, come ipotizzato in un primo momento, in favore di quella economicaedi un delitto premeditato: De Santis pare infatti avesse dei problemi con un condomino di un altro palazzo che amministrava, per via di alcuni lavori.

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 Quello che è certo è che non si è trattato di un delitto d'impeto, ma di un omicidio premeditato perché il killer ha agito con il volto coperto, indossava i guanti e aveva con sé un coltello che gli investigatori stanno cercando. La sensazione però è che gli investigatori stiano seguendo una pista concreta.

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