Italy

Anm fa marcia indietro: referendum legittimo, ma preoccupa, lede nostra autonomia

La reazione dopo le polemiche

ROMA – Dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni recenti l’Anm si rende conto di averla fatta fuori dal vaso e fa marcia indietro, riconoscendo (udite!udite!) che il referendum è legittimo. Si sono resi conto che un potere dello Stato non può calpestare la Costituzione, meglio tardi che mai.

Ecco la dichiarazione del direttivo Anm: «L’opzione referendaria costituisce legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale e, tuttavia, l’Anm non può esimersi dal rilevare che in un momento di profonde e importanti riforme dell’intero settore giustizia, involgenti tanto la disciplina processuale che ordinamentale, appare scelta non condivisibile quella di concentrare gli sforzi su iniziative caducatorie di singole disposizioni di legge, quasi ignorando che il quadro giuridico entro il quale esse si collocano, sarà destinato inevitabilmente a mutare per effetto del progetto riformatore».  È quanto si legge nel documento approvato dal direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm).

«Anche prescindendo dall’alto tasso di tecnicità di alcuni quesiti proposti e dalla non agevole divulgazione dei loro contenuti, con rischio di effetti ingannevoli sull’elettorato, si tratta comunque – sottolineano – di iniziative che potrebbero assimilarsi alla condotta di chi si appresta a sostituire un mattone quando il cantiere delle riforme destinato al rifacimento della casa è in procinto di essere aperto. L’Anm non si sottrarrà al doveroso compito di fornire il proprio contributo scientifico su tutte le questioni sollevate dai quesiti, ma fin d’ora esprime forte preoccupazione per le modifiche in tema di responsabilità civile diretta dei magistrati e di separazione delle carriere, che rischiano di condurre a una magistratura meno indipendente e a un pubblico ministero sganciato dalla giurisdizione e privato dei compiti di garanzia che l’ordinamento gli riserva. Analoga preoccupazione desta il quesito sul delicato tema della custodia cautelare, presidio avanzato di tutela della sicurezza collettiva. Occorre essere consapevoli che l’eventuale approvazione dei quesiti referendari – conclude l’Associazione nazionale dei Magistrati – potrebbe comportare gravi ripercussioni sull’assetto costituzionale e sulle guarentigie di autonomia e indipendenza della magistratura, le quali costituiscono non privilegi di categoria ma garanzie irrinunciabili per tutti i cittadini».

Responsabilità civile dei magistrati e separazione delle carriere sono invece il minimo intervento che la politica può realizzare per mettere fine allo strapotere della magistratura. La responsabilità civile è già stata approvata con referendum popolare e poi vanificata dall’influenza nefasta della categoria, mentre in altri ordinamenti democratici anche più del nostro gli uffici del pm (ad esempio in Francia) sono legati al governo, non fanno comunella con i giudici.

Avanti dunque con referendum e riforme sostanziali, basta con gli interventi che bloccano una situazione inaccettabile.

Anm, direttivo, referendum

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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