This article was added by the user Anna. TheWorldNews is not responsible for the content of the platform.

Annalisa torna con Eva+Eva: «Non ho bisogno di un uomo che mi definisca»

Il rischio di inciampare nelle trappole della retorica, in dichiarazioni banali, ripetute ormai acriticamente, si fa alto quando gli -ismi prendono posto in una discussione. Eppure, nel parlare di Annalisa, lo spettro dei cliché è lontano. La cantante, che alla solidarietà femminile («Femminismo», potrebbe semplificare qualcuno) ha dedicato un brano, Eva+Eva, è schietta, genuina. Il pericolo dell’esprimersi per dogmi è lontano. Remoto. «Credo lo si possa evitare facilmente, quando a sospingere un’azione, una parola è l’introspezione: il racconto vero di un’esperienza che possa portare altri a rispecchiarcisi», dice Annalisa, il cui percorso di autenticità ha radice antiche. «Ero una bambina sommersa di bambole. Credevo di avere un’idea ben precisa di quella che avrebbe dovuto essere la mia vita, e forse, per un certo periodo, l’ho avuta. Poi, ho scoperto che il mondo offre infinite possibilità e così ho trovato me stessa, senza sovrastrutture», racconta la cantante, che dei cliché, degli stereotipi di genere, dei giudizi altrui ha imparato a liberarsi – anche grazie «Al lavoro di squadra, a rapporti con donne straordinarie, nel privato e nel professionale».

Eva+Eva potrebbe quasi suonare come una canzone d’amore.
«E in parte lo è. C’è stata un’ipotetica figura maschile nella mia testa, mentre scrivevo. Poi, ho capito che quel che più avrei voluto fare era mettere in evidenza la possibilità di essere complici, di fare squadra, di confessarsi. L’iniziale situazione di festa e di coinvolgimento sentimentale, dunque, è vista attraverso il filtro di un rapporto fra amiche».

Perché Eva+Eva?


«Per superare le differenze che, spesso, ci autoimponiamo. Avrei potuto intitolare il brano ad una “Donna+Donna”. Ma uomo, donna, perché usare sempre questi binomi classici, che a volte, insieme a punti di vista banali, reiterati e triti, sono i peggiori nemici di battaglie giuste? Ho voluto far riferimento all’essere umano, abbracciare la persona».

E raccontare un idillio femminile che, spesso, è difficile da trovare. Esperienza personale?


«Ho voluto ritrovare in questo brano le donne straordinarie con le quali condivido la vita e il quotidiano. Inoltre, c’è un aspetto di autoaffermazione cui, per me, era importante dare voce».

Quale?


«Non ho bisogno di una figura maschile che mi definisca e mi faccia sentire completa, e questo spero passi. Sono sempre stata una persona molto indipendente e oggi sento la necessità di essere viatico di questo messaggio. Ce n’è bisogno, soprattutto per le generazioni a venire».

Si spieghi.


«Viviamo in una società in cui le differenze di genere sono ancora molto marcate, specie all’interno del sistema educativo. Quando nasce una bambina, le si regala una bambola. Ad un bambino, si regalano le macchinine. Si ha un’aspettativa, anche inconscia ma chiara, di quello che deve essere la vita, e bisogna stare attenti. Io sono stata fortunata, ad un certo punto ho capito che c’era altro là fuori».

E come ha fatto?


«Osservando i miei genitori. Li ho sempre visti sbattersi: insegnanti la mattina, docenti di ripetizioni il pomeriggio. Studiavano, studiavano ininterrottamente. E guardando loro, la loro dedizione, mi sono scoperta curiosa, affamata di conoscenza. Ho cominciato a cogliere le sfumature, le infinite possibilità che il mondo ci offre».

Diventare parte del mondo dello spettacolo l’ha frenata o incentivata in questo suo percorso verso la consapevolezza?


«Se guardo alla musica, non sono capace di individuare un inizio. Per quel che ricordo, c’è sempre stata. Ho sempre saputo che il canto era il mio talento. È stato come istintivo. Poi, una volta trasformata la passione in professione, non è stato semplice. Ci è voluto del tempo perché individuassi il mio modo di fare le cose. Alla fine, però, ho capito di non essere in grado di costruire nulla e così è cominciato il mio percorso di liberazione attraverso la musica».

Il caso Billie Eilish ci ricorda, però, che alle donne, specie se di spettacolo, è richiesta l’omologazione a certi canoni.


«Io sono sul palco quello che sono nella vita. Grazie al mio lavoro, ho cominciato ad avere una serie di attenzioni in campo estetico. Faccio del mio meglio per essere la miglior versione di me: mangio sano, mi tengo in forma. E, oggi, le dico che è la cosa giusta da fare a prescindere dal mestiere. Mi fa stare bene occuparmi di me, sono più propositiva, aperta, sicura da che lo faccio».

Con i social, dove l’estetica non è salute ma esigenza dettata dall’apparenza, che rapporto ha?


«I social, la televisione, credo che ogni mezzo di comunicazione abbia la sua importanza. Sono tutti complementari al messaggio che cerco di portare attraverso la mia musica. Io provo sempre a raccontarmi senza filtri, ovunque mi trovi, ma credo che le canzoni restino la forma per me più onesta e sincera».

Il suo percorso di liberazione è cominciato con Bye Bye, nel 2018. Come si evolverà, dopo Nuda?


«Con Bye Bye, ho detto ciao ad una serie di paranoie che mi avevano accompagnata sino ad allora. Con Nuda, ho tentato di liberarmi, visivamente e metaforicamente, di ogni tipo di velo. Oggi, sono un foglio bianco, sul quale devono essere aggiunti i colori. Vorrei nascondere messaggi e concetti in canzoni che sappiano divertire».

Solo in canzoni?


«Non saprei. All’estero, un sacco di artisti – Madonna, Dua Lipa, Ed Sheeran, Lady Gaga – sono in grado di coinvolgere il proprio pubblico in maniera eterogenea, offrendogli messaggi di forza e spunti di riflessione attraverso un prodotto che sappia intrattenere. Confesso, però, che la parola intrattenimento legata alle canzoni mi ha sempre spaventata un po’».

Come Lady Gaga, potrebbe fare cinema…


«Ci sono un sacco di film che, negli anni, mi hanno ispirata, portata a fare un click. Il cinema ha questa capacità e, credo, questo dovere. Onestamente, però, dico che il cinema non è il mio talento. Dovrei prepararmi a dovere, forse, fare qualcosa che sia legato alla musica».