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Anticipazioni per il Grande Teatro di Quartucci in TV del 28 ottobre alle 15.45 su Rai 5: “BorgataCamion – 2° puntata”

Anticipazioni per il Grande Teatro di Quartucci in TV del 28 ottobre alle 15.45 su Rai 5: “BorgataCamion – 2° puntata“

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Per il Grande Teatro di Carlo Quartucci in TV in onda oggi giovedì 28 ottobre alle 15.45 su Rai 5 la seconda parte dello spettacolo “BorgataCamion” proposto nella versione diretta negli anni ’70 da Quartucci con la interpretazione di Carla Tatò , Alessandro Bruno , Alfiero Vincenti e Luigi Mezzanotte.

“Borgata Camion” ripercorre l’esperienza della borgata Romanina con testimonianze di prima mano, in una sorta di documentazione on the road di un vero e proprio esperimento sociale di teatro espanso, pronto ad abitare altre dimensioni. 

La madre Angela Quartucci (in arte Lina Maschietto) era attrice e il padre, Antonio Manganaro, era capocomico di una compagnia teatrale siciliana[1]. Negli anni ’50 lo troviamo a Roma a studiare architettura, pittura e cinema, ma presto, seguendo il destino di famiglia, rivolgerà la sua attenzione al linguaggio teatrale. Nel 1959[2] esordisce (nella sua triplice veste di regista, scenografo e attore) in Aspettando Godot di Samuel Beckett, a cui seguiranno nel 1960 C’era folla al castello di Jean Tardieu, nel 1961 Le sedie di Ionesco e nel 1963 Finale di partita di Beckett. Nel 1962[3], insieme a Leo De Berardinis, Rino Sudano, Cosimo Cinieri, ed altri, fa parte dell’appena nata Compagnia della Ripresa esordiente al Teatro Goldoni di Roma con la rappresentazione di Me e Me’[4]. Gli anni ’60 e ’70 vedranno Carlo Quartucci protagonista del teatro italiano, insieme a tanti altri, tra cui Carmelo Bene, Leo De Berardinis, Perla Peragallo Carlo Cecchi, Rino Sudano, Carla Tatò[2], che costituiranno di fatto un’alternativa o piuttosto una rottura rispetto al “teatro di regia critica” della generazione neorealista della “Resistenza” (Luigi Squarzina[5], Giorgio Strehler, Vito Pandolfi, Luchino Visconti…), traendo ispirazione prevalentemente dalle correnti e dai linguaggi che si rifacevano al surrealismo, al futurismo, al grottesco, e dagli autori che in qualche modo le rappresentavano, quali Bragaglia, Ettore Petrolini, Buster Keaton…[1] Nel 1964 il Teatrostudio del Teatro Stabile di Genova, nuova veste della “Compagnia della Ripresa”[1] di Quartucci & Co esordisce con Aspettando Godot[1], ottenendo un discreto successo di critica a livello locale.

Gli anni 1964-1965 vedono Quartucci implicato nelle “letture-spettacolo” sul nuovo teatro americano e sugli arrabbiati inglesi, con musiche e proiezioni di diapositive…[1] Nel 1965 lo vediamo cimentarsi in un happening intitolato Cartoteca di Tadeusz Różewicz (1965) che causa i primi screzi tra il regista e Ivo Chiesa[1] e in Zip Lap Lip Vap Crep Scap Plip Trip Scrap & La Grande Mam[6], presentato alla Biennale di Venezia, ispirato al testo di Giuliano Scabia, a cui partecipano, tra gli altri, attori come Leo de Berardinis, Rino Sudano e Claudio Remondi. Nel 1966 mette in scena La mucca parla a Pasquale, spettacolo collage tra l’agreste e il surreale, indirizzato politicamente, insieme agli operai dell’Italsider di Genova, con testi di Ruzante, Plauto, Aristofane, Brecht, Cervantes, Rabelais, Pirandello, Mrozek[1]. Il periodo degli spettacoli Emmetì diretto da Squarzina e La Fantesca segnano la rottura (generazionale) definitiva fra Ivo Chiesa e Quartucci[1]. Seguiranno spettacoli come il Majakovskij e compagni alla rivoluzione d’Ottobre (1967), I testimoni di Rózewicz (1968), il Pantagruele radiofonico (1969), il Don Chisciotte televisivo (1970), Il lavoro teatrale di Roberto Lerici presentato alla Biennale di Venezia nel 1969.

Nel 1972 è la volta dell’esperimento della compagnia itinerante teatrale “Camion”,[7] che vedrà il lungo e proficuo soldalizio artistico-collaborativo con Carla Tatò con la realizzazione, tra l’altro, di film per la televisione come Racconti della terra, Borgatacamion[8]Robinson Crusoe e Nora Helmer. Il 1980 è la volta di Opera, “trilogia teatrale e cinematografica”[9]. Il 1981 vede la nascita del progetto “La zattera di Babele”, dove il regista insieme a Carla Tatò, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Roberto Lerici, Germano Celant, Rudi Fuchs, raduna a Genazzano scrittori, cineasti, attori di teatro, pittori, ecc. con l’obiettivo di dar vita a una rappresentazione e a un linguaggio interdisciplivare dove far confluire e interagire varie forme d’arte. È il periodo degli spettacoli portati in giro per l’Europa, quali Comédie Italienne (1981), Didone e Funerale (1982).

A Berlino, nel 1984, Quartucci darà via al progetto su Kleist con le rappresentazioni dei suoi spettacoli teatrali: PentesileaCanzone per Pentesilea (già rappresentata a Bologna nel 1983), Rosenfest Fragment XXX. Mentre a Vienna nel 1986 il regista allestirà il Nach Themiscyra.

A cominciare dal 1986 il progetto “Zattera di Babele” si trasferisce a Erice in Sicilia, dove viene allestito un laboratorio permanente (“Le giornate delle arti”) sul nuovo modo di intendere il linguaggio dell’arte teatrale, esteso ormai ad altri settori artistici. Abbiamo così sotto questo nuovo auspicio interdisciplinare La favola del figlio cambiato (1987), I giganti della montagna (1989) di Pirandello, Primo amore di Beckett (1989), Il giardino di Samarcanda (1990); Tamerlano il Grande di Marlowe (Berlino 1991), Antigone di Sofocle (rappresentato a Segesta nel 1991), Macbeth di Shakespeare (1992) e Il cerchio d’oro dei Macbeth (1993), Ager sanguinis (1995) e Medea (1989 e 1998) di Aurelio Pes.

Del 1998-2001 sono i progetti Il cerchio d’oro del potere e La favola dell’usignolo in cui verranno coinvolti Quartucci e gli artisti di “La zattera di Babele”.

Nel 2002 Carlo Quartucci viene insignito della laurea honoris causa dal DAMS dell’Università Torino. Dal 2002 al 2007 insieme a Carla Tatò, altri artisti e istituzioni culturali viene coinvolto in un vasto progetto europeo.

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