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Anticipazioni per “Il pirata” di Bellini del 2 agosto alle 10 su Rai 5: dal Palazzo Ducale di Martina Franca

Anticipazioni per “Il pirata” di Bellini del 2 agosto alle 10 su Rai 5: con la regia di Italo Nunziata per la direzione di Alberto Zedda dal Palazzo Ducale di Martina Franca

File:Palazzo Ducale, Martina Franca.JPG
File:Palazzo Ducale, Martina Franca.JPG

Per la Grande Musica Lirica in TV oggi lunedì 2 agosto alle 10 su Rai 5 va in onda “Il Pirata” di Vincenzo Bellini,, nello storico allestimento andato in scena al Palazzo Ducale di Martina Franca nel 1987 con la regia di Italo Nunziata per la direzione di Alberto Zedda l’interpretazione di Giorgio Surian e Lucia Alberti.

Il pirata è un’opera di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, rappresentata in prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 27 ottobre 1827.

Dopo il successo di Bianca e Fernando, Bellini si trasferì da Napoli a Milano (dove giunse il 12 aprile 1827) con l’idea di affrontare il pubblico del Teatro alla Scala. L’impresario Domenico Barbaja appoggiò la scrittura del giovane compositore, affiancandogli il poeta Felice Romani, all’epoca librettista ufficiale del massimo teatro milanese. Si trattava però di convincere i soci dell’impresa, riluttanti all’idea di scritturare un maestro poco più che esordiente. A questo scopo, lo stesso Romani, trovatosi in perfetta sintonia col Bellini, si rese disponibile a rinunciare al proprio compenso, cosa che alla fine non fu necessaria.

A causa di una lacuna nell’epistolario belliniano, non si sa quasi nulla della genesi del Pirata. Il libretto fu tratto dal mélodrame di Isidore J. S. Taylor Bertram, ou le Pirate, andato in scena a Parigi nel novembre 1826, a sua volta ispirato alla tragedia in 5 atti Bertram, or The Castle of Saint-Aldobrand di Charles Maturin (1816).

L’opera debuttò nel corso della stagione autunnale, il 27 ottobre del 1827. Benché fosse la prima volta che il compositore catanese, all’epoca quasi venticinquenne, affrontava il pubblico scaligero, l’opera ottenne un successo clamoroso. Ad esso contribuì la qualità eccellente del cast, in cui spiccava il celebre tenore Giovanni Battista Rubini, specializzato nel registro acuto e sopracuto, che affrontava avvalendosi del falsettone, mentre il ruolo di Imogene venne interpretato dal soprano drammatico d’agilità Henriette Méric-Lalande. La trama, insolitamente romantica per il melodramma italiano dell’epoca, tra uragani e fatali premonizioni, nonché la struggente intensità delle melodie belliniane, qui più accese e patetiche che nelle opere successive, dovettero conquistare il pubblico milanese, sempre ansioso di novità. Al punto che a Bellini si attribuì la volontà di fondare una nuova scuola, scostandosi dal modello dominante di Gioachino Rossini.

Il pirata ebbe inizialmente grande fama, ma col tempo cadde quasi nell’oblio, non reggendo il paragone con le tre opere più famose di Bellini – NormaI Puritani o La sonnambula – e scontando una vocalità lontana dagli standard imposti a partire dal teatro verdiano.

Nel corso del secondo Novecento tuttavia l’opera fu ripresa in più occasioni e con crescente frequenza: negli ultimi anni ’50 Maria Callas interpretò il ruolo di Imogene a Milano e New York; Imogene fu il debutto italiano di Montserrat Caballé nel 1967 (con Flaviano Labò e Piero Cappuccilli). Solo in anni recenti, tuttavia, l’opera è stata riproposta in forma più o meno integrale e senza adattare la vocalità a convenzioni più tarde, specie nella parte del tenore, come nell’interpretazione di Rockwell Blake (1984). Il confronto tra le vecchie incisioni, come quella con Maria Callas, e lo spartito belliniano mostra infatti differenze radicali.

Trama

L’azione si svolge in Sicilia, nel Castello di Caldora e nelle sue vicinanze, nel XIII secolo.

Durante l’antefatto, l’amore tra Imogene e Gualtiero è ostacolato dal duca Ernesto di Caldora, partigiano di Carlo I d’Angiò, che fa imprigionare il padre di Imogene per costringerla a sposarlo. In esilio forzato, ignaro delle nozze tra Imogene ed Ernesto e della nascita del loro primogenito, Gualtiero organizza una squadra di pirati aragonesi e inizia una serie di scorribande sulla costa siciliana, col proposito di tornare nella sua terra e sposare Imogene. La flotta dei d’Angiò, capitanata da Ernesto, sconfigge i pirati in battaglia: si salva solo un vascello, quello su cui si trova Gualtiero, che una tempesta getta sulla costa siciliana, non lontano da Caldora.

Atto I

Un saggio e pietoso eremita, il Solitario, esorta i pescatori a portare soccorso ai naufraghi. Approdato sulla terra ferma, Gualtiero riconosce nel Solitario il suo vecchio precettore, Goffredo, che lo conduce nella sua abitazione. Anche Imogene si reca a portare soccorso ai naufraghi e chiede notizia dei pirati e del loro capo. Uno dei pirati, Itulbo, per non svelare il piano di Gualtiero, le dà la falsa notizia della sua morte. La notizia sconvolge Imogene, che proprio quella notte aveva sognato di ritrovare sulla spiaggia il corpo insanguinato di Gualtiero, ucciso dal marito.

Mentre sotto mentite spoglie i pirati, ospiti di Imogene al castello, passano la notte a bere e cantare, Gualtiero è invitato alla presenza della duchessa. Nascosto in un grande mantello, il suo aspetto è quasi irriconoscibile. Eppure Imogene è turbata e quando finalmente Gualtiero si rivela, si getta tra le sue braccia. La notizia delle nozze con Ernesto sconvolge Gualtiero, che minaccia di colpire a morte il figlio nato da quel legame.

Nel frattempo Ernesto si reca a conoscere i naufraghi e, insospettito, rinuncia a rinchiuderli in prigione solo per l’intercessione di Imogene. Partiranno l’indomani all’alba. Ma Gualtiero medita vendetta e, furtivamente, chiede ed ottiene da Imogene un ultimo colloquio prima della partenza.

Atto II

Imogene sta per recarsi all’incontro segreto con Gualtiero, quando s’imbatte in Ernesto che, accortosi del suo turbamento, le chiede spiegazioni. La donna motiva il proprio stato d’animo con la sorte del padre, ma Ernesto non le crede e intuisce che si tratta invece del suo mai sopito amore per Gualtiero.

È quasi l’alba. Gualtiero e Imogene si incontrano su una loggia del castello. Fedele al proprio ruolo di sposa e di madre, Imogene rifiuta di fuggire con l’innamorato, ma proprio nel dirsi addio gli amanti sono sorpresi da Ernesto. I rivali si allontanano per affrontarsi in un duello all’ultimo sangue.

Giunge la notizia della morte del Duca. Gualtiero, in un gesto di lealtà suprema, si consegna ai cavalieri di Caldora, il cui Gran Consiglio lo condanna a morte. Impazzita per il dolore, Imogene vaga col figlio per le sale del castello: il suo sogno premonitore si è compiuto, ma a parti invertite. Quando le giunge all’orecchio la notizia della condanna a morte di Gualtiero, impazzisce definitivamente (“Oh sole, ti vela di tenebre oscure!”).

Modifiche al finale

Alla prima dell’opera, essa finiva in modo diverso. Sulla rupe sulla quale Gualtiero stava per essere giustiziato, giungono Itulbo e i pirati per liberarlo, e Imogene per vedere cosa sta succedendo. Gualtiero, allora, ordina a tutti di fermarsi (Un’aborrita luce io fuggo!) e si getta dalla rupe, con lo sconcerto di tutti. Bellini, dopo la prima, revisionò l’opera, togliendo la scena, di cui rimangono ancora però lo spartito e le parole. Addirittura si arrivava a volte ad invertire le scene tra soprano e tenore: la scena della pazzia, in alcune rappresentazioni, precedeva la cavatina di Gualtiero Tu vedrai la sventurata.

Numeri musicali

Atto I
  • 1 Introduzione Ciel! qual procella orribile – Allegro agitato assai (Coro, Solitario – Sol minore / Sol maggiore)
  • 2 Scena e cavatina Nel furor delle tempeste (Gualtiero)
  • 3 Scena e cavatina Lo sognai ferito, esangue (Imogene)
  • 4 Coro di pirati Viva! viva!.. – Allegro brillante (Si bemolle maggiore)
  • 5 Scena Ebben?.. Verrà… (Imogene, Adele)
  • 6 Scena e duetto Tu sciagurato! Ah! fuggi… (Imogene, Gualtiero)
  • 7 Scena Grazie, pietoso ciel – Allegro moderato (Imogene, Adele)
  • 8 Marcia e coro Più temuto, più splendido nome – Moderato (Fa maggiore)
  • 9 Cavatina Sì, vincemmo, e il pregio io sento (Ernesto)
  • 10 Finale I Parlarti ancor per poco (Gualtiero, Imogene, Ernesto, Itulbo, Solitario, Adele, Coro)
Atto II
  • 11 Introduzione Che rechi tu? – Allegro moderato (Coro, Adele – Do maggiore)
  • 12 Scena Vieni; siam sole alfin (Imogene, Adele)
  • 13 Scena e duetto Tu m’apristi in cor ferita (Imogene, Ernesto)
  • 14 Scena Lasciami, forza umana – Allegro molto (Gualtiero, Itulbo)
  • 15 Scena, duetto e terzetto Vieni: cerchiam pe’ mari (Imogene, Gualtiero, poi Ernesto)
  • 16 Scena Sventurata! fa core (Imogene, Adele)
  • 17 Coro Lasso! perir così – Allegro assai maestoso (Do maggiore)
  • 18 Scena ed aria Tu vedrai la sventurata (Gualtiero)
  • 19 Scena Udiste! È forza, amiche (Adele, Coro)
  • 20 Scena ed aria Col sorriso d’innocenza (Imogene)
  • 21 Finale La tua sentenza udisti (Coro, Gualtiero, Itublo, Imogene)
grande operail piratavincenzo bellini

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