This article was added by the user Anna. TheWorldNews is not responsible for the content of the platform.

Antonio Rezza: “Un mazzo di carte per giocare con il mio autoscatto”

TORINO. RezzaMastrella. È scritto così, tutto attaccato, il duo più eversivo dello spettacolo indipendente italiano, Leone d’Oro alla carriera teatrale a Venezia 2018. Indissolubile coppia artistica, Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno deciso da qualche tempo di dedicarsi a progetti separati, complici i lockdown. Antonio in particolare ha investito quasi sei mesi nell’ultima sua follia: un mazzo da gioco (anzi, «da giogo») in cui ogni carta riporta un autoscatto dell’attore, deformatissimo come nel baraccone di un luna park. Editata da La Nave di Teseo e allegata a Linus di novembre, l’opera «Encefalon» viene presentata oggi alle 18 al Padiglione 3 del Salone del Libro, in Sala Viola. «Devo ringraziare Elisabetta Sgarbi», spiega Rezza. «Ama molto il nostro lavoro e quando le proponiamo qualcosa di nuovo fa sempre di tutto per renderlo possibile. Distribuirà persino il mio prossimo cd di musica prodotta con la bocca, “Groppo e galoppo. Il pianto del Centauro”».

Com’è nata l’idea del mazzo di carte?

«Tutto è partito nel 2019, quando il comune di Nettuno ci ha cacciati dal laboratorio in cui lavoravamo da 35 anni. Lì avevamo specchi di cristallo alle pareti e quando ci siamo spostati ad Anzio abbiamo cercato di riprodurre lo stesso ambiente con specchi teneri di plastica. Quando ho realizzato che le piccole infossature causate dalle viti creavano delle aberrazioni visive, ho iniziato a inserirci sotto delle zeppe, per ottenere di volta in volta gli effetti di deformazione che desideravo. Ne ho creata una versione a luci rosse che per ora tengo per me».

Perché intitolare il progetto «Encefalon»?
«Suona come Pokémon e chiama in causa l’encefalo, il cervello, a cui negli ultimi tempi le istituzioni hanno mancato di rispetto. Siamo stati vittima di un sacco di contraddizioni e chi ha avuto paura è perché è stato messo nelle condizioni di averne. Nessuno può essere considerato criminale o fascista finché gestisce il proprio corpo».

Che effetto le ha fatto ricevere il Leone d’Oro alla carriera a poco più di 50 anni?
«È stata una sorpresa, perché non abbiamo mai rincorso i premi istituzionali. Lo definirei un incidente di percorso, di cui devo ringraziare Antonio Latella, il direttore del settore teatro di Venezia».

Nel 1994 avete vinto la sezione Spazio Italia al Festival Cinema Giovani e siete andati spesso in scena a Torino. Che rapporto avete con la città?
«Per noi è un luogo importante, ci siamo venuti spesso con il Teatro Piemonte Europa e ci torneremo presto con lo Stabile. C’è stato un periodo in cui il Cinema Giovani era davvero una grande manifestazione libera, poi hanno cominciato a non selezionarci più, l’ultima volta quest’anno con un lavoro di Flavia. Non è una lamentela, sia chiaro. Credo però che autori come noi (e diversi altri) andrebbero presi a prescindere, perché indipendenti veri che non hanno mai chiesto aiuti economici allo Stato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I perché dei nostri lettori

Mio padre e mia madre leggevano La Stampa, quando mi sono sposato io e mia moglie abbiamo sempre letto La Stampa, da quando son rimasto solo sono passato alla versione digitale. È un quotidiano liberale e moderato come lo sono io.

Mario

I perché dei nostri lettori

Perché mio papà la leggeva tutti i giorni. Perché a quattro anni mia mamma mi ha scoperto mentre leggevo a voce alta le parole sulla Stampa. Perché è un giornale internazionale.Perché ci trovo le notizie e i racconti della mia città.

Paola, (TO)

I perché dei nostri lettori

Leggo La Stampa da quasi 50 anni, e ne sono abbonato da 20. Pago le notizie perché non siano pagate da altri per me che cerco di capire il mondo attraverso opinioni autorevoli e informazioni complete e il più possibile obiettive. La carta stampata è un patrimonio democratico che va difeso e preservato.

Anonimo

I perché dei nostri lettori

Ho comprato per tutta la vita ogni giorno il giornale. Da due anni sono passato al digitale. Abito in un paesino nell'entroterra ligure: cosa di meglio, al mattino presto, di.... un caffè e La Stampa? La Stampa tutta, non solo i titoli....E, visto che qualcuno lavora per fornirmi questo servizio, trovo giusto pagare un abbonamento.

Sandro, Garlenda (SV)