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Armani, Donatella Versace, Miuccia Prada, Etro: gli stilisti si raccontano al tempo del Coronavirus

Non era mai successo che tutti accettassero di esserci, insieme. Senza chiedere chi ci fosse vicino. Disposti a un selfie, senza filtri o controllo dell’immagine. Ieri , 27 marzo, — ma era già nell’aria — la decisione della Camera della moda di portare a settembre le sfilate maschili previste a giugno. Ora un solo messaggio, comune: raccontare che la creatività non si ferma. E quando tutto questo finirà e le aziende ripartiranno, una strada comunque ci sarà. Giorgio Armani è a casa da 5 settimane, al lavoro: «Mi manca guardare negli occhi le persone che incontro ogni giorno, ma provo a ricreare quotidianamente una nuova routine con un gruppo ristretto di collaboratori a me vicini in questo momento». Così Miuccia Prada: «In un momento di quiete obbligata c’è più tempo di riflettere e pensare per cui questo ritiro forzato aiuta la riflessione, il pensiero e quindi anche la creatività. Lavoriamo distanti ma molto concentrati». E Donatella Versace: «Di una cosa sono certa: che niente sarà più come prima. Insieme alla paura e all’incertezza per il futuro, è emersa, però, anche una cosa bellissima. L’anima della gente». Riscopre poi, la stilista, «l’orgoglio di essere italiani. Continuo a creare. Lo faccio non solo perché è mio dovere, ma anche per tutte le persone che lavorano con me, gli artigiani e le piccole imprese che dipenderanno da noi per poter ricominciare. Dovrò trovare, insieme ai miei ragazzi, un messaggio diverso da quello che avevamo in mente qualche mese fa, ancora più forte, di rottura, che vada a colpire direttamente al cuore e faccia dire: lo voglio!». Domenico Dolce è tutti i giorni nel suo studio: «Mi piace respirare il profumo della stoffa. Non riesco a ritrovarlo a casa. Così mi alzo e vado in ufficio. Con momenti di smarrimento perché mi manca la progettualità e la fisicità. Dall’altra parte sento che la scoperta di essere così fragili allontanerà la prepotenza della finanza, del denaro, delle speculazioni. E ci ritroveremo più umani». «Le sfilate? Non saranno mai virtuali, impossibile sostituire l’emozione di quei momenti. Voglio pensare che ci ritroveremo in un nuovo Rinascimento, dove la creatività sarà al primo posto. E come sarà l’abito? Come entrerà in un negozio? Anche questo mi chiedo. Ma poi mi concentro, leggendo e sfogliando molti libri e riguardando tutto quello che abbiamo fatto. Metto la musica e disegno».

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Gli stilisti al tempo del Coronavirus: «La creatività non si ferma»
Recuperare tempo e pensieri

Ricerche e letture e letture: «Libri e riviste: moda, ma anche designer e architettura — racconta Massimo Giorgetti di Msgm al lavoro ogni giorno —, sopratutto su Milano, perché conoscere bene la sua storia ci aiuterà a farla rivivere come merita. E ripartire con tante cose belle dentro sarà più facile». Anche Alessandro Dell’Acqua di N°21, si volta indietro, studia e tira conclusioni: «Troppe collezioni, ci stiamo rendendo conto che tutti questi vestiti non servono. Concentrarsi su una nuova creatività e fare abiti più belli e in Italia. E poi cercare nuove leve». Da Milano a Roma, con Pierpaolo Piccioli di Valentino: «Sono a Nettuno con la mia famiglia. Sto recuperando tempo e pensieri. Anche stando fermi la nostra immaginazione può portarci ovunque. Sto lavorando alle prossime collezioni e questa è una fase importante di progettazione. Sento il mio team quotidianamente in videochiamate. Andiamo avanti insieme più forti che mai. Quello che sta accadendo non deve fermarci nel sognare». Sogno, parola ricorrente, nel vocabolario della creatività: «Mi interrogo su quale sarà il prossimo — dice Alberta Ferretti, a Cattolica — con il mio team in video cerchiamo di cancellare il presente e andare in quel sogno, che è il nostro futuro. Ci chiediamo cosa vorranno le donne, dopo. Nasco da zero e sognando sono arrivata dove sono, ho sempre lottato. E continuerò: ho pianto quando l’ultimo giorno in fabbrica le mie dipendenti hanno indossato la t-shirt: “Ce la faremo”. Sarà cosi». «Ho detto ai ragazzi del mio team — racconta Walter Chiapponi di Tod’s — di non rabbuiarsi, di avere fiducia nei nostri scienziati e negli operatori in prima linea. Di ricordare chi erano e chi sono e di continuare a coltivarsi sognatori».

Qualità ed ecosostenibilità

«Focalizzarsi sulla qualità — sostiene Paul Andrew di Ferragamo — instaurare rapporti più forti con il cliente ed essere attivi nel campo dell’ecosostenibilità. Non torneremo al normale in quanto il normale che avevamo era già rotto. È una chiamata al cambiamento». Alessandro Sartori, stilista di Ermenegildo Zegna, ha la voce del dolore, ha perso uno zio, ucciso dal coronavirus. «Sono chiuso in casa, collegato con il mio team. C’è tanta attenzione, più del solito. Rifletto sul processo creativo e sul dopo. Sul primo, non avrei mai pensato fosse cosi interessante con la tecnologia. Il dopo lo sintetizzo con “meglio e meno”: offerte più concentrate e di qualità. Per tornare a vedere e vestire la bellezza». Veronica Etro è casa con marito e figli: anche lei crede in un Rinascimento. «La moda è grande quando fa sognare e quando ha un ruolo sociale. Negli anni ha dato forza alle donne, ha rotto barriere, si è fatta portavoce della diversità. È il momento di riscoprire i valori più autentici». E poi Francesco Risso, di Marni, scrive lettere e si connette, ha perso una persona cara e uno dei suoi più cari amici è all’ospedale, dice «ora vivo alla giornata» e «forse ricostruiremo tutto meglio di prima, con più integrità, più onestà, più responsabilità». Il lavoro come inizio: «Quando ci siamo chiesti tra tutti: come facciamo? Il team ha risposto: beh, faremo Quarantine Couture! Proveremo le cose su noi stessi, useremo i nostri corpi per trovare nuovi volumi, le nostre menti per trovare nuove direzioni e nuovi pensieri».

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