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Assegno unico, la ministra Bonetti: «Impegno verso le famiglie»

È stato uno dei primi provvedimenti presentati un anno fa dalla ministra Elena Bonetti, all’interno del suo Family Act. Tra alcuni mesi, l’assegno unico per i figli, sarà una realtà concreta a sostegno di tutte le famiglie. Una forma universale di sostegno che vuole essere anche un incentivo, in un periodo così difficile, tra nuovi Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per contenere i contagi da Covid e una forte crisi economica, per tutte le famiglie e i giovani.

Ne abbiamo parlato con la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

Quella di luglio 2021 è una data certa?
«Sì, la data che abbiamo previsto è quella del 1 luglio 2021. Conseguentemente abbiamo stanziato le risorse necessarie, tre miliardi, per coprire i sei mesi del 2021 fino alla chiusura dell’anno. A regime saranno complessivamente circa sei miliardi l’anno».

Inizialmente si era parlato di gennaio 2021.
«Abbiamo scelto quella data perché l’assegno unico universale verrà istituito a seguito di una legge delega che ha portato avanti il primo pezzo del Family Act, quello che riguarda l’assegno. La legge delega è stata già approvata alla Camera il 21 luglio scorso. Adesso è al Senato, ovviamente ci auguriamo che l’approvazione avvenga nel più breve tempo possibile».

Approvata la legge delega cosa prevede l’iter?
«Il governo dovrà scrivere i decreti attuativi sui quali noi stiamo già lavorando. Poi c’è tutto un iter previsto nel processo democratico, in virtù del quale saremmo comunque arrivati ai primi mesi del prossimo anno. Inoltre, gli assegni al nucleo familiare che già molte famiglie ricevono, ma non tutte, hanno una sorta  di scadenza di riferimento a luglio. Visto che l’assegno unico universale azzera tutti gli attuali strumenti e benefici e li fa convogliare nel nuovo assegno, per evitare che questa fase di passaggio creasse criticità, abbiamo preferito portare a termine le misure già erogate e poi partire con la nuova misura dal primo luglio. In questo modo tuteliamo tutte le famiglie rispetto agli strumenti preesistenti».

Chi ne potrà usufruire?
«Sarà erogato dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del 21esimo anno».

Avrà una cadenza mensile?
«Sì, sarà erogato mensilmente per ogni figlio. Ci sarà una parte universale, cioè per tutti, e una parte invece che sarà aggiunta e progressiva in base al reddito del nucleo familiare. L’indice di valutazione del reddito sul quale ci stiamo orientando è l’ISEE perché è l’indice che ad oggi maggiormente definisce il carico del nucleo. Verrà maggiorato dal terzo figlio, lo stesso accadrà per i ragazzi disabili e in questo caso non avrà limite di età».

A quanto ammonterà?
«Sarà intorno ai 200 euro per ogni figlio per i redditi più bassi e  ci sarà una quota fissa per tutti».

Quanto è importante aver raggiunto questo traguardo?
«È importante il fatto che da un anno a questa parte, da quando alla Leopolda abbiamo lanciato il Family Act, quel progetto che era un impegno che ci eravamo assunti, è diventato concreto e dell’intero governo, arrivando ad avere una convergenza di tutto l’arco parlamentare».

Per lei cosa significa?
«È una grande soddisfazione perché significa che quando si offre al Paese non solo un impegno ma una prospettiva di concretezza, che si riconosce essere davvero al servizio del paese, la politica si riconcilia e ha il coraggio di mantenere la parola data. È un cambio di passo di cui sono personalmente orgogliosa, perché l’ho molto sostenuto.

È un segnale importante per le famiglie.
«Le politiche familiari sono politiche d’investimento: in educazione, in genitorialità, lavoro femminile, protagonismo dei giovani, in corresponsabilità e assunzione dell’impegno di tutta la comunità verso le nuove generazioni, sia dal punto di vista del sostegno economico ma anche dal punto di vista del garantire servizi educativi adeguati. Sono politiche che riconoscono che le famiglie rappresentano per la nostra società un elemento di sviluppo, di futuro, di speranza.

La condizione di moltissime donne è peggiorata con la pandemia.
«Il tema femminile è cruciale. Il Family Act non è solo l’assegno universale, è un approccio che riconosce che dobbiamo cambiare il modo d’investire nel mondo femminile nel nostro Paese. Le donne non devono più essere costrette a scegliere tra l’essere madri e l’essere lavoratrici, devono essere messe nelle condizioni di poter realizzare le proprie aspettative personali sia nel mondo del lavoro che nell’ambito familiare».

Quali strumenti prevedete?
«Nel Family Act c’è un capitolo tutto indirizzato agli incentivi per il lavoro femminile, da un lato sostenendo strumenti che valorizzino la maternità e l’aiutino all’interno della carriera professionale, dall’altro anche incentivando la presenza femminile nel mondo del lavoro».

La mobilitazione “Il Giusto mezzo” chiede che metà del Recovery Fund sia destinato alle donne.
«Nell’ambito della proposta fatta già quest’estate per il Recovery Fund, l’empowerment femminile è uno dei temi di sviluppo sui quali il governo ha poi effettivamente deciso di investire. Qui dentro introduciamo proposte per l’impresa femminile, la decontribuzione del lavoro femminile, l’incentivo di rientro delle madri al lavoro e quindi la creazione di necessarie reti di servizi educativi, in particolare per la prima infanzia, in tutto il territorio nazionale. È di due giorni fa l’approvazione dell’utilizzo della prima tranche di 700milioni, su due miliardi e mezzo che abbiamo già stanziato, per la costruzione di nuovi asili nido».

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