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Atalanta-Psg 1-2, per i bergamaschi beffa atroce nel finale: rimontati nel recupero

Bergamo altissima, soffre di vertigini e in tre minuti l’Atalanta si fa scivolare dalle mani la semifinale di Champions rompendola come un vaso prezioso: a 25 anni dall’ultima volta, quello è il posto del Paris Saint Germain, in un ribaltamento finale fin troppo crudele, non solo per tutto quello che questa partita si portava dentro, ma anche per come vanno le cose fino al momento della spietata rivoluzione francese.

Neymar, perduto tra dribbling e tunnel, ispira entrambi i gol che rovesciano quello del primo tempo di Pasalic: prima la palla in mezzo all’area per il tap in di Marquinhos e quindi un’altra ispirazione tra le linee, per Mbappé che trova sottoporta la deviazione di Choupo-Moting. Thomas Tuchel, allenatore tedesco del Psg, sfoga tutta la sua frustrazione — con una sconfitta avrebbe perso il posto — e sembra il ragazzino viziato che con le carte a fondo perduto (dalla panchina, oltre all’uomo che decide il match, entra Mbappé) si prende gioco nel modo più perfido della piccola provinciale inciampata sulla stanchezza e sui propri limiti.

Anche Europa in fin dei conti è una Dea. E per lunghi tratti si fa prendere sottobraccio dalla sua amica Atalanta: sempre avanti, senza sapere bene dove è il traguardo, godendosi questo viaggio che resta un sogno, ma produce almeno per il primo tempo football da esportazione. Il vento freddo di Lisbona aiuta la squadra di Gasperini a ritrovare le energie, mentre l’enorme stadio Da Luz vuoto toglie un po’ di farfalle nello stomaco ai nerazzurri, che partono secondo il loro stile unico, nel bene e anche nel male: nemmeno il tempo di pensare all’occasione fallita da Gomez, che Neymar si fa trenta metri di fuga verso la porta dopo un errore di Djimsiti, ma calcia male a lato.

Il tema della partita così si svela subito, perché l’unica mossa di Tuchel è quella di mettere il 10 brasiliano al centro, un po’ trequartista un po’ falso nove. Questo crea problemi a Caldara e soci, tanto che come già accaduto contro i grandi dribblatori, i nerazzurri devono ricorrere anche alle marcature a zona. Peccato per Tuchel, costretto a restare seduto sul frigo portatile per la frattura al piede, che Icardi dirottato a destra sia inutile. L’Atalanta non si fa impressionare da O Ney, fa i conti con la sua straripante qualità, ma fa anche le prove per il gol, impegnando Navas due volte di testa (la seconda in fuorigioco). Il vantaggio arriva con un gran sinistro di Pasalic, dopo che Kimpembe era entrato poco convinto su Zapata. Nemmeno un minuto e di nuovo Neymar si accende come un fuoco d’artificio, con tanto di tunnel allo stesso Pasalic: la mira del tiro in porta però è ancora sballata e il copione della stella solitaria contro l’ultima arrivata che danza selvaggia e razionale attorno al suo piccolo grande totem Papu Gomez, è fin troppo scontato per essere vero.

Dopo un’ora e dopo il 2-0 sprecato da Djimsiti, proprio Gomez si arrende a un dolore al ginocchio destro. Nello stesso momento, con l’Atalanta più scarica, Tuchel fa alzare il redivivo Mbappé, reduce dalla distorsione a una caviglia il 31 luglio. Sportiello para di piede sul francese, mentre Palomino salva in chiusura. La reazione del Psg, squadra senz’anima, sembra tutta qui, ma l’Atalanta non regge gli ultimi assalti. La favola finisce in tre minuti. Ma sarà difficile dimenticarla.

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