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Attilio Fontana rischia il processo per il caso camici: la Procura chiede il rinvio a giudizio

Politica

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: nell’aprile 2020 ordinò una fornitura di 75mila camici a una società intestata a suo cognato, Andrea Dini

Adesso il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, rischia il processo per il caso camici. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio nei suoi confronti: è accusato di frode in pubbliche forniture relativamente all’affidamento da parte di Regione di una fornitura di 75mila camici e altri dispositivi di protezione individuale, avvenuta nell’aprile 2020 per circa mezzo milione di euro, alla società Dama, detenuta al 90% dal cognato Andrea Dini. Ne vennero consegnati in realtà solo 50mila, dopo che grazie a un’inchiesta di Report emerse il tema di un potenziale conflitto di interessi: Dini è infatti il fratello della moglie di Fontana.

Le indagini su Attilio Fontana per il caso camici

Per questo la fornitura fu trasformata in donazione, con la conseguenza – secondo la ricostruzione degli inquirenti – che l’ordine non venne perfezionato per la mancata consegna di un terzo del materiale, cosa che ha portato i pm a formulare l’accusa di frode in pubbliche forniture. Il governatore della Lombardia all’epoca dei fatti avrebbe deciso di risarcire Dini con un bonifico da 250mila euro arrivato da un conto svizzero, che il leghista ha sempre sostenuto essere frutto dell’eredità dei genitori. Quella “donazione” (così la definì Fontana) ha però portato a nuove indagini nei suoi confronti per autoriciclaggio. Oltre a lui, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio anche per Dini, per l’ex direttore generale di Aria Spa Filippo Bongiovanni, l’ex direttrice degli acquisti di Aria Spa Carmen Schwigl e il vicario del segretario generale di Palazzo Lombardia Pier Attilio Superti.

La difesa e il commento di Matteo Salvini

Alla chiusura delle indagini, arrivata lo scorso luglio, Fontana aveva spiegato di aver agito per evitare che la Regione subisse danni “e per questo ho voluto ripristinare la prassi della donazione”. Ha poi ammesso di aver favorito la donazione “ma in modo virtuoso, non perché fosse preordinato”. Tesi che non ha convinto gli inquirenti: ora sta al Gup decidere se celebrare o meno il processo. È arrivato, puntuale, il commento del leader della Lega Matteo Salvini: “La richiesta della Procura di Milano – ha detto – è semplicemente vergognosa: chi ha aiutato la propria comunità dev’essere ringraziato e non processato”.