“Sono nata a Taza, in Marocco, però mi piace pensare di essere nata sulle montagne del Grande Atlas nel cuore di una tribù berbera, perché effettivamente è lì che ho trascorso i miei primi anni di vita”.  

Hajar Drissi ha 22 anni e a Bologna ci vive da quando ha iniziato a studiare sviluppo e cooperazione internazionale mentre i genitori sono rimasti a Jesi, una cittadina nelle Marche dove abitano dal loro arrivo in Italia, nel 2006.

In questa quarantena sta studiando per entrare a una magistrale all’Università Bocconi ma non nasconde le sue paure, sul futuro ma soprattutto sulle conseguenze che questo lockdown rischia di avere per molte persone, lei inclusa. 

“Durante questa quarantena si sono fermati anche tutti gli uffici che si occupano di immigrazione, ossia di permessi di soggiorno e documenti per la cittadinanza. Ecco, anche questo rappresenta un gran problema per me e la mia famiglia. A differenza di ciò che pensa la gente, le questioni burocratiche legate all’immigrazione rappresentano un problema grave anche nella quotidianità. Senza permesso di soggiorno non si può viaggiare, non si può rinnovare la tessera sanitaria, non ci si può iscrivere all’università o comunque sono richieste delle procedure più complesse. Questa quarantena e tutto ciò che ne consegue ha complicato molte cose.”

Nostante i timori per il suo fututo Hajar non si sta perdendo d’animo e continua a tenersi impegnata in attività e campagne di sensibilizzazione. Non da ultima Radio Kivuli. La quarantena, la mancanza di luoghi fisici di incontro, le preoccupazioni per il futuro post pandemia hanno spinto una decina di giovani attivisti di ActionAid a trovare un nuovo modo di stare assieme e dare un senso nuovo alla parola partecipazione. È nata così Radio Kivuli, rifugio in lingua swahili, una radio online ricca di approfondimenti su temi globali e locali, come le migrazioni e le discriminazioni di genere, con momenti informativi dedicati all’emergenza Covid19 e il lockdown, e ancora ricette, interviste e musica all’insegna della scoperta e dell’inclusione. 

“Ho conosciuto ActionAid più o meno tre anni fa. Arrivata a Bologna ero alla ricerca di una realtà sociale che mi potesse permettere di crescere facendomi toccare con mano quello che stavo studiando solo da un punto di vista teorico. Esser parte di ActionAid mi ha fatta sentire ancora una volta parte di una grande famiglia e comunità fatta da persone, a cui voglio bene e che mi vogliono bene. Inizialmente, non sapendo quanto sarebbe perdurata la situazione organizzavamo delle call per sentirci e tenerci in contatto, dopodiché abbiamo iniziato a pensare a come avremmo potuto reagire a questa situazione, sia per dare un apporto positivo a chi ne ha bisogno in questo momento di emergenza, sia per divertirci e dare un senso alle nostre giornate. Ed è così che è nata Radio Kivuli. Mi piace collaborare con ActionAid perché è una realtà fatta di persone, non è artificiale. Nel gruppo non ci sono disparità ed è una realtà in cui le cose nascono completamente dal basso: un giorno si parla di un’idea, se ne discute, ci si entusiasma, si decide di metterla in pratica, e qualche tempo dopo è lì, concretizzata nel migliore dei modi. È fantastico”.  

Radio Kivuli è su Spreaker. 

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All’indirizzo www.spreaker.com/user/radiokivuli sono disponibili i podcast delle prime trasmissioni e ogni settimana si arricchisce di nuove puntate e approfondimenti tematici.  

LibeRIscatti

Fotografie dell'Italia, con i suoi problemi e criticità ma soprattutto con la sua voglia di cambiamento. Realtà, volti e persone prendono forma attraverso le storie di ActionAid, organizzazione internazionale che da oltre 40 anni lavora per sconfiggere povertà e ingiustizia sociale in Italia e nel mondo

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