Italy

Auto in scarpata, la vacanza in montagna e la pesca alle trote: le vite spezzate di cinque ragazzi

dalla nostra inviata
CASTELMAGNO (CUNEO)
— Claudio Tosello ha 53 anni ed è un caporeparto dei vigili del fuoco di Cuneo. L’altra notte è salito con la sua squadra fin lassù, sotto il cielo stellatissimo della Valle Grana. Ne ha fatti di interventi, nei suoi 30 anni in divisa. Ne ha visti di incidenti. Ma ci sono immagini che appena le vedi sai già che non se ne andranno mai più dalla mente. Di questa notte montanara da buttare via resterà lo strazio di quella mamma che è rimasta abbracciata stretta stretta a suo figlio ancora caldo di vita, per ore. C’era lei e c’erano due papà, illuminati dalle fotoelettriche accanto ai loro ragazzi senza più respiro. Non è stato facile staccare le braccia della madre da suo figlio, quando è arrivata l’ora di portare le salme giù, a valle. Non importa se quella vita perduta fosse di Elia, Nicolò, Samuele, Marco o Camilla. La madre di chiunque avrebbe fatto la stessa cosa: carezze e baci, come e più di sempre.

Il fratellino

Prendi Elia, per esempio. I suoi genitori, Luca e Barbara, lo hanno stretto e coccolato ogni giorno della sua esistenza. Con quella faccia da bambino ben più piccolo dei suoi 14 anni, con quell’allegria contagiosa quando annunciava «vado a pescare», con l’eccitazione di chi si aspetta ogni volta di catturare la trota più grande del torrente. Mostrava con orgoglio il tesserino della Federazione provinciale di pesca sportiva e se chiedi a chi lo ha conosciuto di definirlo con una parola, quella parola è spensierato. Era felice di passare i mesi estivi in montagna, innamorato e rispettoso di ogni genere di animale e bravo studente di agraria, la scuola che aveva scelto e che frequentava a Fossano, dove viveva.

Sulle orme del padre

Suo fratello Nicolò era accanto a lui mentre la macchina rotolava giù. Li hanno ritrovati — fuori dall’abitacolo come tutti — vicini l’uno all’altro. Nicolò domenica aveva compiuto 17 anni e «se avesse visto quant’era felice che noi amici fossimo venuti su a festeggiarlo...». Il ragazzo che lo ricorda ha gli occhi lucidi e dice che le parole proprio non gli vengono. «Scriva solo che era bravissimo e che non meritava di morire». Da grande Nicolò avrebbe voluto fare il margaro, come suo padre. Alpeggi, mucche e formaggio. Aveva appena finito il triennio di una scuola da operatore edile ma, di fatto, lavorava già sodo nell’azienda di famiglia. I suoi sogni erano fatti di questo. Delle mandrie da spostare al tempo della transumanza, della vita di montagna, del desiderio di imparare quel vecchio mestiere e delle serate spassose con gli amici. Come l’altra sera, quando hanno deciso tutti assieme di salire fino all’alpe Chastlar, per avvicinarsi un po’ di più al cielo.

La cheerleader

Sul Defender c’era anche Camilla, avrebbe compiuto 16 anni il 5 settembre. Lei era lì per caso, perché due amiche l’avevano invitata alla festa organizzata per il compleanno di Nicolò. Era la prima volta che andava lassù e chissà di quante stelle si saranno riempiti i suoi occhi prima di chiudersi per sempre. Camilla era una cheerleader, una di quelle atlete che sanno come combinare la grazia con la danza, l’acrobazia e la ginnastica. Era nella Asd Cuneo Team Cheer e un anno fa si era esibita rappresentando l’Italia ai campionati mondiali, in Florida. Lo sport era parte della sua vita e l’esempio le arrivava dai suoi genitori. Sua madre è stata campionessa di ginnastica olimpica e tedofora alle Olimpiadi invernali di Torino, suo padre Luca è un ex pallavolista.

A bordo

C’era lo sport anche nella vita di Samuele, 14 anni, liceo classico a Saluzzo e promessa della pallavolo nel settore giovanile della Cuneo Volley. Lui era salito sul Defender assieme a sua sorella Anna, 17 anni, e a suo cugino Danilo (lei ferita lievemente, lui è grave). Nel silenzio e nel buio, l’altra notte, si sentivano fino a molto lontano le grida strazianti di Anna che ripeteva disperata «è mio fratello, mio fratello». Pochi metri più in là il corpo di Marco, il ragazzo che guidava. Di lui si sa soltanto che amava il basket (era stato giocatore), che viveva a Savigliano e che dal 2015 lavorava nel negozio di ortofrutta all’ingrosso dei suoi genitori. Presto quel negozio sarebbe diventato suo. Marco, come gli altri, avrà espresso desideri davanti alle stelle cadenti di quella notte sbagliata. Ce n’erano anche mentre quella madre teneva stretto suo figlio. Sembravano un affronto del cielo a tutto quel dolore.

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