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Banche e Covid, nel 2021 un’ondata di prestiti non ripagati da 385 miliardi di euro

Le previsioni del convegno annuale sui non performing loan di Cernobbio. L'amministratore delegato di Banca Ifis Luciano Colombini: "L'onda si sta gonfiando, ma Venezia non è ancora allagata". Dubbi sul gestore pubblico Amco

La nuova ondata di crediti deteriorati si abbatterà sul sistema bancario nel 2021 per effetto del Covid, ma non sarà l’uragano dei mutui subprime. È quanto emerso dal convegno annuale sui non performing loan di Cernobbio. In particolare secondo l’amministratore delegato di Banca Ifis Luciano Colombini la massa dei prestiti che i debitori non riusciranno a restituire in tutto o in parte passerà dai 338 miliardi previsti per l’anno in corso a quota 385 miliardi (+5%).

Una stima in linea con le attese della lobby delle banche, l’Abi, il cui direttore generale Giovanni Sabatini non ha negato l’incremento in arrivo per la “grave crisi economica, conseguenza della pandemia, i cui effetti sono da determinare”. E che arriva dopo che negli anni della grande crisi si è lavorato a ciclo continuo per ridurre l’accumulo di crediti deteriorati: secondo Bankitalia dal 2016 a fine anno il sistema bancario italiano si sarà liberato di un totale di 170 miliardi di euro, circa 20 miliardi dei quali relativi al 2020.

Quanto alle stime di Banca Ifis, il tasso di deterioramento dei crediti salirà dall’1,3% del 2020 al 2,8% del 2021, mentre il rapporto tra Npe (l’insieme dei crediti deteriorati, che comprende le sofferenze, gli incagli e i crediti scaduti) e il totale dei crediti erogati salirà dall’attuale 6,2% al 7,3% del 2021. Per Colombini “l’onda si sta gonfiando, ma Venezia non è ancora allagata. L’acqua alta – ha detto – arriverà l’anno prossimo, quando il default rate sarà raddoppiato”.

La situazione comunque migliore rispetto a 2011. Secondo l’amministratore delegato di Banca Ifis “i risultati negativi di questa crisi sono inferiori alla crisi precedente, quando il default rate fu al 4,5%” e in questa crisi ci sono stati “interventi importanti” da parte dei Governi e delle Banche centrali.

Non tutto funziona come dovrebbe però. L’incaglio in questo caso si chiama Amco, il gestore pubblico dei crediti deteriorati. “La vediamo bene – ha puntualizzato Colombini – ma con una condizione imprescindibile, che sia un operatore di mercato e dai primi segnali che abbiamo non sembrerebbe che sia proprio così”. Il settore dei gestori dei prestiti che non vengono ripagati, che “ha superato gli 8mila dipendenti con operazioni effettuate per diversi miliardi di euro va tutelata”, ha precisato sottolineando che Amco dovrebbe intervenire nei salvataggi, mentre, se opera sul mercato “i miliardi di intervento pubblico avrebbero un effetto distorsivo e graverebbero sulle spalle del contribuente”.

Non così Giuseppe De Martino, consulente del ministero dell’Economia che è socio unico di Amco. A suo avviso i timori degli operatori privati del settore “non hanno forti ragioni di esistere: il punto di forza di Amco è avere un azionista paziente che non vuole ritorni a doppia cifra sul breve periodo”, cosa che “consente di conciliare obiettivi di profitto nell’ambito di logiche di mercato con profili di interesse pubblico”.

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