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Bce: le misure di emergenza funzionano ma l’exit strategy sia molto graduale

la riunione di luglio

La presidente Christine Lagarde ha di fatto chiuso la prima fase della politica monetaria di emergenza: i rischi di frammentazione e l’instabilità dei mercati si sono fortemente ridotti. Le banche però temono una brusca eliminazione delle garanzie statali sui prestiti che potrebbe interrompere il flusso di credito all’economia

di Riccardo Sorrentino

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(AFP)

La presidente Christine Lagarde ha di fatto chiuso la prima fase della politica monetaria di emergenza: i rischi di frammentazione e l’instabilità dei mercati si sono fortemente ridotti. Le banche però temono una brusca eliminazione delle garanzie statali sui prestiti che potrebbe interrompere il flusso di credito all’economia

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«Siamo a buon punto». La Banca centrale europea ha colto gli obiettivi che si era posta in questa prima fase di contrasto con gli effetti della pandemia e del lockdown. Non tutto è tornato alla situazione precedente la diffusione del coronavirus, ha spiegato in conferenza stampa la presidente Christine Lagarde, ma «il sentiment dei mercati finanziari è migliorato», in seguito alla loro stabilizzazione e si è ridotto il rischio di «frammentazione finanziaria dell’eurozona».

Le misure adottate dalla Bce, insomma, sono «efficaci e adeguate; e funzionano». Non solo: sono state usate solo in parte, e per questo motivo la Banca centrale europea non ha ritenuto dover modificare né l’orientamento di politica monetaria, né il dettaglio dei provvedimenti adottati. Al momento, il piano di acquisti pandemico - che è stato anche rallentato - spinge verso l’alto, nell’orizzonte temporale che va fino al 2022, il pil di 1,3 punti percentuali e l’inflazione di 0,8 punti.

Soprattutto, è stato usato solo una piccola parte del pacchetto: 360 miliardi dei 1.350 previsto per il solo Pepp, al quale si aggiungono gli acquisti del secondo quantitative easing e i prestiti alle banche delle Tltro, le aste di liquidità finalizzate alla concessione dei crediti bancari. Il Pepp, ha ricordato la Lagarde, ha avuto fin dall’inizio due obiettivi: quello di evitare la frammentazione dell’eurozona e il blocco del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, e quello di sostenere la ripresa dopo la recessione “imposta” dalle misure di contenimento. Anche le sue dimensioni era quindi già adeguate allo scopo.

Le banche, del resto, hanno ben risposto aumentando la quantità di credito fornito alle imprese non finanziaria. Al momento di tratta però di prestiti destinati a fornire liquidità durante l’ibernazione e nelle prime fasi di risveglio dell’economia e non finanziano ancora gli investimenti. Molte aziende di credito - ha ricordato Lagarde facendo riferimento all’ultimo sondaggio sulla situazione del mercato bancario - temono infatti che ci sarà un irrigidimento degli standard di concessione del credito in futuro.

È esattamente quello che occorre evitare, un cliff effect, un brusco passaggio da una fase all’altra. le aziende di credito, ha notato Lagarde, temono soprattutto che vengano meno, e bruscamente, le garanzie statali sui prestiti alle imprese, mentre - come ha invitato a fare anche la Commissione - occorre un phasing out, una lenta e graduale eliminazione.

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