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Benno Neumair, Madè piange i genitori e non cita il fratello: «Una morte ingiusta, vi sento vicini»

BOLZANO- Un addio lungo 165 giorni. Un tempo lunghissimo che non è servito ad addomesticare il dolore. Madè arriva davanti al leggìo accanto all’altare e prima di cominciare a parlare asciuga le lacrime. «È il 5 gennaio 2021 — attacca — sono le 12.30. Dove siete? Sono le 13, poi le due, le quattro del pomeriggio, sono seduta in cucina col cellulare in mano, ho paura, una paura fitta. Chiudo gli occhi e cerco di sentirvi, di capire. Dove siete?». Parte da qui il suo saluto a Peter Neumair, suo padre, e a Laura Perselli, sua madre. Parte da quel presentimento e dai pensieri di una figlia che sa già tutto senza sapere ancora niente.

Buttati nell’Adige

Madè sa, quel 5 gennaio, che i suoi genitori non ci sono più e che Benno, suo fratello, sta dicendo una montagna di bugie. Peter e Laura erano già morti da un giorno, l’acqua gelida dell’Adige stava portando lontano i loro corpi e Benno stava cercando di spiegare al mondo che erano usciti, forse per una passeggiata, forse chissà, lui non ne sapeva niente — giurava — aveva dormito fuori e al mattino non li aveva trovati. Un castello di menzogne sbriciolato in mille pezzi quando hanno ritrovato il corpo della madre, il 13 febbraio. Li aveva uccisi lui, strangolati, aveva buttato i loro corpi nel fiume e aveva provato a costruirsi un alibi.

I funerali

Venerdì, 165 giorni dopo, i funerali nel duomo di Bolzano. Con le parole di Madè che un altoparlante diffonde nell’aria calda davanti al sagrato. Lei racconta del telefono muto di quel 5 gennaio e rivede se stessa, sgomenta: «Vi sento nettamente, più vicini che mai, silenziosi e forti. È diverso, sento che siete scivolati via, è una sensazione fisica che mi prende di sorpresa, è come se un’antenna non riuscisse più a prendere il segnale». Le bare bianche,le corone di rose bianche, i mazzetti di plumeria accanto alle fotografie in bianco e nero di Peter e Laura, i posti a sedere esauriti, la gente che arriva un’ora prima per passare davanti ai feretri e fermarsi anche solo un istante per un pensiero, una preghiera... La cerimonia in memoria di questi due insegnanti è un abbraccio collettivo per i loro familiari, soprattutto per Madè e per Carla, la sorella di Laura.

Per il fratello neanche una parola

«Oggi siete qui davanti a noi finalmente riuniti», dice Madè dopo aver ricordato che il corpo di suo padre è stato ritrovato il 27 aprile, «ma non volevate una morte ingiusta, non volevate un morte violenta, vi è stato tolto il respiro, vi è stata tolta la parola ma siete qui e siete dovunque. Siete la mia luce, siete la mia aria e siete tutto». Non c’è posto fra nessuna delle sue parole per il nome del fratello in carcere. Nessun riferimento, salvo un accenno, un pronome che porta a lei e a Benno insieme: «Mancano le parole per dirvi quanto vi ringrazio. Grazie per quello che siete stati, per quello che ci avete dato». Madè scandisce i tempi di questa storia nera e per ogni passaggio racconta un po’ della sua sofferenza di quel giorno preciso: «È il 13 febbraio, Mami, e sei sotto il lenzuolo bianco. Vedo i tuoi capelli corti, vedo la sabbia. Ti canto sottovoce la ninna nanna che mi cantavi sempre. È il 27 aprile e vedo il tuo orologio e il tuo braccio rosicchiato da più di 100 giorni in tempesta, Papi».

L’ultimo abbraccio

Quando il portone del duomo si chiude, quando anche l’ultimo abbraccio si scioglie, Madè si incammina a piedi verso casa, proprio mentre si diffonde la notizia che suo fratello ha chiesto e ottenuto di essere accompagnato dagli agenti penitenziari davanti alle bare di Peter e Laura. Pochi minuti e chissà quali pensieri gli sono passati per la mente... Dal 5 gennaio, dal telefono muto di sua madre in poi, per Madè Benno semplicemente non esiste più. Come dice la loro zia Carla: «C’era un prima e c’è un dopo». Il prima era la loro vita, il dopo è adesso.

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