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Biden, raffica di decreti in 10 giorni per ribaltare le politiche di Trump

Nel tentativo di marcare subito una svolta e liberarsi dall’eredità lasciata da Trump, Joe Biden firmerà una raffica di decreti urgenti già nei primi dieci giorni di presidenza. Si tratta di «ordini esecutivi» che, a differenza della manovra anti-covid e anti-recessione da 1.900 miliardi, non richiedono l’approvazione del Congresso. I primi provvedimenti scatteranno immediatamente dopo aver giurato, il 20 gennaio, ha rivelato un documento diffuso da Ron Klain, prossimo capo di gabinetto della Casa Bianca, consultato dal The New York Times.
Si tratta di decreti tesi a ribaltare alcuni dei provvedimenti più controversi del suo predecessore: dal divieto di ingresso negli Usa per i cittadini di alcuni Paesi a maggioranza musulmana (il «Muslim ban») alla riunificazione delle famiglie di immigrati separate al confine col Messico. Biden renderà subito obbligatoria la mascherina in tutti gli edifici pubblici federali e nei mezzi di trasporto - aerei, bus e treni — che collegano i 50 Stati Usa. Sul piano internazionale, fin dal primo giorno del suo insediamento, Biden firmerà il rientro degli Stati Uniti negli accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico e nell’Organizzazione mondiale della sanità.

Sarà dunque un Inauguration Day senza precedenti nella storia americana, con la cerimonia e il tradizionale programma di eventi stravolti dai rischi per la sicurezza. Da una parte la pandemia fuori controllo, dall’altra il pericolo di proteste armate da parte di sostenitori pro-Trump e di gruppi dell’estrema destra. Un allarme quest’ultimo accresciuto dall’arresto di un uomo armato e con credenziali di accesso alla cerimonia false, un episodio su cui ora indaga l’Fbi.

La chiamano «Zero Fail Mission», missione che non può fallire. Washington in queste ore è una città blindata, fortificata, militarizzata. Una cosa mai vista. Fino a 25 mila i soldati della Guardia Nazionale dispiegati nella capitale federale a sostegno delle forze di polizia, degli uomini del Secret Service e degli agenti dell’Fbi. Tutte le strade attorno al cosiddetto Federal Triangle sono chiuse, decine i checkpoint e i blocchi. L’area di Capitol Hill e quella della Casa Bianca sono protette da una barriera quasi invalicabile alta oltre due metri. Il National Mall, il grande viale monumentale al centro di Washington, è chiuso. Alberghi e Airbnb hanno cancellato tutte le prenotazioni per evitare l’afflusso di persone e le compagnie aeree hanno rafforzato i controlli su tutti i voli per Washington. Ma l’allarme è nel Paese intero, col timore di disordini davanti alle sedi istituzionali di molti Stati Usa.

In questo clima Biden, che a 78 anni sarà il presidente più anziano della storia Usa, ha dovuto rinunciare a raggiungere Washington in treno dalla sua Wilmington, per rievocare i suoi 36 anni vissuti da senatore-pendolare. Dopo il giuramento si recherà nello storico cimitero di Arlington per deporre una corona di fiori sulla tomba del milite ignoto, affiancato dalla prima vicepresidente della storia Usa, Kamala Harris, e da tre ex presidenti e tre ex first lady: Bill e Hillary Clinton, George e Barbara Bush, Barack e Michelle Obama. In formato virtuale l’iconica parata lungo Pennsylvania Avenue e il suggestivo Inauguration Ball alla Casa Bianca.

Intanto il presidente eletto passa il weekend preparando l’atteso discorso di insediamento che pronuncerà dopo aver giurato sulla Bibbia con la tradizionale formula di 35 parole, esattamente a mezzogiorno. Il suo discorso sarà guidato dal concetto di «America United», con cui cercherà più che mai di toccare le corde di un Paese diviso e ferito, lanciando un forte appello alla riconciliazione ed enfatizzando la necessità di ripristinare la fiducia reciproca e nelle istituzioni.

Ben diverso l’ultimo fine settimana da presidente di Donald Trump, il primo presidente in 150 anni a non partecipare all’Inauguration Day. Ci sarà invece il vicepresidente uscente Mike Pence. Isolato, rancoroso, The Donald resta ancora rinchiuso in quella Casa Bianca che, come estremo dispetto, lascerà solamente la mattina del 20 gennaio. Ore prima del giuramento di Biden l’elicottero presidenziale lo condurrà alla base di Andrews per l’ultimo volo sull’Air Force One, quello che lo porterà nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, dove si trasferirà con la moglie Melania dopo aver ripudiato per motivi fiscali la sua New York. A salutarlo alla base di Andrews dovrebbero esserci solamente una banda militare e 21 salve di cannone. Un’uscita di scena non teatrale, dunque, salvo sorprese dell’ultim’ora.

Sulla scrivania dello Studio Ovale in queste ore l’elenco dei possibili provvedimenti di grazia che Trump potrebbe firmare negli ultimi giorni. Tra le sue mani anche la lista dei «traditori», quelli che non lo hanno più seguito nel suo folle intento di ribaltare l’esito delle elezioni. Medita vendetta The Donald, mentre nelle prossime settimane tra i repubblicani si aprirà la definitiva resa dei conti tra chi ancora vorrebbe seguirlo e chi invece guarda all’impeachment e pensa sia l’ora di riappropriarsi del partito dopo quattro anni di eccessi.


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