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Bologna, viaggio nel reparto di terapia intensiva: “Chi pensa che il Covid sia una favola, venga qui”

“Se qualcuno possa pensare che questa sia una favola si facesse un giro qua dentro per capire che una favola non è. Bisogna capire che, coi sacrifici che faremo tutti, se vogliamo uscire e vincere questa battaglia, dobbiamo farlo fuori. Per evitare che il sistema per quanto organizzato, vada al collasso”. Abbiamo incontrato il dottor Nicola Cilloni, responsabile dell’area critica della terapia intensiva all’Ospedale Maggiore di Bologna e insieme a lui siamo entrati nell’hub inaugurato a Giugno con macchinari di ultima generazione per far fronte all’emergenza Covid 19. Fino a un mese fa non aveva malati di Coronavirus, mentre adesso, su 34 posti disponibili, 24 sono occupati da pazienti attaccati a dei respiratori. “Questo reparto è stato costruito smantellando completamente quello esistente di ortopedia. Abbiamo fatto tutto in quaranta giorni” dice Cilloni.

All'interno del reparto, al dodicesimo piano, è stato creato un sistema che consente, diversamente dai mesi più duri dell'epidemia in Italia, visite dei parenti e maggiori accorgimenti per evitare occasioni di contagio: “Quello che stiamo cercando di fare, ovviamente avendo una grande collaborazione da parte di tutto il personale, è che nelle situazioni dove non c’è più nulla da fare i familiari possono essere vestiti, accompagnati dentro e trascorrere quest’ultimo momento di saluto e presenza insieme al loro caro” dice Elisa Righini, psicologa Area Critica dell’ospedale. “Il messaggio che voglio dare è che è diverso il nostro morale: se a marzo non potevamo aspettarci una situazione del genere, adesso pur avendo una percezione di quello che sta succedendo lavori sempre, tanto, ma con un po’ di malincuore pensando che fuori questa cosa poteva essere con un po’ più di senso civico sicuramente ridotta. Lavoriamo tutti insieme, noi lavoriamo qui, ma i pazienti si ammalano fuori…”conclude Cilloni.

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