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Brevetti vaccini, Draghi: "Deroga a tempo e stop blocco export''

Dall'inviata Ileana Sciarra - Arriva durante la cena informale tra i leader Ue, a Porto, la via di Mario Draghi sulla deroga ai brevetti, a ben due giorni dalla svolta di Joe Biden sulla proprietà intellettuale dei vaccini. Ieri una dichiarazione 'striminzita', quasi come se il presidente del Consiglio prendesse tempo, studiando bene tutte le pedine in campo prima di prendere posizione. Oggi lo fa con chiarezza, sembra tendere la mano al presidente degli States ma al tempo stesso, con la fermezza che lo contraddistingue, chiede che si sblocchi la partita dell'export, che l'Europa su questo fronte non sia lasciata sola.

E' un discorso a tratti anche duro il suo, quasi a dare una scossa alle Big Pharma ricordando milioni di persone che non hanno la possibilità di vaccinarsi e che, per questo, rischiano di perdere la vita. Ma, da grande economista qual è, Draghi entra anche nei meccanismi di una deroga che, se ben congegnata e a termine, non rappresenterebbe certo un disincentivo per chi produce.

Un discorso chiaro e per alcuni versi anche controcorrente, considerando che proprio oggi la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, dopo lo stop di Angela Merkel, ha stroncato anche lei con fermezza l'apertura di Biden sui brevetti. "I vaccini servono ora - ha detto - La deroga temporanea sui brevetti non risolve il problema nel breve e medio periodo. Ciò che serve è una condivisione dei sieri, l'export di dosi e investimenti per accrescere". Ma ha chiesto anche di aprire a una discussione che dia la possibilità di uscirne con "una visione a 360 gradi". Draghi dimostra di aver studiato tutte le variabili, compresi i limiti, o meglio i pericoli, che una deroga ai brevetti comporterebbe, in termini di sicurezza e complessità della produzione. Produzione, rimarca, che va aumentata in tutta Europa.

In Europa dobbiamo continuare ad accelerare le vaccinazioni con trasparenza e affidabilità - il ragionamento di Draghi al tavolo dei leader -. Occorre inoltre aumentare la produzione in ogni parte d'Europa. Gli altri paesi devono rimuovere i blocchi alle esportazioni: l'Ue esporta l'80% della propria produzione verso Paesi interessati da blocchi alle esportazioni. In questo contesto, vedo con favore la proposta del presidente Biden.

Siamo di fronte a un evento unico: milioni di persone che non sono in condizione di acquistare i vaccini stanno morendo, rimarca con forza Draghi chiedendo di non ignorare quel grido di dolore che "risuona". Sappiamo che le risorse finanziarie non sono e non saranno mai sufficienti, ma l'Europa è l'Europa e non può voltarsi dall'altra parte.

Le case farmaceutiche hanno ricevuto finanziamenti enormi dai governi, ricorda poi il presidente del Consiglio nella sua 'prima' in presenza in un'assise europea, e a questo punto ci sarebbe quasi da aspettarsi che ne restituissero almeno una parte a chi ha bisogno. Ma poi aggiunge che persone che conoscono bene la materia gli hanno spiegato che una misura "temporanea e ben congegnata" non rappresenterebbe un disincentivo per l'industria farmaceutica. Lì potrebbe esserci la chiave di volta, la soluzione. Ci sono tuttavia due ulteriori problemi che dovranno essere affrontati affinché la proposta si possa, per Draghi, considerare realistica: la sicurezza della produzione e l'incredibile complessità del processo produttivo. Ma una riflessione va fatta, perché "come europei non possiamo ignorare questo problema".

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