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Bruxelles, Sassoli sospende la diaria a causa del Covid e gli eurodeputati protestano: “Vogliamo i rimborsi, c’è l’affitto da pagare”

Il Presidente chiude gli uffici registri dal 2 al 30 novembre per evitare il rischio contagi che stanno falcidiando il palazzo e l'intero Paese. L'annuncio scatena una raffica di mail di contestazione, in testa i "rigorosi" tedeschi e i "frugali" dell'Est. Tutto per garantirsi 323 euro a presenza oltre lo stipendio base di 6600 euro netti (e rimborsi). Ecco chi guida la fronda

Il Belgio sprofonda nel contagio, ma a Bruxelles ci sono politici che hanno sprezzo del pericolo e pretendono di starci ad ogni costo. Non per spirito di servizio, ma per la diaria. E a guidare la fronda sono i “rigorosi” tedeschi e i “frugali” dell’Est. La protesta, raccontano Il Foglio e l’Huffington Post, è avvenuta a suon di mail ed è stata scatenata dalla decisione del presidente David Sassoli di chiudere l’Ufficio centrale registri per via del crescendo di contagi nel palazzo e in tutto il Paese. Il Belgio, infatti, è grande come la Lombardia ma è falcidiato da 24mila nuovi casi al giorno e per questo sta procedendo a un progressivo lockdown. Molti eurodeputati non l’hanno presa bene. Il perché è presto detto: quell’ufficio è il luogo fisico dove segnano le presenze per ottenere la diaria, circa 323 euro ogni volta, che si sommano ad uno stipendio base di 6600 euro netti più i rimborsi (viaggi, pc, ecc).

L’Ufficio di Presidenza non ha fatto nulla di sconveniente, visto che il Parlamento lavora da remoto – benché il palazzo non sia totalmente chiuso, è possibile la presenza di una persona per ufficio – e che registrare le presenze in aula non ha molto senso, visto che la diaria è concepita per coprire le spese di chi sta fisicamente al lavoro. La pratica però è un’altra, e il tenore della mail di protesta tradisce l’andazzo generale nei mesi dalla pandemia: con l’Europarlamento formalmente chiuso, molti eurodeputati si fiondavano a Bruxelles per registrarsi e garantirsi fino a 1500 euro a settimana di diaria, affollando così gli uffici e mettendo così a rischio dipendenti e collaboratori, salvo partecipare poi “da remoto” alla seduta, come imposto dalla Presidenza.

La decisione – va sottolineato – è temporanea: scatterà il 2 novembre fino al 30. Ma 28 giorni di lontananza dal palazzo, diciamo così, devono sembrare insopportabili a molti eurodeputai, che hanno deciso di protestare ufficialmente. I più accorti non parlano di portafoglio, scomodano altri principi di rappresentanza. Lo fa il tedesco del Ppe Markus Ferber che non a caso siede da 26 anni nello stesso emiciclo: “Come presidente del Parlamento europeo – si legge nella mail inviata come risposta – dovresti impegnarti per rendere il nostro lavoro possibile e non per ostacolarlo. Un Parlamento che venga chiuso per decisione del suo massimo rappresentante perde la sua legittimazione”. Il sovranista tedesco Maximilian Krah, eurodeputato dell’estrema destra Alternative für Deutschland che siede nello stesso gruppo della Lega ‘Identità e democrazia’, contesta così quella “decisione disastrosa”: “Caro presidente, così facendo lei dimostra l’inutilità di questa Camera. Lei non è stato votato per questo! È grottesco tenere plenarie in cui la presenza degli eurodeputati non è richiesta. È suo dovere far sì che questa Camera possa lavorare. Sfortunatamente lei fa l’opposto. Dubito che la sua decisione sia legale; secondo me sta agendo contro le regole e le procedure del Parlamento, ma anche contro i Trattati”.

La diaria vale grosso modo metà dell’eurostipendio, per questo c’è chi non infiocchetta neppure il tentativo di far retrocedere la Presidenza, ma va dritto al punto, pane al pane. Ecco alcune delle mail che ilfattoquotidiano.it ha recuperato. Scrive il greco Ioannis Lagos: “Per favore si valuti la possibilità di farci registrare via internet oppure in un ufficio ‘covid-free’ nel quale verrebbero vietati gli assembramenti. Non è giusto che veniamo privati delle diarie di cui siamo titolari”. Il liberale finlandese Nils Torvalds, di Renew Europe, fa notare che “molti di noi hanno preso casa a Bruxelles con un contratto di un anno o anche tre. Quando veniamo a Bruxelles dobbiamo essere sicuri di percepire l’indennità per i giorni in cui siamo in città, per buone ragioni”. “Va ricordato che, per via della pandemia questa primavera molti di noi si sono trasferiti a Bruxelles con la famiglia…”, sottolinea anche Yana Toom, estone di Renew Europe. “La cosa scandalosa – ammette un eurodeputato italiano che preferisce conservare l’anonimato – è che questi signori pretendono la diaria nonostante l’Europarlamento li abbia messi in condizione di svolgere tutto il loro lavoro, voto compreso, da casa. E lo fanno anteponendo il portafoglio alla salute loro e degli altri. Magari è l’occasione buona per cambiare le regole e mettere fine all’andazzo dei ‘furbetti della diaria’ che prendono i voli da Portogallo, Grecia, Estonia e così via per passare timbrare un foglio e poi tornare a casa. Il Covid ha reso questa brama solo più spudorata e pericolosa”.

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