Italy

Calcio in streaming col pezzotto, alla Finanza i contatti di 15mila utenti italiani

Sarebbero circa 15mila, secondo le stime, gli utenti italiani del "pezzotto" individuati dalla Guardia di Finanza, che con l'operazione lampo di ieri ha "spento" 600 siti che trasmettevano illegalmente le partite degli Europei di calcio 2021. Tutti incollati davanti al televisore a veder fronteggiarsi Olanda e Austria, Danimarca e Belgio o Ucraina e Macedonia. E tutti, adesso, a rischio di vedersi recapitata una busta con mittente Prefettura di Napoli e all'interno una sanzione amministrativa da 1.032 da pagare per non incappare nel penale.

Europei 2021 in straming, chiusi 600 siti pirata

L'operazione, condotta dal Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche, specialità della Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Napoli, è partita dopo la segnalazione della Uefa ed è interessante anche perché è la dimostrazione dell'adeguamento delle tecniche investigative alle nuove tecnologie: c'erano in giro siti che trasmettevano illegalmente le partite di calcio e riportavano la scritta "Xtream – Code", come quelli buttati giù nel settembre 2019, con l'aggiunta "Reborn", ovvero rinati. Come a dire: siamo sempre noi, ci siamo ripresi dopo la batosta di due anni fa.

E il sospetto, in effetti, è proprio che questa nuova organizzazione, che aveva portato il "pezzotto" in casa di altre 100mila persone, sia legata in qualche modo alla precedente e a quella del novembre 2020. Centomila connessioni mappate (e 10/15 mila solo italiane), che mostrano che, soltanto intorno agli Europei, il business dello streaming illegale renda circa un milione di euro.

Alla Finanza i contatti di 15mila utenti italiani del pezzotto

Ieri, tra un cross e un tiro in porta, gli spettatori abusivi delle partite si sono visti staccare la connessione e comparire un messaggio che, ricordando che stavano usando una trasmissione illegale, li avvisava che i loro contatti erano stati acquisiti. Perché, e questo è un particolare importante, i loro dati ora sono tutti in mano alla Guardia di Finanza. Che non ha (ancora) nomi e cognomi, ma ha tutto quello che serve per arrivarci e per farlo in tempo breve.

Gioia e dolori del "pezzotto", che proprio per la tecnologia usata, la IPTV, televisione tramite Internet, è molto facile da usare ma espone proprio a questo tipo di rischi: semplificando enormemente la faccenda, tutti gli utenti si collegano allo stesso o comunque a pochi server centrali. La trasmissione non è però in chiaro, c'è bisogno di autenticarsi, di loggarsi. E così devono essere inseriti username e password, che devono trovare una corrispondenza con quelli immagazzinati nei database.

A questi si aggiunge l'indirizzo ip, che identifica la linea telefonica, un po' come il numero di cellulare che compare sul display di chi riceve la chiamate. Tre dati fondamentali, che in breve tempo possono portare all'identificazione dell'utente e alla (già citata) busta dalla Prefettura.

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