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Calenda contro Renzi: “Come cavolo ti viene in mente di legarti all’Arabia Saudita e allearti con Miccichè. Fermati un secondo a riflettere”

Anche il leader di Azione si accorge della deriva verso destra dell'ex presidente del Consiglio, entrato nel vivo di una fase di transizione che ha sempre negato: "Dovremmo lavorare insieme e costruire un grande polo riformista. Ma come possiamo farlo credibilmente se continui così. Non comprendi il rischio di distruggere anche la legacy di una stagione di cambiamento?"

Se non è un ultimatum, poco ci manca. Adesso anche Carlo Calenda si accorge della deriva verso destra di Matteo Renzi, con il leader di Italia Viva entrato nel vivo di una fase di transizione che ha sempre negato. Non solo per quei rapporti tra business e politica che il leader di Azione aveva già stigmatizzato, ma anche per l’alleanza alla luce del sole con il centrodestra in Sicilia. L’europarlamentare lancia un avvertimento alla sua prima sponda per la costruzione in chiave nazionale di quella “alleanza riformista” sperimentata con il listone che lo ha sostenuto nella corsa, fallita, al Campidoglio: “Dovremmo lavorare insieme e costruire un grande polo riformista. Ma come possiamo farlo credibilmente se continui così! Fermati un secondo a riflettere. Te lo chiedo pubblicamente dopo averlo fatto tante volte privatamente. Fermati”.

All’indomani della nuova partecipazione dell’ex presidente del Consiglio ai panel della fondazione saudita nel cui board siede, in contemporanea con la bocciatura del Ddl Zan in Senato, Calenda non gliele manda a dire: “Ma come cavolo ti viene in mente di legarti all’Arabia Saudita e allearti con Miccichè”. Introducendo il secondo granello di sabbia nell’ingranaggio del polo riformista: la decisione di Italia Viva di formare il gruppo con Forza Italia all’Assemblea regionale, appoggiare il centrodestra alle Comunali di Palermo con vista sulle prossime Regionali siciliane. Un patto – dietro cui si staglia la figura di Marcello Dell’Utri, come raccontato da Il Fatto Quotidiano – suggellato dalla cena con il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè nella tristellata Enoteca Pinchiorri di Firenze.

“Sei stato uno dei presidenti del Consiglio più riformisti della storia di questo Paese – scrive Calenda a Renzi – Dalle unioni civili a Industria 4.0 abbiamo fatto cose che nessun governo era riuscito a fare prima. Ti ho visto difendere la democrazia e diritti delle minoranze davanti a Putin in Russia. Prendendo più applausi di lui. Hai combattuto per una riforma sacrosanta della Costituzione”. E invece adesso, tra i legami con il principe Bin Salman e la stretta di mano con Miccichè, chiede il leader di Azione: “Non comprendi il rischio di distruggere anche la legacy (eredità, ndr) di una stagione di cambiamento? Dovremmo lavorare insieme e costruire un grande polo riformista. Ma come possiamo farlo credibilmente se continui così”.

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