Italy

Cantare sempre vittoria,  lo sport preferito dei politici

Caro direttore,
naturalmente hanno vinto tutti: Di Maio sbandiera la vittoria del sì «dimenticando» che il suo Movimento è ridotto a consensi pari a un prefisso telefonico; Zingaretti evidenzia la riconquista di Toscana, Puglia e Campania «dimenticando» la perdita delle Marche, la sconfitta in Liguria (dove l’alleanza con M5S si è rivelata pessima), e la giravolta sul referendum; Salvini gioisce per Veneto, Liguria, Marche e Valle d’Aosta «dimenticando» che ancora una volta ha mancato la spallata. Tutti hanno vinto e ha perso solo uno: il popolo italiano che dovrà aspettare ancora due anni prima di poter decidere il suo futuro.
Gianfranco Fago

Caro signor Fago,
Quello che lei descrive è lo sport preferito dai politici di ogni colore dopo qualsiasi elezione. È rarissimo trovare qualcuno che ammetta di aver perso o che le cose non sono andate come sperava. C’è sempre una percentuale, una città, un comune a cui aggrapparsi per affermare di aver vinto. Nel caso delle amministrative il caos delle dichiarazioni e delle interpretazioni raggiunge il suo apice, anche per la presenza di tantissime liste civiche, del presidente, del candidato sindaco e così via che rendono i dati di difficile lettura in chiave nazionale. Io penso che le elezioni locali e regionali andrebbero accorpate in un’unica data per evitare questa costante fibrillazione del sistema: passiamo infatti ogni volta almeno due mesi ad aspettare, litigare, profetizzare e analizzare. Con il risultato di una palude in cui finisce l’attività del governo e del Parlamento.
Sulle ultime elezioni, se si vuole fare un bilancio onesto, si possono però indicare alcuni elementi certi. Il primo: il centrodestra in un paio di anni ha ribaltato la situazione nelle Regioni conquistandone 15 su 20, chiara indicazione della forza maggioritaria della coalizione Salvini-Meloni-Berlusconi nel Paese. Il secondo: la Lega di Salvini è in declino rispetto al boom delle Europee e dei sondaggi del 2019 e ha fallito la spallata in Toscana, dopo quella in Emilia-Romagna, dove il Pd e il centrosinistra resistono come in buona parte dell’Italia. Il terzo: i Cinque Stelle sono in caduta libera dopo il quasi 33% del 2018. E non ci sembra che questo accada solo nelle elezioni locali. Per queste ragioni il governo ha buone chance di andare avanti fino alla fine della legislatura, ma lo farà in una situazione di tensione tra i principali partiti che lo compongono. E il prossimo voto per i sindaci delle grandi città non sarà certo un toccasana.

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