Dice di sentirsi “scagionato” da ogni accusa e, insieme, spiega che “può darsi” che sull’acquisto da parte della Segreteria di stato vaticana di un immobile a Londra si sia verificata “solo una sconcertante incompetenza”. Il cardinale George Pell, ex prefetto della Segreteria per l'Economia, parla mentre negli Stati Uniti esce il suo libro sui giorni trascorsi in carcere in Australia, “Prison Journal” (Ignatius), e avverte che la stagione degli scandali, la “festa” , così la chiama lui, "non è finita”.

Il porporato australiano ha concesso la prima intervista da quando è tornato a Roma all'Associated Press. Se ne andò dall'Italia nel 2017 per difendersi dalle accuse di pedofilia. Venne condannato e poi imprigionato per oltre 400 giorni. Infine fu assolto dalla Corte suprema. È tornato nella capitale italiana, nella sua residenza in piazza della Città Leonina, proprio mentre il Papa accettava le dimissioni di Angelo Becciu dalla guida della Congregazione per le Cause dei Santi, presule col quale non era mai andato d’accordo. Fu proprio per i rapporti tesi con la Segreteria di Stato, infatti, che l’opera di rinnovamento delle finanze vaticane da parte di Pell ha subìto le maggiori resistenze.

Pell spiega che quando fu messo a capo della Segreteria per l’Economia sapeva che sarebbe stato tutto “un po' caotico”, ma “non ho mai, mai pensato che sarebbe stato uno spettacolo Technicolor come è stato”. E ancora: “Non pensavo che ci fosse così tanta criminalità coinvolta”.

  Sulla sua vicenda giudiziaria dice che “sarebbe meglio per la Chiesa se queste cose non fossero accadute”. E ancora: “Ma dato che sono accadute, è piuttosto chiaro cosa stavamo cercando di fare: cercando di fare e in certa misura siamo riusciti a fare”.

Pell parla anche dell’udienza avuta recentemente col Papa appena rientrato a Roma dall’Australia: “Ha riconosciuto quel che stavo cercando di fare. E penso che la triste riprova siano le rivelazioni e gli sviluppi che ci sono stati”.

  L'ex capo dell'Economia della Santa Sede e il suo avvocato hanno ipotizzato un possibile collegamento fra la resistenza che incontrò in Vaticano e la sua partenza per il processo in Australia: “Spero per il bene della Chiesa che non ci sia nulla del genere”, dice oggi. “Alcuni australiani, alcuni miei famigliari mi hanno detto: 'Beh, se la mafia ti perseguita, o perseguita qualcun altro, è un conto. Ma è un po' peggio se queste cose vengono da dentro la Chiesa'”. Pell, tuttavia, conclude dicendo di non essere sicuro se ci sia un simile collegamento: "Ma penso che lo scopriremo, se c'era o non c'era. Di certo la festa non è finita".