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Casa da fuorisede: gli oggetti immancabili

Le case degli studenti fuorisede si riconosco immediatamente (arredamento risalante a cinquant’anni prima, pavimenti di graniglia come quelli della nonna, condizioni igieniche non proprio da manuale), ma ci sono alcuni oggetti che fugano ogni dubbio. Ecco quali sono.

I bicchieri “presi in prestito” dai bar.


I pezzi presenti nella cucina di uno studente fuorisede sono tutti diversi tra loro. Qualcosa è stato messo a disposizione dal proprietario di casa che, mosso a compassione, ha recuperato chissà dove delle tazze dai motivi floreali e comprato un set di coltelli che non tagliano; qualcos’altro è stato lasciato dai magnanimi inquilini precedenti e da quelli prima ancora, un’eredità di pentole e taglieri che si tramanda da un contratto d’affitto all’altro; e qualcos’altro ancora è stato acquistato dai genitori in visita, inorriditi all’idea che il figlio disponesse di un’unica teglia da forno incrostata. Infine, ci sono i boccali da birra, i calici per il vino, i bicchierini bassi e larghi da whisky e quelli stretti per l’amaro. La tavola di un fuorisede è un’accozzaglia di bicchieri di ogni tipo, accomunati da un’unica caratteristica: vengono tutti dai bar della zona. Non lo chiamerei furto, piuttosto direi comodato d’uso.


Lo stendino per i panni sempre in mezzo ai piedi.
Uno studente fuorisede ha la stessa probabilità di trovare una casa con balcone quante ne ha di ottenere uno stage retribuito o di incontrare l’amore su Tinder, cioè pochissime. L’ipotesi asciugatrice non l’ha mai neanche contemplata, dato che persino avere una lavatrice funzionante sembra quasi un miracolo. Così, è costretto a servirsi di quello strumento del demonio che viene chiamato stendino. Scomodo e ingombrante (e contemporaneamente mai abbastanza grande), lo stendino non va mai in vacanza: un coinquilino non fa in tempo a metterlo via, che un altro è pronto a piazzarlo nuovamente in corridoio per metterci ad asciugare le sue magliette e i suoi jeans freschi di bucato. Alla fine, tutti imparano a riconoscere le mutande di tutti, e lo stendino diventa quasi uno di famiglia.


Le bottiglie vuote risalenti a una festa di sei mesi prima.
Tra feste, cene e aperitivi, le case degli studenti fuorisede sono cimiteri di bottiglie vuote, che si accumulano in giro fino a trasformarsi in pezzi di arredo. Alla fine uno dei coinquilini si immola coraggiosamente, le raccoglie e le butta nel cassonetto più vicino, rendendosi conto che l’operazione è durata quattro minuti in tutto (inclusi i 30 secondi necessari per infilarsi le scarpe e gli altri 30 per scendere le scale del palazzo). Nonostante questo, la storia è destinata a ripetersi: una nuova, nutrita schiera di bottiglie di birra, vino e superalcolici del discount si formerà, e passerà un secolo prima che qualcuno si decida a fare qualcosa in merito. E ancora, e ancora, e ancora, praticamente all’infinito.


La piantina di basilico morta.
Gli studenti fuorisede sono abituati a un’alimentazione non proprio casalinga: scadenti sughi pronti, scatolette di tonno sott’olio, pizza surgelata e sushi a domicilio per le grandi occasioni. Eppure, a un certo punto, decidono che hanno assolutamente bisogno di una piantina di basilico (o rosmarino, o salvia, o timo): le erbe aromatiche fresche sono tutta un’altra cosa, si sa. Manco a dirlo, il vegetale avrà vita brevissima, ma il suo vasetto resterà sul davanzale a tempo indeterminato, a imperitura memoria di quello che succede quando ci si convince di avere il pollice verde. Diciamocelo, una casa di studenti fuorisede senza una pianta stecchita sul davanzale è come un cielo senza stelle.


La lavagnetta per dare sfogo agli istinti passivo-aggressivi.
Un altro oggetto presente in tutte le case degli studenti fuorisede è la lavagnetta magnetica appesa al frigo, acquistata con tante buone intenzioni all’inizio della convivenza e presto diventata un concentrato di passivo-aggressività tra coinquilini. Dopo un paio di settimane, frasi amorevoli come «Ho preparato una torta, servitevi pure, ci vediamo a pranzo» e «Stasera film e cena?» lasciano il posto ad accuse velate e frecciate sarcastiche (rigorosamente accompagnate da faccine sorridenti) sui piatti sporchi nel lavello, il detersivo finito e le bollette ancora da pagare.