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Caso Pfas, i gestori idrici si sono costituiti parte civile nel processo contro Miteni

La sede della Miteni a Trissino

Quando la Miteni si accorse del grave danno causato dalle sostanze inquinate decise di correre ai ripari. Ecco che nel 2005 l’azienda di Trissino varò una strategia al fine di tamponare la situazione che, allora, era già fortemente compromessa.

I vertici dell’azienda chimica dopo aver trovato la soluzione nel costruire una barriera idraulica, comunicò al genio civile di Vicenza la realizzazione della stessa con l’intento di bloccare la contaminazione. In questo passaggio, però, solo in seguito si è appreso che non era questo l’ente competente ad autorizzare una barriera di emungimento e trattamento ambientale di acque inquinate e quindi il Genio civile non ha potuto cogliere la criticità ecologica sottostante.

Questo episodio assume rilevanza importante, in quanto Miteni sembra attestare la gravità del problema relativo ai Pfas. In ogni caso la barriera in questione non avrebbe garantito l’interdizione dei fenomeni di diffusione contaminanti fuori dal sito dell’azienda. Di fatto vi è stato per anni in “rubinetto aperto” sulla falda, nella quale venivano quindi immessi i Pfas.

Il tema è stato sollevato oggi, giovedì 2 dicembre, dall’avvocato Marco Tonellotto, legale di Acque del Chiampo, che con Acque Veronesi, Viacqua e Acquevenete si è costituita parte civile nel processo a carico di 15 manager di Miteni spa, Icig e Mitrubishi Corporation, accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Sul banco dei testimoni oggi si è seduto il dirigente dell’Arpav Vincenzo Restaino, direttore del dipartimento Arpav di Vicenza dal 2010 al 2014 che è stato sentito per circa sei ore dal pm, dalle parti civili e poi anche dagli avvocati della difesa.

Restaino ha spiegato che nel 2013 Arpav non sapeva che l’inquinamento da Pfas fosse così largamente diffuso. Nel 2005 quando il Genio civile autorizzò la barriera idraulica, gli enti pubblici non avevano gli strumenti per scoprire i Pfas nell’acqua.

I gestori idrici Acque del Chiampo, Acque Veronesi, Viacqua e Acquevenete si sono costituiti parte civile nel procedimento Pfas, nella convinzione che debba essere riconosciuto un risarcimento per i danni ambientali provocati dall’azienda di Trissino.