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Caso Prestipino: ecco  quello che può succedere  nella Procura di Roma

La decisione del Consiglio di Stato di “bocciare” la nomina di Michele Prestipino a procuratore di Roma, confermando l’annullamento già disposto dal tar del Lazio, rimette in discussione il futuro di quella importantissima poltrona giudiziaria e apre una nuova partita all’interno del Consiglio superiore della magistratura, già duramente provato dal “caso Palamara” e poi dagli strascichi del “caso Amara”. Dopo la pronuncia di martedì dei giudici amministrativi di palazzo Spada, infatti, e in attesa della prossima sul ricorso presentato da un altro candidato a quella carica (il procuratore di Palermo Franco Lo Voi), l’organo di autogoverno dovrà prendere una nuova decisine: confermare Prestipino, come fece il 4 marzo 2020, oppure nominare uno degli altri due aspiranti: Lo Voi o Marcello Villa, il procuratore generale di Firenze già designato dalla commissione incarichi direttivi nel maggio 2019 ma poi fatto decadere sull’onda dello scandalo provocato dalle intercettazioni di Palamara e degli componenti del Csm (dimessisi a ruota).

Una decisione di non poco conto, vista la posta in palio e le polemiche che da due anni ormai accompagnano la successione dell’ex procuratore Giuseppe Pignatone. Sia dentro che fuori il Consiglio. Ieri l’organo d’appello della giustizia amministrativa ha stabilito che Marcello Viola è stato «immotivatamente» escluso dalla corsa. Come già fatto dal Tar, anche il Consiglio di Stato si è pronunciato in senso favorevole al pg di Firenze, respingendo i ricorsi del nominato Prestipino e del Csm sulla scelta operata nel 2020: la delibera con cui è stato nominato procuratore capo l’ex numero due di Pignatone nonché reggente dell’ufficio nei mesi trascorsi in attesa della decisione del Csm, è dunque da considerarsi illegittima. E il Csm, al termine di una nuova istruttoria, dovrà decidere che strada prendere. I giudici di Palazzo Spada dovevano pronunciarsi su due distinti provvedimenti (quasi sovrapponibili) contro la sentenza del Tar del Lazio che il 16 febbraio aveva riaperto il caso, dando ragione, per «vizio di motivazione», a Viola.

Quest’ultimo era stato escluso dalla corsa a seguito dello scandalo Palamara, pur non essendone direttamente coinvolto. Il nome di Viola compariva, senza che lui ne risultasse informato, nelle intercettazioni tra Palamara, i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti (quest’ultimo imputato proprio per iniziativa della Procura di Roma per il caso Consip) e cinque componenti del Csm allora in carica, in cui si disegnavano i possibili nuovi assetti da dare ad alcune tra Procure d’Italia, a cominciare proprio da Roma. E Viola era il loro candidato. Sulla base di quelle strategie, il 23 maggio 2019 la commissione Incarichi direttivi diede il via libera a tre candidature: Viola (che ottenne 4 su 6), Lo Voi e il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo (un voto ciascuno). Una terna che però venne azzerata sull’onda dello scandalo-intercettazioni. Ne scaturì una nuova selezione da cui uscì Viola ed entrò Prestipino, che prevalse al voto finale del plenum, nel ballottaggio con Lo Voi. Il quale non solo torna ora teoricamente in ballo, ma ha già visto accogliere un proprio autonomo ricorso al Tar sul quale a breve si pronuncerà ancora il Consiglio di Stato.

Nella sentenza sul confronto Prestipino-Viola il Consiglio di Stato fa due rilievi, uno di metodo e uno di merito. Non solo Viola è stato «immotivatamente» escluso, come aveva già detto il Tar; i giudici di Palazzo Spada non sono d’accordo con il Csm anche quando, nel valutare le carriere dei due magistrati, parte dal presupposto della «sostanziale equivalenza» tra il ruolo di procuratore aggiunto, svolto da Prestipino come «vice» di Pignatone, e di procuratore generale, svolto da Viola. Il Csm avrebbe dovuto, nella sua delibera, dare conto delle ragioni che - «eventualmente ed eccezionalmente» - attribuiscono alle funzioni svolte da Prestipino, una valenza superiore rispetto a quelle di un procuratore generale, come Viola. L’udienza per il ricorso contro la sentenza del Tar che dà ragione a Lo Voi è fissata per domani, giovedì 13 maggio. Ma anche in caso di nuova bocciatura della nomina di Prestipino il Csm ha la possibilità di reiterarla al termine di una nuova procedura (la commissione rivaluta i nomi e li ripropone al plenum) e conseguente votazione finale. Qualunque sarò l’esito, bisognerà motivarlo in maniera adeguata, per non prolungare con ulteriori ricorsi una partita che dura ormai da due anni.

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