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Caso Regeni, rottura tra Italia ed Egitto. Processo a Roma, ma per Il Cairo non ci sono prove

Si profila un nuovo scontro giudiziario tra Italia ed Egitto sulla morte dello studente Giulio Regeni. Da un lato la procura di Roma ha annunciato di voler processare alcuni 007 egiziani ritenuti responsabili dell’uccisione del giovane studente; dall’altro la magistratura del Cairo ritiene che le prove a carico degli agenti egiziani siano insufficienti e che il responsabile dell’omicidio è ancora ignoto .

I procuratori dei due Paesi, incaricati delle indagini hanno dialogato oggi in videoconferenza e in quella circostanza è emersa l’opposta differenza di vedute. Il pm romano Michele Prestipino ha affermato di voler chiudere le indagini a carico di cinque appartenenti ai servizi segreti egiziani ma in una nota congiunta emessa con il suo omologo al Cairo Hamada al Sawi emerge la differente valutazione: «Il procuratore generale egiziano, nel prendere atto della conclusione delle indagini italiane, avanza riserve sulla solidità del quadro probatorio che ritiene costituito da prove insufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. In ogni caso la procura generale d’Egitto rispetta le decisioni che verranno assunte nella sua autonomia dalla procura di Roma».

La magistratura egiziana, anzi, rincara la dose dichiarando che , dopo cinque anni «l’esecutore materiale dell’assassinio di Giulio Regeni è ancora ignoto». Il procuratore Hamada al Sawi ha comunicato di «avere raccolto prove sufficienti nei confronti di una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni che sono stati rinvenuti nell’abitazione di uno dei membri della banda criminale».

La frattura tra i due fronti giudiziari non poteva che provocare che l’amarezza da parte della famiglia Regeni: «Prendiamo atto dell’ennesimo incontro infruttuoso tra le due procure - dice una dichiarazione rilasciata da papà e mamma di Giulio e dal loro avvocato Alessandra Ballerini - . Le strade tra le due procure non sono mai state cosi divise. In questi anni abbiamo subito ferite e oltraggi di ogni genere da parte egiziana, ci hanno sequestrato, torturato e ucciso un figlio, hanno gettato fango e discredito su di lui, hanno mentito, oltraggiato e ingannato non solo noi ma l’intero Paese». E infine la richiesta: «l’Italia richiami il nostro ambasciatore al Cairo».

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