L'esponente indipendentista catalano ha parlato dopo la scarcerazione a Sassari dell'ex governatore della Catalogna Carles Puigdemont

Non ci sono dubbi per l’esponente indipendentista catalano, Toni Comìn, europarlamentare ed ex ministro nel governo della Catalogna, quando era presidente Carles Puigdemont. Il mandato di cattura europeo contro l’europarlamentare Puigdemont, lo stesso Comìn e l’altra eurodeputata, Clara Ponsati, è sospeso. “È qui che la giustizia spagnola sta tentando di fare una trappola”, dice Comìn ai microfoni di LaPresse.

“È sospeso per due ragioni. Il primo perché lo determina lo statuto della Corte di giustizia che stabilisce che quando un giudice fa una pregiudiziale davanti alla Corte, la procedura da cui questa pregiudiziale deriva rimane sospesa. La procura del Tribunale Supremo spagnolo sta cercando di vendere alla stampa spagnola un’interpretazione totalmente falsa e ingannevole, secondo la quale la sospensione del mandato di cattura europeo riguarderebbe solo la partecipazione alle plenarie del Parlamento, ma non ha niente a che vedere con la nostra condizione di eurodeputati ma con il fatto che ci sia una questione pregiudiziale. La sospensione riguarda me, Carles Puigdemont e Clara Ponsati ma riguarda anche Lluis Puig, che non è eurodeputato”, spiega l’eurodeputato.

“Il secondo motivo è che l’avvocato di Stato, che rappresenta lo Stato spagnolo, ha riconosciuto davanti alla Corte di Lussemburgo che il mandato era sospeso e la Corte con la sentenza del 30 luglio scorso ha confermato che il mandato era sospeso. Per questo motivo sia io che gli altri siamo stati in Francia diverse volte e abbiamo potuto circolare tranquillamente”, prosegue Comìn.

Secondo l’esponente catalano anche “il pm italiano ha riconosciuto questo nel primo giudizio sulle misure cautelari”. Quello che “inspiegabile” è che la polizia spagnola abbia indotto la polizia italiana ad aderire a questa versione e che “la Corte suprema spagnola non riconosca che il mandato è sospeso. Sembra – sottolinea – che non si senta vincolata alla posizione dell’avvocato dello Stato. Le autorità spagnole non possono avere due posizioni differenti: uno Stato, una voce è un principio internazionale. Anche la procura belga ha riconosciuto che il mandato è sospeso”.

C’è poi un altro argomento: la richiesta di revoca dell’immunità da parte del Parlamento europeo non ha annullato tutte le immunità dei tre parlamentari coinvolti. “Noi non abbiamo perso l’immunità del paragrafo 2 dell’articolo 9, che è quella che ci permette di muoverci nel dispiegamento delle nostre attività parlamentari”. Che non sono solo quelle nelle sedi parlamentari, spiega, ma “tutte le attività che facciamo come deputati”. Puigdemont, a detta del suo ex ministro catalano, è andato ad Alghero senza temere di essere detenuto. “Non se lo aspettava, perché si è dimostrato che questa detenzione era illegale e che la polizia italiana è stata vittima di una confusione voluta”. La polizia italiana, insomma, secondo Comìn, avrebbe rispettato i mandati di cattura solo perché apparivano ancora nel Sis, il Sistema di informazione di Schengen. “Da quello che abbiamo visto dalle prime argomentazioni del giudice italiano ha riconosciuto questo, perché è quello che dice il diritto. È solo la Corte Suprema che da tre anni tenta di manipolare il diritto spagnolo e il diritto europeo e dare un’interpretazione ingannevole”, ha detto.

La decisione del giudice italiano non è un’anticamera all’estradizione, secondo Comin, tutt’altro. Per ora il giudice del tribunale di Sassari ha deciso sulle misure cautelari. “Il 4 ottobre – rimarca Comìn – credo che dovrà entrare nella questione se l’ordine di cattura è sospeso o no. Dovrà decidere sul processo di estradizione entrare nel merito. Sarebbe molto anomalo che il giudice non riconosca che non sia sospesa e non riconosca il precedente della giustizia belga, perché non si possono avere due processi di estradizione nei paesi dell’Ue per la stessa causa”. E poi rimarca: “la Spagna non può fare pressioni perché chi la rappresenta è il giudice italiano che ha già detto che ha dubbi sul mandato di cattura”. Secondo l’indipendentista “la stampa sta avanzando un’interpretazione secondo cui il processo di estradizione in Italia si sviluppi come in Germania”, che ha riconosciuto solo uno dei due capi di accusa e pertanto reso nullo il mandato d’arresto europeo perché mancherebbe il requisito della doppia incriminabilità. “Non è corretto, secondo le mie previsioni”.

Infine smentisce la notizia che i tre esponenti faranno ricorso alla sentenza della Corte di giustizia europea del 30 luglio: “Non lo faremo perché la riteniamo corretta. Quello che faremo è chiedere misure di cautela, perché i giudici hanno detto: non confermiamo l’immunità perché non ne avete bisogno ma se servisse potete chiederla. E quello che faremo è chiederla di nuovo”, alla luce dei fatti attuali.

Quello che sta succedendo in queste ore darà un nuovo impulso alla causa catalana? Certamente sì, dice Comin, perché “ogni volta che c’è un comportamento repressivo, contrario allo stato di diritto, da parte dello Stato spagnolo, gli torna indietro come un boomerang e ci rafforza”. “Se ci sono opzioni per completare l’autodeterminazione, il dialogo con Madrid ha futuro, stiamo al tavolo delle trattative solo per parlare di questo obiettivo”.

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