Italy

Centrale A2A, via il carbone entro il 2022

È quanto emerso il 12 maggio dal tavolo di confronto in Regione. Il Comune ha chiesto ad A2A di anticipare di tre anni la dismissione

MONFALCONE  Ora si gioca d’anticipo. Se la partita per la centrale 2.0 è ancora in piedi, e oggi (12 maggio) l’amministrazione Cisint al tavolo in Regione ha ribadito che «continuerà a fare quanto in suo potere per ostacolare la riconversione in un nuovo impianto a gas («con idrogeno, in miscela o senza»), è sulla decarbonizzazione che adesso si chiede ad A2A un «passo in avanti concreto». Così, la quadra trovata è quella di un accordo di programma, verosimilmente da chiudersi entro l’anno, per la dismissione dei gruppi carbonili nel 2022. La normativa italiana ha fissato il phase out del minerale fossile al 2025. In caso di proroghe governative per qualsivoglia motivo, da un punto di vista meramente ipotetico, l’azienda ha facoltà di continuare i processi fino al 2028. Sicché anticipare il pensionamento del carbone sarebbe comunque un punto a favore dell’ente, in termini di obiettivi centrati.

La cronaca, dunque. Alle 15.30 si è riunito a Trieste il tavolo di confronto sul progetto di riconversione della centrale del rione Enel. Step successivo alla delibera con cui la giunta Fedriga ha espresso 13 condizioni di natura ambientale al parere collaborativo richiesto alla Regione nell’iter di Via (valutazione di impatto ambientale), di competenza statale, sul progetto di modifica dell’impianto. Il vertice, convocato dall’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, Fabio Scoccimarro, è stato aperto dal vicegovernatore. Riccardo Riccardi ha posto un punto fermo sia sulla centralità del confronto che sulla vigilanza sulla salute pubblica: «Questo tavolo rappresenta un punto di equilibrio istituzionale. L’operazione su cui ci si sta confrontando va gestita in massima trasparenza e rispetto della procedura di cui la Regione è puntuale garante». Che per la vigilanza «sarà presente e attiva in tutte le azioni».

D’altra parte il sindaco Anna Cisint ha espresso preoccupazione per l’impatto del progetto di A2A su ambiente e salute, considerando poco rilevanti le ricadute occupazionali (ha esibito un «accordo sindacale, nel quale si parla di 50 addetti») e ha rilanciato con l’illustrazione della sua alternativa di sviluppo. Una proposta illustrata lunedì, redatta da esperti, che punta alla graduale dismissione del sito: in sua vece un polo per la crocieristica, con marina e ristorante panoramico sul cucuzzolo dell’attuale camino, in stile Shangai.

Da parte dell’azienda (presente l’ingegner Giuseppe Monteforte), come trasmesso da nota ufficiale, è giunto «un messaggio di apertura che considera i piani di sviluppo del Comune compatibili con gli obiettivi di riconversione della centrale e di mantenimento degli equilibri energetici da fonte rinnovabile richiesti dalle norme nazionali». A2A ha parlato della centrale 2.0 come di un sito “pulito” e in regola. Scoccimarro ha fatto sintesi convenendo sull’«accordo di programma», un bis della riconversione di Servola. «Il tavolo pone le basi per quello che potrà essere il futuro sostenibile dell’area – così l’assessore –. La nostra linea politica, come si è fatto per l’area a caldo della ferriera, non è di scontro, bensì di un accordo con la società. La Regione ha già espresso una posizione chiara con le prescrizioni accluse al parere». La Regione condurrà una «mediazione» che porti in tempi brevi al patto per la transizione ecologica, «punto di equilibrio tra istanze industriali e territoriali».

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