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Champions, il sorteggio perfetto per le italiane. La sfida Messi-Ronaldo accende il primo turno

È stato un sorteggio più carico di suggestioni che di difficoltà, dunque per le quattro italiane è stato il sorteggio perfetto: ci saranno partite affascinanti, piene di rimandi alla storia antica e recente, ma soprattutto prospettive concrete di portare tutte le nostre rappresentanti agli ottavi di finale. Difficile potesse andare meglio di così. Forse solamente l’Inter ha un piccolo motivo per recriminare, ovvero la pesca della squadra più balorda tra quelle di quarta fascia, il Borussia Moenchengladbach. Ma è una quisquilia, in rapporto ai pericoli che sono stati dribblati. A livello strettamente tecnico, le indicazioni più interessanti arriveranno dal raffronto tra le due migliori squadre italiane, Juventus e Inter, e le loro omologhe spagnole di pari livello, Real Madrid e Inter: da anni sono loro a surclassarci, ma stavolta possiamo senz’altro pensare a invertire il rapporto di forze.

Messi-Ronaldo, un'attesa durata nove anni

 
La suggestione più immediata è quel Messi-Ronaldo nel gruppo G, quello di Juventus e Barcellona: i due fenomeni in Champions non si incontrano dalla primavera del 2011, quando il Barcellona eliminò il Real in semifinale vincendo al Bernabeu con una doppietta della Pulce. Sono tempi lontani, ma il senso di questa Champions è già tutto nella loro sfida, che muoverà attenzioni e milioni e surclasserà altre piccole storie, tipo il ritorno di Pjanic (e di Arthur) nelle vesti dell’ex. Nel girone bianconero è indubbiamente affascinante anche il confronto tra Andrea Pirlo e Mircea Lucescu, alla sua prima stagione sulla panchina della Dinamo Kiev: il tecnico romeno ha conosciuto il giovanissimo neo-collega nella seconda metà degli anni 90, prima al Brescia e poi all’Inter, quando uno già allenava e l’altro era un fantasista ragazzino. In ogni caso, si tratta della sfida tra uno che ha già allenato per mille partite e un altro che è appena alla seconda: non esiste niente di più sbilanciato, a livello di esperienza.

La Dinamo è la seconda forza del calcio ucraino dopo lo Shakhtar: da quest’anno si è affidata a Lucescu, storico allenatore della squadra rivale e per questo osteggiato dagli ultrà di Kiev. Il tecnico romeno ha pensato di farsi da parte ma poi lo hanno convinto ad andare avanti lo stesso, alla faccia dell’ostilità. E per cominciare ha vinto la Supercoppa ucraina battendo proprio lo Shakhtar, La sua formazione non ha stelle ma molti giovani. Il più interessante è il centravanti Supryaga, vent’anni, insistentemente corteggiato dal Bologna. Del Barcellona si dovrebbe sapere tutto ma forse non si sa nulla, dopo un’estate di agitate rivolte che per poco non sono diventate rivoluzioni. È in ogni caso ancora presto per sapere che impronta darà Koeman a una squadra che, negli ultimi giorni di mercato, potrebbe cambiare ancora. La suggestione del Ferencvaros è invece quasi esclusivamente nel nome, che evoca meravigliose storie lontane sul calcio danubiano: è contro gli ungheresi che la Juve ha perso la sua prima finale europea, la Coppa delle Fiere del 1965. Si giocò a Torino e finì 0-1. Oggi il Ferencvaros è soltanto la migliore squadra di un campionato molto modesto.

L'Inter e quella partita della lattina a Moenchengladbach 


Real-Inter è suggestiva di per sé, peccato solo che si giocherà in due stadi monumentali ma vuoti. Non è certamente questo il miglior Real degli ultimi anni, di sicuro non è migliore dell’anno scorso, visto che il mercato ha portato soltanto il rientro da tre anni in prestito di Odegaard, ex giovane fenomeno ancora in buona parte inespresso. Per l’Inter è un buon sorteggio soprattutto in virtù della presenza dello Shakhtar, la più abbordabile, assieme all’Ajax, tra le squadre di seconda fascia, cioè quelle con cui si dovrebbe giocare la qualificazione agli ottavi: la formazione ucraina è sostanzialmente la stessa che ad agosto è stata triturata dai nerazzurri nella semifinale di Europa League, finita 5-0 per Conte. È invece molto più insidioso il Borussia Moenchegladbach, squadra che evoca agli interisti il famoso ricordo della lattina: negli ottavi di finale della Coppa dei Campioni del 1971, nella gara d’andata in Germania i tedeschi vinsero 7-1 ma l’Inter perse nei primi minuti Boninsegna, colpito da in testa da una lattina di Coca Cola. I nerazzurri fecero ricorso e ottennero la ripetizione del match (che finì 0-0), mentre i tedeschi accusarono il centravanti interista di aver di aver simulato. Sta di fatto che oggi il Borussia è una squadra balorda, giovane, ben allenata (da Marco Rose) e con diversi elementi di talento, a cominciare da Thuram junior. C’è anche Lazaro, l’anno scorso meteora interista.
 

Atalanta-Liverpool, show assicurato


Chi invece andasse semplicemente alla caccia della spettacolo, non si perda una sola partita del gruppo D, con quattro meravigliose squadre che giocano un calcio spregiudicato, senza remore e senza calcoli. Liverpool-Atalanta è quanto di meglio si possa pretendere a livello di ritmo, di pressing, di intensità. È la partita più rock che ci sia, e sarà interessante sapere cosa dirà Klopp di Gasperini, uno per il quale dovrebbe provare una certa stima. Ma anche l’Ajax gioca sempre pensarci troppo, anche se della nidiata che due anni fa arrivò fino alla semifinale di Champions sono rimasti soltanto Onana, Mazraoui, Blind, Tagliafico, Ekkelenkamp, Neres e Tadic, oltre all’allenatore Ten Hag. Quanto siano in gamba i loro giovani eredi, lo scopriremo strada facendo.
 

Lazio, la sfida clou è con lo Zenit


La Lazio, tra tutte, è forse quella che ha avuto il sorteggio più favorevole, tenendo conto che partiva dalla terza fascia: tra la teste di serie ha pescato quella che sperava di pescare, ovverosia lo Zenit, della seconda fascia ha evitato tutti i pesi massimi, anche se il Borussia Dortmund rimane una avversario complicatissimo, e in quarta ha preso il Bruges, che ha esperienza internazionale (se l’è fatta in Europa League) ma nessuna stella da sciorinare. Il debuttante Inzaghi si giocherà la qualificazione con lo Zenit, che da anni cerca una dimensione in Champions senza però trovarla. I russi possono presentare un acquisto di prestigio, il croato Lovren preso dal Liverpool, e attaccanti di livello come Malcom, Dzyuba e l’iraniano Azmoun. Ma sono senz’altro alla portata della Lazio, probabilmente al contrario del Borussia Dortmund, che si sta specializzando come il più grande incubatore di talenti d’Europa, affidati a un allenatore-educatore-istruttore molto molto bravo, lo svizzero Favre. Tra i campioncini da seguire, c’è solo l’imbarazzo della scelta: i ventenni Haaland e Sancho prima di tutto, coppia d’attaccanti che vale duecento milioni. Ma l’ultimo grido sono il 18enne brasiliano Reiner, in prestito dal Real, e soprattutto i 17enni Bellingham, inglese, e Reyna, americano. Se sono in giornata, possono far girare la testa a chiunque, tanto più che attorno a loro c’è un bel pacchetto di meno giovani che ci sanno fare, da Reus a Guerriero, da Witsel a Emre Can, da Hummels a Meunier, da Burki a Brand. Il Borussia è strafavorito per il primo posto nel girone.
 

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