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Charlize Theron, guerriera immortale e tormentata in "The Old Guard"

"The Old Guard", il nuovo titolo Netflix Original basato su una miniserie di fumetti uscita nel 2017, è un ibrido tra thriller d'azione ed epopea di supereroi che punta tutto su effetti speciali e cast internazionale.

La storia è quella di alcuni mercenari immortali che operano nell'ombra per il bene dell'umanità. A guidarli è la carismatica Andromaca di Scizia (Charlize Theron), anziana del gruppo. Impossibilitati a morire, nei secoli questi guerrieri hanno affinato grande abilità nel combattimento e si sono autoimposti di agire per nobili scopi. Andromaca, stanca del proprio vissuto millenario, è scoraggiata dal fatto che il mondo, anziché migliorare, vada peggiorando e nella stessa situazione psicologica, sebbene immortale soltanto dalle guerre napoleoniche, si trova Booker (Matthias Schoenaerts). Joe (Marwan Kenzari) e Nicky (Luca Marinelli), invece, incontratisi su fronti opposti durante le Crociate, si sostengono a vicenda grazie all'amore poi sbocciato tra loro. I nostri, presi dalla scoperta e dal reclutamento di una nuova immortale, l'ufficiale Nile (KiKi Layne), abbassano la guardia e finiscono preda di una multinazionale farmaceutica decisa a sfruttare il loro Dna a scopo di lucro.

Il primo motivo di appeal di "The Old Guard" è la presenza, come protagonista, di una Charlize Theron nella sua versione più tosta, la stessa sfoggiata in "Atomic Blonde" e "Mad Max: Fury Road". Unica a poter sembrare credibile nel pronunciare la frase "un tempo ero venerata come una dea", l'attrice riempie la scena con l'ormai noto e caratteristico incedere. In lei bellezza e classe si accompagnano a durezza e inafferrabilità, ma a colpire è soprattutto la malinconia.

Il suo personaggio, infatti, testimonia come la vita eterna, che molti vedrebbero come un dono, possa essere una maledizione se spesa in questo mondo. Non solo Andy è fiaccata dal dolore, (le è risparmiata la morte, non la sofferenza fisica), ma anche dalla solitudine affettiva: perduta la compagna nel peggior modo possibile, sa che legarsi a chiunque significhi vederlo morire. A mandarla avanti è la convinzione, sempre meno fulgida, che quella lunghissima esistenza trovi un senso nel fare il bene. Ignora però la vera portata del suo agire, un effetto farfalla che si scopre nella parte finale del film.

La parola d'ordine di fronte a visioni come quella di "The Old Guard" è déjà vu. L'opera, infatti, è molto derivativa: un po' perché il rigenerarsi dalle ferite colloca i protagonisti nel gruppo di "supereroi" come Wolverine, Deadpool e Bloodshot, un po' perché la suggestiva sinossi richiama titoli iconici come "Highlander" e "Il predestinato". L'amore che attraversa gli oceani del tempo, infine, era stato rappresentato con ben altro spessore nel "Dracula di Bran Stoker".

Insomma, la verità è che nonostante un buon cast, un'idea iniziale convincente e alcuni momenti riflessivi, "The Old Guard" non brilla particolarmente e regala un intrattenimento basico. Di eroi riluttanti alle prese con rovelli esistenziali ne abbiamo visti di migliori, così come di flashback in costume in epoche passate.

Eppure il chiaro tentativo di lanciare un nuovo franchising, ponendo nel finale le basi per un sequel, non pare azzardato. Il fatto che l'invulnerabilità narrata sia meno assoluta di quel che sembra, fa sperare in un secondo capitolo più coinvolgente.

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