Italy

Chi ha ragione tra Lamorgese e Salvini sull'attentatore sbarcato a Lampedusa

La polemica / Francia

Ecco come funziona il sistema dell'accoglienza in Italia e come i decreti sicurezza l'hanno falcidiato

Tiene banco in queste ore la polemica alimentata dal leader della Lega, Matteo Salvini sull'arrivo a Lampedusa dell'attentatore di Nizza Brahim Aoussaoui. Appena la notizia che Brahim Aoussaoui era sbarcato sull'isola, andato a Bari e poi scappato in Francia, l'ex ministro dell'Interno ha chiesto le dimissioni dell'attuale numero uno del Viminale, Luciana Lamorgese. Ha inoltre chiesto scusa alle vittime dell'attentato a nome dell'Italia. “Chiedo scusa al popolo francese, ai figli dei morti e dei decapitati, a nome di questo governo di incapaci e di complici” ha twittato l'ex ministro. Ma come funziona esattamente il sistema d'accoglienza in questi casi e Salvini ha ragione a chiedere le dimissioni del ministro Lamorgese? C'entrano le recenti modifiche apportate ai cosiddetti “decreti sicurezza” approvati dal governo giallo-verde?

L'accoglienza in Italia 

In parte la risposta è già stata data dal ministro in carica. Per prima cosa i migranti che arrivano dalla Tunisia nella maggioranza dei casi si organizzano con mezzi propri. Non fanno ricorso cioè alle Ong che i decreti sicurezza ritenevano essere i principali mezzi d'arrivo dei migranti in Italia. Riuscire a bloccare migranti che arrivano con imbarcazioni di fortuna fino alle coste italiane e praticamente impossibile se non mettendo in atto degli accordi bilaterali che non hanno sempre portato “fortuna” all'Italia oltre che gravare lo stato di costi considerevoli. Una volta sbarcati, i migranti vengono affidati solitamente ai Cara dove non possono essere tenuti coattivamente nella struttura. Diverso è il trattamento per coloro che vengono segnalati dal Paese di partenza come pregiudicati o persone pericolose. In quel caso vengono affidati direttamente ai Cpr, Centri di permanenza per i rimpatri, che sono gli unici a poterli costringere nella struttura e poi al rimpatrio. Come ha spiegato la Lamorgese, “non era stato segnalato né dalle autorità tunisine né risultava segnalato dall’intelligence”. Un altro elemento noto alle autorità, e che si verifica regolarmente da anni, è che numerosi migranti tunisini scappino in Francia anche dopo aver ricevuto dei fogli di via dalle autorità italiane. L'attentatore tunisino ha seguito esattamente lo stesso “iter”.

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Cosa è successo con l'attentatore tunisino

È arrivato a Lampedusa il 20 settembre e poi il 9 ottobre è stato trasferito in un centro d'identificazione a Bari. Lì è stato identificato e fotosegnalato e da lì poi sarebbe dovuto essere rimpatriato. Non essendoci segnalazioni a suo carico, ha potuto godere delle maglie più larghe che il sistema, lo stesso anche ai tempi dei ministri leghisti, permette a chi non ha precedenti penali. In tantissimi dopo l'identificazione, alcuni addirittura prima, riescono a scappare. Successe anche nel caso di un altro attentatore Anis Amri, autore dell'attacco al mercatino di Natale in Germania nel 2016 come ha fatto notare l'esperta Angela Caponnetto. Anche lui era sbarcato a Lampedusa nel 2011, quando in carica c'era l'allora ministro Roberto Maroni. La realtà è che risulta veramente difficile riuscire a contenere il flusso di migranti all'interno delle strutture d'accoglienza. Accoglienza che è stata depotenziata proprio dai decreti sicurezza di Salvini. Una circostanza che ha fatto notare nella sua replica sempre il ministro Lamorgese. “Responsabilità non ce n’è da parte nostra: si parla delle nostre modifiche al decreto sicurezza ma quei decreti anziché creare sicurezza hanno creato insicurezza perché 20 mila persone sono dovute uscire dall’accoglienza da un giorno all’altro”. La certezza è che l'intero sistema d'accoglienza dei migranti risulta essere colpito da falle a cui nessuno dei ministri dell'Interno italiani è riuscito a porre rimedio.

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