Italy

Chi sono e dove sono andati i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo in questi giorni

Ma, alla fine, ufficialmente, quanti sono i deputati che hanno cambiato gruppo? Perché, fra Responsabili, Costruttori, Volenterosi, dormienti che si risvegliano dopo la seconda chiama, varie ed eventuali, al momento un conto è tutto ciò che leggiamo su intenzioni, voti in dissenso e chi va con chi, ma a fare testo sono solamente gli atti parlamentari ufficiali che raccontano altre storie.

In questo momento, i dati e le storie che vi daremo sono definitivi alla Camera dei deputati fino a lunedì, quando è prevista la prossima seduta, e fino a martedì al Senato della Repubblica, quando ci sarà la seduta con all’ordine del giorno “Comunicazioni del presidente sul calendario dei lavori” in attesa soprattutto della seduta del giorno successivo con il voto sulla relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro Alfonso Bonafede.

E’ un appuntamento annuale, entrato nella legislazione italiana da pochissimi anni che spesso ha costituito uno spartiacque: unanimità dei consensi anche dall’opposizione per Andrea Orlando, il miglior Guardasigilli degli ultimi vent’anni insieme a Oliviero Diliberto probabilmente, e unanimità al contrario per Bonafede, quest’anno ancora meno apprezzato, perché ai problemi della giustizia si sono sommati anche quelli delle carceri.

Eppure, fino a lunedì e martedì il fixing di Camera e Senato – aggiornatissimo a oggi pomeriggio – è molto diverso da quello che ci potremmo immaginare. Ad esempio, Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, immediatamente dichiarati “espulsi da Forza Italia” da parte di Antonio Tajani, sono ancora al loro posto almeno per qualche altro giorno nel gruppo azzurro.

E i due esponenti del gruppo di Italia Viva che hanno votato sì a Conte? Riccardo Nencini, che è segretario del Psi e a Matteo Renzi presta anche il simbolo e il nome per il gruppo, sta sempre lì. Esattamente come sta in Italia Viva alla Camera anche Michela Rostan, ex di Liberi e Uguali riscopertasi renziana e che però ora ha sentito il richiamo della maggioranza e delle sue origini. Ma senza salutare il gruppo di Italia Viva.

O, ancora, il comandante Gregorio De Falco, che da qualche settimana aveva aderito alla componente di Azione e Più Europa che ha votato convintamente contro Conte, sia nella sua anima radicale e europeista di Emma Bonino, sia nella sua parte calendiana, rappresentata al Senato da Matteo Richetti. De Falco no, è tornato in maggioranza dopo essere stato convinto da Conte che ci sarà un piano di tracciamenti più rigoroso e però, al momento, non ha ancora abbandonato Calenda e Bonino.

Insomma, si potrebbe continuare così con tanti altri esempi e moltissimi di coloro di cui si è parlato non hanno ancora cambiato gruppo e chissà mai se lo cambieranno. E allora facciamo l’appello ufficiale e definitivo (fino a lunedì ovviamente) di tutti coloro che il passo ufficiale invece l’hanno già fatto.

A partire da Montecitorio, dove la componente più attiva è quella guidata da Bruno Tabacci, che a fine novembre aveva due aderenti, saliti a quattro nei due mesi successivi prima della conferenza stampa di Matteo Renzi – l’atto che prendiamo come spartiacque in questa nostra storia - e che oggi è arrivato a tredici componenti, il sottogruppo più numeroso del Misto, uno in più addirittura di Liberi e Uguali che è un gruppo regolarmente costituito, essendosi predentato alle elezioni, a differenza dei “tabacciani”.

Il 13 gennaio sono arrivati ufficialmente i primi cinque, tutti ex pentastellati, che erano già nel Misto: Fabio Berardini, Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia, Antonio Lombardo e Marco Rizzone. Due giorni dopo Centro democratico-Italiani in Europa si è arricchito di due nuovi arrivi, anch’essi parcheggiati in quel momento nel Misto dei “non iscritti ad alcuna componente politica”: Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro mastelliano Totò, eletta nelle liste del Partito Democratico, e Nicola Acunzo, proveniente invece dal Misto, ma eletto col MoVimento Cinque Stelle e che aveva sempre votato la fiducia al governo.

Oggi, infine, hanno raggiunto le truppe di Bruno Tabacci altri due deputati, stavolta eletti nel centrodestra: Renata Polverini, proveniente dal gruppo di Forza Italia, e Carmelo Lo Monte, che era stato eletto con la Lega, ma già da tempo sedeva fra gli apolidi del Misto. Inoltre Vito De Filippo, ex presidente della Basilicata, che era stato eletto nel Partito Democratico ed aveva seguito Matteo Renzi in Italia Viva, è tornato alla casa madre, iscrivendosi nuovamente al gruppo del Pd.

E il percorso inverso, cioè quello verso il centrodestra? Un ex pentastellato, Antonio Zennaro, già iscritto al gruppo parlamentare Misto, che per un certo periodo aveva aderito alla componente neoalfaniana Popolo Protagonista-Alternativa Popolare per poi tornare fra i non iscritti ad alcuna componente, è passato con la Lega.

E un'altra ex del MoVimento Cinque Stelle, Veronica Giannone, che sedeva nel Misto fra i seguaci di Maurizio Lupi di Noi con l’Italia, i totiani di Cambiamo!, gli eletti all’estero di opposizione dell’USEI e Alleanza di Centro, con anche Vittorio Sgarbi, ha scelto di andare in Forza Italia, dove ha raggiunto l’altro ex pentastellato Matteo Dall’Osso.

In tutto questo, poi, subito dopo il voto di fiducia ha lasciato la Camera l’ex segretario del Pd ed ex ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che ha scelto di optare per la carica di consigliere speciale del direttore generale - vicedirettore aggiunto presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), incompatibile con il mandato parlamentare.

Non sono state necessarie suppletive perché Martina era eletto sul proporzionale e al suo posto è subentrato Giovanni Sanga, ex deputato bergamasco tornato a Montecitorio dopo una breve pausa, che era il primo dei non eletti sul proporzionale. Sanga, poi, ha aderito al gruppo Pd e quindi, in questo caso, non sono cambiati gli equilibri nell’aula di Montecitorio. E in Senato, dove i riflettori erano accesissimi in questi giorni?

Elena Fattori, eletta nel MoVimento Cinque Stelle, e da mesi e mesi fra gli apolidi del  Misto non iscritti ad alcuna componente, è rimasta sì nel Misto, ma aderendo alla componente maggioritaria di Liberi e Uguali, dove ha trovato un’altra ex pentastellata, Paola Nugnes, e la presidente del Misto Loredana De Petris, oltre ad altri due senatori e all’ex presidente di Palazzo Madama Piero Grasso.

Gli altri movimenti partono sempre dal Misto: Tommaso Cerno, che era stato eletto nel Pd, voluto nelle liste da Matteo Renzi, e poi era andato al Misto e sembrava destinato ad Italia Viva, in verità ha poi litigato con Renzi, è rimasto al Misto e dopo il sì al Conte bis (ma in un primo tempo sembrava propendere per il no) è tornato a casa nel Pd.

L’unico altro spostamento ufficiale a Palazzo Madama riguarda il senatore Maurizio Buccarella, che era stato eletto con i Cinque Stelle, ma non venne mai preso nel gruppo pentastellato dopo la vicenda di rendicontazioni e problemi vari di inizio legislatura, ma generalmente ha sempre appoggiato il governo, come “apolide” del Misto. Buccarella il 18 gennaio è passato dal Misto-Misto alla componente MAIE-Italia 23, il contenitore che gli italiani all’estero del Movimento Associativo Italiani all’Estero - l’unica forza politica presente sia nel Conte uno che nel Conte bis, oltre ai pentastellati ovviamente - avevano pensato come contenitore per il partito del presidente del Consiglio.

Poi, in verità, il progetto non è decollato e ora in MAIE-Italia 23 siedono Ricardo Antonio Merlo, sottosegretario agli Esteri gialloverde e giallorosso, per l’appunto Buccarella, l’altro ex pentastellato Saverio De Bonis, l’ex azzurro eletto nella circoscrizione Europa dagli italiani all’estero per Forza Italia e la coalizione di centrodestra Raffaele Fantetti e Adriano Cario che, fra tutti, ha la storia più particolare.

Cario infatti venne eletto con l’USEI che è il partito di italiani all’estero sudamericani avversario del MAIE e, pur restando sempre nel Misto, ha cambiato parecchie componenti o, più precisamente, parecchie denominazioni di componente, cioè i sottogruppi: dal 27 marzo al 5 aprile 2018, una decina di giorni, è stato nell’alleanza di Palazzo Madama fra MAIE-USEI e PSI, praticamente un supercompromesso storico alla sudamericana con la partecipazione di Riccardo Nencini, sempre attivo in queste partite; poi, nel mese successivo, dal 6 aprile al 2 maggio del 2018, si è messo in proprio con il suo partito, l’USEI, per poi lasciare per strada proprio l’USEI e per un altro mese, dal 3 maggio al 3 giugno 2018, andare nella componente PSI-MAIE, che il 4 giugno 2018 ha lasciato al loro destino Nencini e i socialisti per diventare MAIE tout court e, dopo due anni e mezzo di calma è diventata ora per l’appunto MAIE-Italia 23.

Insomma, in attesa dei nuovi cambiamenti di gruppo che arriveranno nel meraviglioso mondo dei Costruttori la prossima settimana, per ora lo slogan potrebbe essere: mai dire MAIE.

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