Italy

Chi sono gli «originalisti»  di cui fa parte la giudice Barrett In migliaia in preghiera per lei: foto

Donald Trump ha nominato sabato sera Amy Coney Barrett per sostituire la giudice Ruth Bader Ginsburg, scomparsa venerdì 18 settembre a 87 anni. Ultraconservatrice, cattolica, «ACB» — così è stata già soprannominata — ha 48 anni ed è molto stimata da conservatori e progressisti, nonostante il partito democratico stia facendo muro contro la nomina, che sbilancerebbe a destra la Corte (con una maggioranza 6-3). Coney Barrett è però soprattutto una «originalista», ovvero parte di una corrente che interpreta la costituzione per come è stata scritta e intesa dai padri fondatori, quando la ratificarono il 21 giugno 1788. Secondo gli originalisti, il testo — entrato in vigore il 4 marzo 1789 — non dovrebbe essere interpretato secondo i tempi correnti e seguire quindi i cambiamenti della società americana, ma deve essere letto per come fu concepito dai firmatari. «Per un originalista», scrisse proprio Coney Barrett in un articolo pubblicato nel 2017 sulla Notre Dame Law Review, «il significato del testo è fisso, finché è rintracciabile».

Anche gli altri giudici nominati da Trump, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, si considerano originalisti. Proprio al momento della nomina di Kavanaugh,nel luglio 2018, il consigliere giuridico di Trump Leonard Leo, vicepresidente esecutivo della conservatrice Federalist Society, dichiarò a Fox News che il presidente seguiva «un movimento che vuole spingere la Corte verso un maggior originalismo. La legge — chiariva Leo — ha un significato ben preciso». Il movimento, dunque, è strettamente legato alla destra americana, ma è soprattutto un codice: per i repubblicani definisce un giudice «non attivista» di sinistra, per i progressisti uno «molto conservatore». Per i sostenitori è la forma più pura di interpretazione del testo, per i detrattori è una filosofia legata invece «al passato discriminatorio degli Stati Uniti». Come ha scritto però il Washington Post, la spiegazione è ben più complessa di queste definizioni che cadono lungo le linee dei due partiti.

L’originalista originaIe, il giudice Antonin Scalia
L’originalista originaIe, il giudice Antonin Scalia

«L’originalista originale», come lo ha definito tempo fa Quartz, è stato Antonin Scalia, giudice ultraconservatore nominato da Ronald Reagan nel 1986, che ha reso questo «approccio storico» un popolare argomento di discussione fra giuristi, politici e avvocati conservatori, ma anche fra i liberal. Nei suoi trent’anni di mandato, Scalia ha avuto una profonda influenza sulla Corte Suprema, sostenendo che la Costituzione fosse un testo «morto», non «vivo» e quindi interpretabile. «Era la faccia pubblica dell’originalismo moderno», scriveva Coney Barrett sulla Notre Dame Law Review, dove «Justice Scalia» erano le prime parole assolute del suo testo — intitolato Originalismo e stare decisis (un principio dei sistemi di common law) — che a posteriori suona come un manifesto.

Il termine è stato coniato all’inizio degli anni Ottanta dall’ex preside della Stanford Law School Paul Brest, che lo usava per definire una posizione che criticava, ma le origini del movimento sono rintracciabili in un articolo scritto dal giudice Robert Bork — nominato da Ronald Reagan alla Corte Suprema nel 1987, ma bocciato dal Senato — sull’Indiana Law Journal nel 1971. Da allora, l’originalismo si è evoluto: se inizialmente si focalizzava «sull’intento» dei costituenti, a partire negli anni Novanta si è concentrato sul testo così come era scritto, dando vita alla corrente del «testualismo», su cui si basa l’originalismo moderno.

Per i conservatori l’originalismo era soprattutto la risposta a quello che consideravano un attivismo progressista, un esercizio politico del potere giudiziario. In particolare quello della Corte Suprema guidata da Earl Warren, nominato nel 1953 da Dwight Eisenhower e considerato a capo di una «rivoluzione costituzionale» liberal, che fra gli anni Cinquanta e Sessanta aveva firmato importanti sentenze sui diritti civili: su tutte Brown v. Board of Education che nel 1954 sancì l’incostituzionalità della segregazione razziale; Miranda v. Arizona, che nel 1966 ha vietato di usare come prove le dichiarazioni prodotte dagli imputati, a meno che non siano prima stati informati (è che ha introdotto la Miranda Law: «qualunque cosa dirai sarà usata contro di te in tribunale») e Loving v. Virginia, che nel 1967 ha dichiarato incostituzionale la legge che proibiva i matrimoni interraziali negli Stati Uniti.

shadow carousel

Washington, marcia di preghiera per sostenere Trump e la giudice Amy Coney Barrett

Sull’originalismo si basava anche la «teoria dell’esecutivo unitario» invocata da George W. Bush e Dick Cheney dopo l’11 settembre, quando per ottenere maggiori poteri si appellarono con successo a un’interpretazione testuale della Costituzione. A ispirarla era stato lo stesso Scalia, che è morto nel 2016: per la sua successione si è acceso lo scontro che sta condizionando la ratifica di Coney Barrett: quattro anni fa, a 9 mesi dalle elezioni, i repubblicani si rifiutarono di ascoltare il giudice nominato da Obama sostenendo che il popolo dovesse prima esprimersi a novembre; quest’anno, nei piani del capo della commissione giustizia del Senato Lindsey Graham, vorrebbero arrivare al voto entro un mese dalla nomina, snellendo un processo che in media richiede 71 giorni.

Il contributo di Scalia all’originalismo ha però lasciato un segno profondo sulla Corte e sull’intero Paese, al punto che oggi quattro dei cinque giudici conservatori che già siedono nel massimo tribunale — gli altri sono Clarence Thomas e Samuel Alito — si definiscono così. L’unico conservatore a non seguire come «guida esclusiva» il significato originale della costituzione è il presidente della Corte John Roberts, quello che più spesso, in questi anni, ha votato con i giudici progressiti.

Football news:

Hans-Dieter Flick: spero che Alaba firmi un contratto con il Bayern. Il nostro club è uno dei migliori al mondo
Diego Maradona: Messi ha dato a barca tutto, portato in cima. Non è stato trattato come meritava
Federico Chiesa: spero di lasciare il segno nella Juve. Il centrocampista Federico Chiesa ha condiviso le sue impressioni sul passaggio alla Juventus
Allenatore Benfica: non voglio che sembriamo L'attuale Barcellona, non ha nulla
Guardiola sul ritorno a barca: sono felice A Man City. Spero di rimanere qui
Fabinho non giocherà con il West Ham a causa di un infortunio
Ronald Kuman: Maradona era il migliore a suo tempo. Ora il miglior messi