Italy

Chiusa in casa e violentata dal marito bengalese: "Non farai il corso d'italiano"

Alla fine si è fatta coraggio e lo scorso novembre, mano nella mano con la figlioletta di sette anni, ha bussato al commissariato di Polizia di Primavalle, quartiere popolare nella zona nord-ovest di Roma, per denunciare anni di botte, insulti, ricatti e abusi. Da anni una donna originaria del Bangladesh era costretta a vivere segregata in casa dal marito violento.

Un connazionale sposato nel Paese d’origine, che una volta arrivati in Italia si è trasformato nel suo carceriere. Umiliazioni e violenze erano state il tratto distintivo della loro unione sin dall’inizio. Ma con il trasferimento nel nostro Paese la situazione è peggiorata drasticamente. La vittima non poteva uscire di casa né avere contatti con l’esterno. L’unica eccezione erano gli impegni di lavoro.

Per scampare al suo aguzzino, infatti, la donna bengalese, come ricostruisce il Corriere della Sera, aveva trovato un impiego come domestica. Ma i soldi finivano dritti nelle tasche del 44enne, che le intimava sistematicamente di consegnargli tutto il denaro guadagnato. Nonostante la prigionia imposta dal coniuge la donna non ha perso la voglia di integrarsi nel suo nuovo Paese. Da casa è riuscita ad iscriversi di nascosto ad un corso di lingua italiana ma l’uomo quando l’ha scoperto è andato su tutte le furie, massacrandola di botte.

Le sofferenze subite dalla donna sono atroci: suo marito non si è fermato neppure davanti al suo stato di gravidanza. Nel 2013, quando era incinta da appena tre mesi l’ha colpita con pugni e calci, anche sulla pancia, rischiando di mettere a rischio anche la vita della bambina che portava in grembo. Gli schiaffi sono arrivati anche a pochi giorni dal parto. Del resto ogni scusa era buona per insultarla ed assalirla, come ha confermato alla polizia anche la figlia della coppia.

La piccola veniva insultata e aggredita assieme alla madre, e in più di un’occasione si è trovata suo malgrado ad assistere ai rapporti sessuali tra i genitori, consumati contro la volontà della sua mamma. Un orrore senza fine, a cui sembrava non esserci scampo. Tutte le volte che la donna ha provato ad allontanarsi dalla casa coniugale per cercare rifugio altrove l’uomo l’ha costretta a tornare minacciando ritorsioni sulla sua famiglia d’origine rimasta in Bangladesh.

Circostanze che sono state confermate dalle indagini svolte dal commissariato su mandato della procura di Roma. L’incubo è finito ieri, quando, dopo un'inchiesta durata tre mesi, sui polsi dell’uomo sono scattate le manette. Il 44enne straniero, infatti, si trova ora nel carcere di Regina Coeli, su richiesta del Gip Clementina Forleo.

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