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Come le mascherine pannolino della Regione Lombardia mettono in pericolo gli operatori sanitari

Ieri vi abbiamo parlato dello strano caso delle mascherine pannolino che la Regione Lombardia ha distribuito agli operatori sanitari, prodotti dalla Fippi di Rho (Milano), azienda produttrice di pannolini, che ha ricevuto l’incarico di produrne cinque milioni di pezzi del presidio sanitario  e ne ha fornito un anticipo di settecentomila. Le mascherine sono state contestate dagli operatori sanitari perché li esporrebbero al pericolo di contagio. Abbiamo chiesto a Riccardo Germani, operatore socio-sanitario e sindacalista dell’Adl Cobas Lombardia, di spiegarci in un video quali perché le mascherine non sono utilizzabili.

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I pericoli delle mascherine pannolino distribuite dalla Regione Lombardia agli operatori sanitari

Partendo dal confronto con una mascherina chirurgica e con una modello FP2, che proteggono, nel primo caso, chi entra in contatto con una persona potenzialmente contagiosa dal diffondere il virus, e nel secondo anche l’operatore, Germani spiega che le mascherine della Fippi non hanno elastici per essere agganciate come le altre alle orecchie e bisogna indossarle infilandole dalla testa, allargando l’elastico che è inserito nel bordo superiore (se si osserva bene, ricorda molto da vicino proprio il bordo superiore di un pannolino). Altro problema: la mascherina della Fippi si dovrebbe poter togliere con un semplice strappo, ma nel video si vede chiaramente che, pur forzando da entrambi i lati, la cosa è impossibile. Così come quando un operatore parla, allarga la bocca, o fa altri movimenti che sono nella routine quotidiana di chi opera in ospedale (si pensi a quando si ha bisogno dell’aiuto di un collega che in quel momento non è nelle immediate vicinanze e bisogna alzare la voce per farsi sentire), la mascherina tende a scendere, lasciando scoperto il naso e pertanto libera un altro canale respiratorio dove il virus può trovare una via di ingresso.

Quando a fine turno un operatore deve liberarsi della mascherina, infine, non può far altro che tirarla su e farla ripassare dalla testa allargando l’elastico. Solo che così facendo, tutti i germi che vi si sono accumulati, spiega Germani, si diffondono sull’intero volto. L’Adl Cobas Lombardia chiede quindi conto al presidente della Regione Lombardia Fontana e all’assessore alla Sanità Giulio Gallera, di sapere a quanto ammonta la somma che l’ente dovrà pagare per delle mascherine non solo inutili, ma soprattutto dannose.

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