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Como, la ragazza per ore  in piedi sull’auto per vedere la mamma: la storia dietro la foto sul web

Nell’assolutismo di una fotografia simbolica, quale è questa ambientata a Como — e da subito fra le icone che rimarranno —, nulla è casuale. Non lo è la genesi dell’immagine stessa, una figlia sulla cappotta della macchina per avvicinarsi alla finestra del reparto della madre ricoverata: un residente ha visto, scattato con il cellulare e postato su Facebook. Non è casuale il luogo: siamo lungo il perimetro dell’ospedale Valduce, tra i più gravati dall’emergenza; la strada è in leggero pendio e l’altitudine permette una visuale più ravvicinata. Altre figlie e nipoti, dicono i medici, lo hanno fatto in un passato recente; altri, dopo questa fotografia, lo faranno nei prossimi giorni.

Le verifiche del Corriere hanno permesso di appurare che l’azione della figlia non è stata un tentativo privo di elementi concreti. Nella misura in cui la stanza in questione, collocata al primo piano, ospita trentuno persone, tutte malate di Covid, e divise in due parti. In quella più interna, a ridosso dello spazio degli infermieri, ci sono i malati più gravi; nella parte più esterna, ovvero verso la finestra, riposano i casi al momento meno critici, pur nella generale drammaticità. Non che la situazione della mamma non sia preoccupante. Al contrario. Nel rispetto della privacy, diciamo che ha un’età compresa tra i sessanta e i settant’anni, e che, se ne ha le forze, può per brevi istanti alzarsi dal letto. Non è dunque escluso che abbia visto la figlia, la cui permanenza sulla cappotta, ha scritto su Facebook quel residente, è proseguita per ore. Lei ferma, immobile, sul tetto della Land Rover, nonostante il freddo.

In quest’ospedale, domenica, se non fossero riusciti a trovare posti letto disponibili, e recuperati nella ex Fiera a Milano e in Valtellina, tre pazienti sarebbero forse deceduti. Como e Varese sono le terre devastate dalla seconda ondata. Oltre che irrispettoso per tutti, definire le zone le «nuove Bergamo e Brescia», ripetono i medesimi medici, non aiuta a inquadrare lo scenario. Come abbia potuto la sanità nazionale e lombarda non trarre lezione dalla scorsa primavera e «permettersi» altri errori, lasciando dilagare il virus in Lombardia senza approntare piani alla vigilia, sarà un lungo dibattito futuro. Tra il Valduce e l’altro ospedale comasco, il Sant’Anna, interi reparti sono stati trasferiti in provincia (cardiologia) e chiusi (pediatria). Il numero di dottori e infermieri contagiati è alto. Se è vero che escono i dimessi, è vero che lo spazio viene subito occupato da nuovi malati (ha collaborato
Anna Campaniello
).

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