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Comunali 2021, Catello Maresca: “I candidati impresentabili che abbiamo allontanato dalle nostre liste si sono accasati altrove”

Intervista a Catello Maresca, magistrato e candidato sindaco del centrodestra, alla vigilia delle elezioni comunali 2021 a Napoli.

catello maresca intervista elezioni comunali 2021

Magistrato, uomo di legge, il dottor Catello Maresca a Napoli – e non solo a Napoli – è famoso per il suo impegno nella legalità, che non è basato soltanto sul contrasto all’illegalità, ma anche sulla prevenzione. Tante sono le attività in cui il dottor Maresca si è impegnato, fuori dal suo orario lavorativo, perché il braccio della giustizia non fosse solo repressivo, ma soprattutto preventivo.

E su questa scia ora ha deciso di dismettere, seppur momentaneamente, la toga da magistrato per provare a indossare la grisaglia di sindaco, candidandosi alle elezioni comunali 2021.

Dottor Maresca, da cosa nasce la scelta di lasciare – seppur momentaneamente – la magistratura per provare questa avventura politica?

È un’esigenza che forse nasce addirittura nelle aule dei tribunali nell’esercizio della mia funzione di servizio giustizia che ho fatto per ventidue anni.

E proprio lì che ho sentito forte l’esigenza di andare oltre, cioè non solo certificare quello che è il fallimento dello Stato e delle sue istituzioni, ma di evitare o rendere almeno più difficile questo fallimento.

Rendere meno frequente, per esempio, il fenomeno dell’abbandono scolastico che porta i giovani tra le fila della micro e della macro criminalità. Purtroppo le istituzioni hanno difficoltà a dare risposte e alternative ai ragazzi, è proprio quello che io ho constatato di persona e su cui cerco di intervenire: cerco di uscire dai nostri uffici e dalle aule della giustizia e di portare una testimonianza proprio a partire dalle scuole.

Questo mio impegno risale a quindici anni fa, da allora ho scritto diversi libri e diversi interventi, ho partecipato a iniziative e percorsi di approfondimento. Proprio da questa certezza che dobbiamo fare di più deriva anche il mio impegno sociale, che è riuscito concretamente a offrire questa opportunità ad alcuni ragazzi che hanno voluto essere accompagnati lontano dalla cattiva strada che avevano intrapreso per uscire dalle sabbie mobili della criminalità dove sono caduti.

Oggi penso al mio impegno da primo cittadino proprio come portatore di legalità, come modo per riuscire a dare a tutti questi ragazzi un’alternativa concreta, un’altra chance.

Un aspetto che non si può fare a meno di constatare guardando alle elezioni napoletane è che lei si candida a subentrare a un altro magistrato che ha poi intrapreso la carriera politica. Napoli ha necessariamente bisogno di un magistrato che la guidi anche dal punto di vista amministrativo?

Quello che so è che ho riposto con cura e con affetto la toga nel mio armadio e per un periodo che ho deciso di dedicarmi alla mia città. Ma mi propongo di farlo come uomo più che come magistrato. Gli uomini sono diversi, hanno idee diverse, approcci diversi. Voglio partire da un dato che è forse quello più realistico e concreto: il magistrato antimafia. Io ho avuto la fortuna di interpretare un periodo particolarmente delicato della lotta contro i clan, molto pericoloso e con i risultati che sono stati ottenuti grazie a quella consapevolezza, quella della concretezza operativa. Proprio da questa esperienza è nata l’esigenza di andare oltre, di cercare di intervenire in maniera decisa, radicale addirittura sul fenomeno sul fenomeno mafioso. Non voglio scomodare Falcone e Borsellino, che sono stati i nostri maestri, ma loro sostenevano che le mafie si combattono più nelle scuole, per strada, tra la gente, che non nelle aule di giustizia.

Quello che sicuramente avrà fatto suo da questi anni di lotta alla criminalità organizzata e che deriva proprio da un insegnamento di Falcone e Borsellino è che vincere è il gioco di squadra. Tuttavia già ha dovuto affrontare alcune problematiche connesse alle liste che la appoggiano e da cui, ovviamente, andrà poi a scegliere quella che sarà la sua eventuale “squadra di governo”. Quale sarà il criterio con cui sceglierà i suoi collaboratori?

Il segreto si può riassumere in due parole: autonomia e professionalità. Avremo bisogno di una squadra di governo determinata, improntata subito a intervenire sulle problematiche enormi che trent’anni di governo della città ci hanno lasciato. Anche a me, che di difficoltà ne ho viste nella mia carriera e nella vita personale, a volte tremano i polsi.

Ho obiettivi che sono molto ambiziosi. Per realizzarli ho bisogno di qualcuno che si assuma la responsabilità e che lavori con professionalità, ma non professionalità sterile, che è data da un tecnicismo o da un titolo. Serve quella professionalità maturata sul campo, quella che si acquisisce, si conserva, si consolida anche nei momenti di difficoltà, di grande stress. Ci sarà bisogno di gente determinata, valida, gente che ha passione e voglia di accompagnarmi in questa sfida: è questo il vero valore aggiunto.

Dobbiamo tutti essere consapevoli che le difficoltà saranno enormi, dobbiamo essere pronti a metterci in campo, a mettere in campo tutto quello che abbiamo. Noi sicuramente ci metteremo delle tonnellate di anima. Vorremmo cercare veramente di rappresentare il cambiamento, la svolta in questa città.

Restando sul tema magistratura e politica, il centrodestra ha avuto una trasformazione in questo senso negli ultimi anni. Oltre che a Napoli, anche a Roma ci sono candidati che provengono dal mondo della magistratura. sembra quindi lontano il tempo delle “toghe rosse”. Anche a Milano si è andati a pescare dalla cosiddetta società civile, scegliendo personaggi che come lei ci tengono a ribadire una certa forma di autonomia rispetto agli schieramenti politici. nel centro destra mancano quindi leadership forti?

Io credo invece che scegliere un candidato che proviene dalla cosiddetta società civile significhi mettere in campo un valore aggiunto. Tutti i soggetti che sono stati individuati e proposti provengono da quel mondo di cui parlava prima, da quel mondo delle professioni, dell’impegno, del sacrificio che hanno dimostrato con i fatti di saper affrontare le questioni, saperle risolvere per perseguire degli obiettivi importanti. Io credo che questo non possa che essere una scelta consapevole e condivisibile, un’apertura importante da parte dei partiti di centrodestra.

Nel momento in cui la politica accusa una crisi generale, bisogna portare anche nei confronti dei cittadini un senso di fiducia. Quella stessa fiducia che sentivo da ragazzo quando ero molto impegnato in associazioni cattoliche e durante un’esperienza politica a San Giorgio a Cremano, prima di fare il magistrato: questa voglia, questa determinazione a fare politica nel senso autentico della parola, cioè curare davvero l’interesse dei cittadini.

Qualche tempo fa in un’intervista a La Confessione, il programma condotto da Peter Gomez, Giorgia Meloni , a proposito delle infiltrazioni di cui anche il suo partito è stato vittima, ha raccontato di essersi rivolta al suo collega e attuale Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, il quale, stando a quello che ha riportato in quell’intervista la leader di Fratelli d’Italia (uno dei partiti che appoggia la sua candidatura), le diceva che effettivamente è molto difficile, se non impossibile, per un partito riuscire ad avere gli anticorpi necessari per evitare queste infiltrazioni. Lei come ha fatto a evitarlo nella creazione delle sue liste?

Ho messo subito in chiaro qual è la nostra famiglia. Peraltro il fatto che io sia un magistrato credo che già rappresenti un biglietto da visita importante. Abbiamo cercato, visti i tempi stretti, di controllare tutto il controllabile e speriamo non ci sia sfuggito nulla. Ma abbiamo subito detto che siamo pronti poi ad intervenire se necessario. Fino ad oggi sembra che sia andato tutto per il verso giusto. Quello che devo constatare con amarezza è che qualcuno che noi abbiamo allontanato, anche per motivi di opportunità, si è subito accasato da altre parti. Penso che davvero il rinnovamento politico non possa che partire dal fatto che se ci sono dei soggetti impresentabili, indipendentemente dalle condanne definitive, queste persone devono essere invitate ad andarsene.

Quindi è possibile attuare tutte le strategie necessarie per evitare di avere contrazioni all’interno delle proprie liste.

Delle strategie ci sono e funzionano, noi le abbiamo viste in campio. Il problema è se altri preferiscono il consenso alla pulizia delle liste. Abbiamo subito messo in chiaro che questo non ci appartiene.

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