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Confcommercio: "Fiducia nella ripresa, nel 2021 Pil +5%"

Confcommercio: "Fiducia nella ripresa, nel 2021 Pil +5%"

Con un calo complessivo dei consumi dell’11,7%, pari ad oltre 126 miliardi di euro, il 2020 ha registrato il peggior dato dal secondo dopoguerra. E' quanto emerge da un Report sui consumi 2019-2021 dell’Ufficio Studi Confcommercio che sottolinea, inoltre, che questo calo registrato "in un solo anno non ha nessun rapporto o confronto con quanto osservato negli anni per cui si dispone di serie storiche omogenee e confrontabili". "La pesante flessione registrata dai consumi nel 2020, che ha visto il Mezzogiorno registrare un andamento lievemente meno negativo rispetto al Centro-Nord, si innesta, peraltro, su contesti territoriali molti diversi", evidenzia ancora Confcommercio. "Il Sud si è trovato ad affrontare la crisi dopo un lunghissimo periodo in cui i consumi dell’area avevano mostrato elementi di forte sofferenza, pur nel confronto con una dinamica complessivamente molto debole dell’intero Paese".

Inoltre, "la differenza di performance si rileva sia nel periodo 1996-2007, di moderata crescita, sia negli anni successivi, nei quali l’area non era minimamente riuscita a recuperare la perdita di domanda generata dalla doppia crisi (finanziaria e dei debiti sovrani). Quest’evoluzione ha determinato una riduzione del contributo fornito dal Mezzogiorno alla domanda per consumi delle famiglie. La quota ha infatti mostrato una progressiva riduzione passando dal 30,3% del 1995 al 27,3% del 2020".

Confcommercio, spesa pro capite a livelli che non si vedevano dal 1995

Per quanto riguarda la spesa pro capite, il crollo della domanda dovuto alla pandemia ha comportato, mediamente, una riduzione di oltre 2.000 euro rispetto al 2019 riportando i consumi ai livelli del 1995. Per il Sud il regresso appare ancora più rilevante con un valore dei consumi inferiore rispetto all’inizio delle serie storiche. Significative le differenze a livello regionale nella spesa per abitante: si va dagli oltre 24mila euro della Valle d’Aosta ai poco più di 11.700 della Campania. Il record negativo della regione risiede, in parte, nell’essere l’unico territorio meridionale a non aver conosciuto significative perdite di popolazione residente tra il 1995 ed il 2020.

La spesa sostenuta dai turisti stranieri, che nel 2019 rappresentava oltre il 4% dei consumi sul territorio nazionale, ha registrato nel 2020 una caduta significativa, con una riduzione complessiva di circa 27 miliardi (-60,4%). Il fenomeno, pur diffuso, ha colpito in misura più rilevante le regioni del Centro-Nord (-23 miliardi circa), territori nei quali l’incidenza di questa voce sulla spesa è storicamente più elevata. Si nota una profonda sofferenza nelle regioni in cui il turismo ha connotati meno stagionali e dove le città d’arte costituiscono un polo d’attrazione, soprattutto in primavera ed in autunno, come Lazio, Toscana, Campania, Sicilia, Veneto e Lombardia. In termini percentuali la caduta più significativa si è registrata nel Lazio (-75,2%) a cui si contrappone la quasi tenuta della Valle d’Aosta (-6,9%) regione in cui il turismo straniero, però, svolge un ruolo cruciale, osservandosi una quota sui consumi interni della regione del 14,5%. Il deciso aumento registrato in Molise rappresenta statisticamente un bias, ovvero una distorsione attesa determinata dai numeri molto piccoli del turismo straniero in questa regione.

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