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Consiglio europeo, dopo sei ore l’intesa è su un rinvio di 2 settimane. Conte durante trattativa: “Strumenti del passato ve li potete tenere”

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Consiglio europeo, dopo sei ore l’intesa è su un rinvio di 2 settimane. Conte durante trattativa: “Strumenti del passato ve li potete tenere”

Il premier non firma nonostante siano stati tolti i riferimenti al Mes: "Come si può pensare che siano adeguati a questo shock simmetrico strumenti elaborati in passato, per shock asimmetrici e tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi?". Italia e Spagna chiedono che ora i presidenti di Commissione, Consiglio, Europarlamento, Bce ed Eurogruppo preparino una soluzione istituzionale da proporre ai capi di Stato. Bloomberg: "Angela Merkel ha parlato attraverso un interprete e senza comparire in video e si è opposta alla richiesta di emettere debito comune" arrivata anche da Christine Lagarde

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Dopo ore drammatiche in cui l’attesissimo Consiglio europeo sembrava destinato a concludersi nel peggiore dei modi, con il premier italiano Giuseppe Conte intenzionato a non firmare le conclusioni, i leader della Ue hanno trovato un accordo di compromesso. Ma si tratta solo di un rinvio, di ben due settimane nonostante l’evidente emergenza. “Prendiamo nota dei progressi fatti dall’Eurogruppo”, e lo “invitiamo a presentarci proposte entro due settimane. Queste dovrebbero tenere in considerazione la natura senza precedenti dello shock” del Coronavirus e “la nostra risposta deve essere rafforzata, come necessario, con azioni ulteriori in modo inclusivo alla luce degli sviluppi, per finalizzare una risposta esauriente”: è quanto si legge nelle conclusioni del vertice Ue, nelle quali non compare più il riferimento al Mes.

Conte durante la videoconferenza aveva minacciato di non firmare la bozza di conclusioni, nonostante già nel corso delle riunioni preliminari fossero stati tolti i riferimenti all’uso del Meccanismo europeo di stabilità che erano presenti nel documento preparatorio inviato dall’Eurogruppo. “Se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato”, leggi le linee di credito del Mes soggette a condizionalità, “allora non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno“, è stato il messaggio del premier. Che, d’accordo con il presidente del Consiglio spagnolo Pedro Sanchez, ha chiesto ai presidenti di Commissione Ue, Consiglio Ue, Europarlamento, Bce ed Eurogruppo di elaborare entro 10 giorni una soluzione istituzionale da proporre ai capi di Stato.

Secondo fonti di Palazzo Chigi, Conte ha escluso la possibilità che per affrontare l’emergenza coronavirus si possa usare lo strumento utilizzato per i prestiti alla Grecia durante la sua crisi del debito (con tanto di memorandum): “Come si può pensare che siano adeguati a questo shock simmetrico strumenti elaborati in passato, costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici e tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi?”, è stato il suo messaggio.

Merkel parla senza comparire in video e boccia la richiesta di eurobond – Secondo Bloomberg la presidente della Bce Christine Lagarde ha partecipato alla videoconferenza e ha rinnovato il suo appello per un’emissione di debito comune, dicendo che la Ue sta affrontando una crisi di dimensioni “epiche”. La cancelliera tedesca Angela Merkel – che ha parlato attraverso un interprete e senza comparire in video – avrebbe “resistito alla richiesta di mutualizzazione“, con “un tono più categorico che in passato” dopo la lettera dei nove leader spedita ieri al presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Il primo ministro olandese Mark Rutte “l’ha appoggiata”. L’agenzia statunitense riporta che l’intervento della Merkel è arrivato “tar drammatiche richieste per un’azione più decisa che arrivavano dalle sue controparti”. Conte “in un discorso descritto come commovente, ha detto che il suo Paese sta soffrendo, mentre Macron ha avvertito che la reazione politica dopo questa crisi potrebbe uccidere il progetto europeo”.

L’appello di otto Paesi per gli eurobond – Conte ieri, insieme ai leader di Francia, Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia, aveva lanciato un appello per l’emissione di “uno strumento di debito comune“. Incassando un nuovo niet da Austria, Germania e Olanda, che continuano ad alzare barricate di fronte all’ipotesi di una condivisione dei rischi. Ma, nel corso della conference call, il premier ha chiarito che nessuno pensa a “una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne”. L’Italia – ha ricordato – “ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 l’abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6 anziché 2,2 come programmato”. In serata il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato dal Tg1, ha aggiunto: “Come governo abbiamo detto che abbiamo sempre dato tanto all’Ue, ma come Italia stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile. E’ il momento che l’Ue ci aiuti. Quando parliamo di aiuto significa spendere tutti i soldi che servono per aiutare imprenditori, famiglie, lavoratori e per poterci rialzare”.

Spaccatura Nord-Sud come durante la crisi greca – Non sono bastati gli appelli all’unità arrivati dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Prima dell’inizio del vertice la spaccatura Nord-Sud a dispetto dell’emergenza senza precedenti era del resto emersa platealmente. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz aveva respinto “una mutualizzazione generalizzata dei debiti”. E il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, aveva ribadito: “Non ritengo che gli Eurobond siano lo strumento giusto”. L’Olanda e la Finlandia sono state altrettanto categoriche. Ricompattando il fronte dei rigoristi come non si vedeva dai tempi dell’austerità imposta alla Grecia. Da allora, molto sembrava cambiato: il ‘mea culpa’ dell’ex presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker nei confronti dei greci e la dissoluzione della troika, l’apertura della Ue verso un orientamento di bilancio più espansivo e la disponibilità della nuova Commissione ad un approccio generale più flessibile sui conti pubblici. Ma, nel momento del bisogno, i nodi vengono al pettine: il Nord non si fida del modo di gestire i conti pubblici del Sud. Esattamente come dieci anni fa non è pronto a mettere in comune risorse, tantomeno i propri debiti, facendo da garante a Paesi al di sotto della tripla A.

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